top of page

Il difficile lavoro delle forze dell'ordine

Mafalda Soap. Una pulce con la tosse



Il lavoro delle forze dell’ordine, eseguito da uomini, è svolto davanti ad eventi e situazioni che sono causa e fonte di stress.

Si trovano a gestire eventi a forte impatto emotivo, sollecitando pressioni sia dall’esterno, ossia dai civili che non rendono facile il loro lavoro, sia dall’interno, cioè dai superiori che non sempre sono attenti al benessere psico fisico sociale, creando un’ambiente carico di ansie lavorative.

L’esposizione a tutto ciò è un fattore di stress, al quale si accompagna anche il rischio dell’incolumità propria e del proprio collega. 

La tipologia di lavoro delle forze dell’ordine, per interazione interpersonale con cittadini/utenti, ha le caratteristiche della professione d’aiuto, al pari di medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali…, proprio perché condivide l’esposizione alla sofferenza altrui, a situazioni problematiche economiche, umane, ad episodi di violenza. Gli operatori delle forze dell’ordine che sperimentano le varie tipologie di stress, possono in ambito lavorativo, variare i turni di lavoro, assentarsi spesso, provare una frustrazione lavorativa, chiedere il prepensionamento; e in ambito sociale e familiare provare difficoltà di relazionarsi fuori dal lavoro, provare conflitti familiari che sfociano in separazioni e divorzi dai propri coniugi, alcolismo, problemi di salute cronici. In casi estremi potrebbero mettere in atto condotte autolesive o anticonservative, fino ad arrivare al suicidio. Si può pensare che lo stress maggiore si desuma dagli eventi violenti di cui sono spettatori, ma sono gli stessi agenti a non menzionare mai questi come cause di stress.

I fattori riportati come più stressanti,  risultano essere variabili organizzative come le condizioni di lavoro, i rapporti con i superiori e le relazioni con l’ambiente esterno al lavoro - cittadini, sistema legale: lavorare  per l’arresto di un soggetto per un qualsiasi reato previsto dal Codice penale, per poi vedere i giudici archiviare sovente i casi vanificando il lavoro degli agenti, questo, crea un certo scoramento e sminuisce il lavoro, creando l’idea che il proprio lavoro possa risultare inutile. 

Allo stesso modo, riportano che i più alti livelli di stress sono sopraggiunti a causa di fattori organizzativi: carenza di personale, risorse inadeguate, pressioni di tempo o mancanza di tempo per elaborare un evento traumatico, sovraccarico di lavoro, mancanza di comunicazione.

Il perpetrarsi di condizioni di disagio o di tensioni relative all’attività lavorativa può portare al fenomeno del Burnout che porta il soggetto all’esaurimento delle proprie risorse psico-fisiche, manifestando sintomi psicologici negativi apatia, nervosismo, irrequietezza, demoralizzazione, che si possono associare a problematiche fisiche cefalea, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali.

Non è un disturbo a sé stante, ma una forma di aggravamento dello stress lavoro-correlato. Gli agenti, di qualsiasi forza dell’ordine, vengono selezionati in base alla resistenza allo stress, e tra chi è predisposto a gestire le situazioni difficili; la cultura che circola valorizza la conformità al genere maschile, dissimulando i problemi emozionali. Le strategie di coping messe in atto dagli operatori delle forze dell’ordine durante le situazioni stressanti si categorizzano in base all’attenzione posta sulla risoluzione del problema, alla regolazione delle emozioni emergenti dalla situazione stressante e sulla ricerca del supporto sociale (informativo, materiale, emotivo).

Gli agenti con maggior esperienza riportano un minor livello di stress rispetto ai giovani, questo si verifica probabilmente in quanto la maggior esperienza sul campo determina l’acquisizione di molte strategie di coping e maggior abilità nel fronteggiare gli eventi traumatici. Gli agenti che sentono di avere il sostegno da parte dei colleghi considerino il loro lavoro meno stressante.  

È importante soprattutto per le donne, poiché i problemi sul posto di lavoro sono frequentemente associati ad atteggiamenti di rifiuto da parte dei colleghi. Esiste, una tendenza alla chiusura nei confronti di psicologi e psicoterapeuti, messi anche a disposizione dalle proprie amministrazioni, per paura di essere considerati negativamente dagli esperti e dai colleghi, con importanti conseguenze anche sulla carriera. Fondamentale lo sviluppo di interventi formativi con attenzione al genere e finalizzati a prevenire il fenomeno stress lavoro-correlato nel personale di polizia.

 

CONTATTI

Se vuoi raccontare una tua esperienza puoi farlo scrivendo a: mafalda.ilmonocolo@gmail.com



 

10 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti

Kommentare


bottom of page