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Coppie senza figli

Mafalda Soap, una Pulce con la tosse



C’è un fenomeno che ha destato l’interesse pubblico, ed è che un 30% di donne concluderà il periodo riproduttivo senza figli.

Non vogliono avere i figli.

E certamente non va confuso con coloro che sono sterili o non sono biologicamente in grado di procreare. Sono definite childless of choice, o chilfree per sottolineare una scelta fatta dalla coppia di non procreare.

Vari fattori influenzano questa scelta, da quelli di natura sociodemografica a quelli psicologici. I fattori di natura sociodemografica sono il livello di istruzione, bassa religiosità, impegni lavorativi, scarse risorse finanziarie o scarse politiche di sostegno alla famiglia. I fattori psicologici sono l’esperienza maturata all’interno della loro famiglia di origine, o quella sviluppata nel rapporto di coppia.

La scelta di avere o non avere figli va contestualizzata in un sistema familiare allargato, nel quale si predispongono le storie soggettive e le identità personali e familiari. Occorre riflettere sui legami affettivi, sulle caratteristiche individuali, familiari e socioculturali in tutto il ciclo di vita dell’individuo e tra le generazioni passate e presenti.

La visione di essere genitori, avere dei figli, si crea nelle fasi evolutive, ma, è soprattutto nella fase giovane-adulto che si gettano le basi per successivi sviluppi relazionali e genitoriali. In Italia, un lieve innalzamento della fecondità (1995-2006) è dovuto alle nascite da cittadine straniere e alla maternità delle quarantenni, rimanendo in discesa la fecondazione delle più giovani. Va tenuto di conto che al fenomeno abbia contribuito anche la rivoluzione sessuale, le separazioni e i divorzi, l’occupazione femminile, come anche il posizionamento sociale della donna. Questi fattori si intrecciano e incidono sulla scelta di fare e di intendere la famiglia. Quindi si sviluppa il nucleo familiare sul condizionamento culturale e organizzativo della vita.

I cambiamenti culturali e sociali hanno delineato anche la riduzione dei matrimoni, o in alcuni casi procrastinato nel tempo, la permanenza dei giovani in famiglia per mancanza di occupazione e quindi di autonomia, e infine la mancanza di nascite o la scelta di un figlio in età avanzata, al limite dell’orologio biologico. Con conseguenze, del sistema lavorativo e previdenziale, e del sistema scolastico.

Non dimentichiamoci delle difficoltà per le donne di conciliare il lavoro e la famiglia. Il peso della famiglia continua a pesare sulla donna, con un carico di lavoro eccessivo.

Le donne si trovano in conflitto tra l’opportunità di avere un figlio e il desiderio di avere un successo lavorativo.  Il lavoro svolto all’interno della famiglia, non viene riconosciuto e continua ad esserci scarsa condivisione del lavoro familiare. Mentre un tempo avere un figlio era considerato una ricchezza per la società, per la donna la maternità rappresentava riconoscimento sociale e identitario, dava un senso e significato alla coppia, oggi si cerca un soddisfacimento personale, controllando il concepimento, e ricercando altri tipi di realizzazione; e la coppia viene tutelata in quanto coppia, e preservata dalla rottura degli equilibri con l’arrivo di un figlio. I figli diventano un extra, e non più una necessità.

Fare un figlio è un atto di volontà e non un fatto naturale, avvertendone il peso di responsabilità, di cambiamento e sacrificio.

Le ragioni per cui si sceglie di non avere figli: lavoro, rapporto di coppia, stili di vita, costi e sacrifici, circostanze, modelli e capacità genitoriali, ruolo materno, inclinazioni personali. preferire la compagnia degli animali trattati alla maniera di bambini, le preoccupazioni per l’ambiente e lo stato del mondo, con riferimento alla crescita globale e alla sovrappopolazione del pianeta; sono animate da atteggiamenti e sentimenti contraddittori. Gli interventi, per ritrovare un sano equilibrio sono delle politiche non soltanto economiche, istituzionali, sociali ma anche psicologiche, che  favoriscono una crescita alle scelte genitoriali.

 

CONTATTI

Se vuoi raccontare una tua esperienza puoi farlo scrivendo a: mafalda.ilmonocolo@gmail.com



 

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