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Colleferro, quando il "mostro" diventa eroe. Il trasformismo del termovalorizzatore

Roma ha finalmente posato la prima pietra. Lo scorso 15 maggio, in località Santa Palomba, il Sindaco Roberto Gualtieri e l’AD di Acea Fabrizio Palermo hanno dato il via ai lavori per il tanto discusso termovalorizzatore della Capitale.



Un’opera da un miliardo di euro, definita dalle istituzioni come la “svolta storica” necessaria per traghettare Roma verso l’autosufficienza impiantistica e l’economia circolare.

Secondo i proclami ufficiali, siamo di fronte al trionfo dell’efficienza.

L’impianto promette di chiudere il ciclo dei rifiuti, abbattere i costi di trasporto (oggi insostenibili), garantire tariffe TARI più eque per i cittadini e persino fornire calore ed energia elettrica a migliaia di famiglie romane.

Un’opera di ingegneria d’avanguardia che, tra torri panoramiche e sistemi di cattura della CO2, si candida a diventare il fiore all’occhiello della gestione ambientale europea.

Tuttavia, dietro le immagini della cerimonia e il tripudio di dichiarazioni istituzionali, emerge un cortocircuito politico che non può passare inosservato. Colpisce, in particolare, la straordinaria coerenza dimostrata dalla Città Metropolitana, guidata proprio dal Sindaco Gualtieri e dal suo Vice, l’ex Sindaco di Colleferro.

È difficile non notare il contrasto stridente tra la celebrazione del “fuoco purificatore” di Santa Palomba e il destino del termovalorizzatore di Colleferro, la cui chiusura è stata salutata, negli anni passati, come una conquista civile.

La memoria corre rapida alle campagne elettorali, dove l'impianto di Colleferro veniva dipinto come un “mostro” da abbattere in nome della salute pubblica e della qualità dell’aria. In quel contesto, la lotta contro i termovalorizzatori era il vessillo da agitare per raccogliere consensi, una battaglia identitaria contro il pericolo oscuro.

Ma c’è di più, non bisogna dimenticare che, prima di arrivare allo spegnimento definitivo, la Regione Lazio aveva stanziato circa 12 milioni di euro proprio per il revamping dell’impianto colleferrino. Fondi di cui, ancora oggi, si sono perse le tracce e di cui non si conosce l'esatta destinazione.

Una scomparsa su cui, a distanza di tempo, restiamo in attesa che la Corte dei Conti faccia finalmente luce, chiudendo una pagina ancora troppo oscura della gestione dei rifiuti regionale.

Oggi, quella stessa tecnologia, se spostata sul suolo romano, sembra aver subito una metamorfosi magica.

Evidentemente, i fumi di Santa Palomba devono possedere proprietà balsamiche che quelli di Colleferro, inspiegabilmente, non avevano.

La politica, si sa, è l'arte del tempismo.

E così, un impianto di termovalorizzazione può trasformarsi, nell’arco di pochi anni, da nemico pubblico numero uno a salvatore della patria.

Basta cambiare comune, cambiare scenario e, soprattutto, cambiare l’obiettivo del taglio del nastro.

Mentre Roma si prepara a diventare, entro settembre 2029, un modello di “economia circolare”, resta sospesa una domanda di fondo: il valore ambientale di un’infrastruttura dipende dalla tecnica utilizzata o dalla convenienza politica di chi la propone?

La risposta sembra scritta nell’alchimia di Santa Palomba, dove il mostro, per magia, è diventato eroe.



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