• Marco Caridi

DAL CONCETTO DISTORTO DI RIFIUTO AL RICICLO DELLA MATERIA

La parola "Rifiuto", vuoi per il senso di negazione insito in essa, vuoi per il significato semantico che comunemente gli si da', è percepita in modo negativo, come un “problema” di cui volentieri faremmo a meno.

La sua stessa produzione implica la volontà di disfarsene, mentre il suo trattamento e smaltimento genera preoccupazione sotto svariati punti di vista: sanitario, sociale, etico, energetico, ambientale, economico.

Eppure i rifiuti sono il risultato di una serie di processi che garantiscono il funzionamento della nostra società! “Nulla si crea nulla si distrugge ma tutto si trasforma” un postulato dalla scienza. Infatti una vettura per camminare deve produrre gas di scarico (primo produttore di polveri sottili), una caldaia per funzionare deve emettere gas (tra i piu inquinanti in città), il fuoco scalda ma produce fumi (altrettanto dannosi) ecc. ecc.

Pertanto è importante mettere in evidenza, oggettivamente e realisticamente, che la ricollocazione del rifiuto è garanzia di funzionamento del nostro eco-sistema. E' auspicabile, direi moralmente doveroso, che ciò avvenisse in modo da soddisfare criteri di sostenibilità, efficienza energetica ed efficienza economica. A tal fine, il recupero di materia ed il recupero di energia sono le due fondamentali pratiche che possono trasformare i rifiuti da fonte di preoccupazione a preziosa risorsa per tutti. Per la buona riuscita dell'intento si devono combinare almeno due livelli di responsabilità:

1. della comunità che consuma, nel limitare le quantità di residui grazie ad una quotidiana attenzione agli scarti basata su principi, che dovremmo insegnare nelle scuole a tutti i livelli, di riutilizzo e differenziazione.

2. delle industrie che producono, di adeguarsi : “Se un certo tipo di residuo di prodotto non lo possiamo riutilizzare e riciclare quel prodotto dovrà essere fatto con una modalità differente”.

Due aspetti, sinergicamente alleati, che rispondono all'esigenza sono: Il “riuso” ed il “riciclo”. Il primo si contrappone al consumistico paradigma “usa e getta” ed indica, o meglio suggerisce, di cercare di utilizzare ancora un “rifiuto” facendo, di quello che oggi viene denominato “riuso creativo”, uno stile di vita. Ad esempio le batterie di piccoli giocattoli possono essere ancora utilizzate nei telecomandi che richiedono pochissima energia per funzionare, oppure riutilizzare bottiglie di plastica per realizzare simpatiche fioriere ecc. ecc.

Il secondo invece rappresenta una vera e propria trasformazione del rifiuto ed è strettamente legato al recupero dei materiali. In questo caso entrano in gioco strutture industriali capaci di trasformare il rifiuto in materia riutilizzabile.

L'obiettivo che ci dobbiamo porre è quello di “imparare” a trasformare la materia in modo sostenibile ed efficiente. Proiettiamoci nel futuro: non è così lontano il momento in cui in casa, i cestini della pattumiera, verranno sostituiti da elettrodomestici, si avete letto bene, elettrodomestici alla stessa stregua di lavatrici, lavastoviglie ecc. che avranno il compito di “separare” i rifiuti domestici in composti riusabili o facilmente conferibili alle strutture di recupero dei materiali comunali.

Oggi la situazione è ancora lontana dal “saper fare” questo, e dobbiamo necessariamente affidare il rifiuto a strutture ed impiantistiche capaci di operare le trasformazioni necessarie. Si tratta di stabilimenti che, se ben gestiti, creano più occupazione che preoccupazione ambientale. Si annoverano diverse tipologie, alcune risalenti ad anni fa altre più attuali, a seconda dei metodi impiegati, ma certamente tutte di aiuto:

Avente mai sentito parlare di “Gassificazione con torcia al plasma”? oppure “Trattamento Termico e Termovalorizzazione”, “Trattamento Meccanico Biologico”, “Centrali Turbogas e Biogas”, “Compostaggio industriale” ecc. ecc. Si tratta di metodi diffusi in tutto il mondo per la trasformazione ed il recupero della materia ed energia dai rifiuti solidi.

Ad esempio il compostaggio industriale è largamente utilizzato per la trasformazione in terriccio fertile, detto “compost”, degli scarti organici, come la cosiddetta frazione umida dei rifiuti solidi urbani.

E' un processo naturale che permette un controllo ottimale delle condizioni di processo: umidità, ossigenazione, temperatura, ecc. e gli eventuali inquinanti ancora presenti nella materia prima, ad esempio i residui di metalli pesanti o microrganismi patogeni per l'agricoltura, possono essere eliminati ripetendo i trattamenti di separazione meccanica e biologici.

Il “compost” di ottima qualità, ottenuto con questo processo che parte dalla raccolta differenziata dell'organico per poi continuare mediante processo industriale, può essere quindi convenientemente sfruttato in agricoltura avvantaggiandosi in tal modo di un fertilizzante naturale ed evitando il ricorso a concimi chimici a pieno campo.

In conclusione abbandoniamo le credenze popolari che incitano e suscitano ma non servono a nulla. Dimostriamo di essere migliori collaborando e risolvendo, non il problema, ma la necessità umana di trasformare la materia.

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