• Marilena Perciballi

Droghe, tra falsi miti e inutili moralismi

Cari lettori, oggi voglio parlare ai giovani che fanno uso di droghe, e, non sono certo qui a dire di smettere o di non iniziare e bla bla bla… ma sono a dire quali sono le conseguenze dell’uso e consumo delle droghe.

Voglio adottare un approccio informativo e superare il moralismo e la condanna senza spiegazioni che, come dimostrato e osservato, non è in grado di prevenire e ridurre il consumo delle sostanze d’abuso.

Le droghe non viaggiano mai da sole, ma si accompagnano a tabacco e/o alcol, che si correlano ad un enorme numero di malattie e così la situazione diventa sempre più complessa e esponenzialmente dannosa per la salute. Non mi interessano i falsi miti , tanti ne fanno uso e male non fa ; o, che anche in medicina viene consigliata. L’uso in medicina della droga, è somministrata sotto un controllo vigile degli operatori sanitari.

Non mi interessa indagare il motivo per cui si fa uso di droghe, l’essere umano da sempre cerca di alterare il proprio stato di coscienza per sconfiggere emozioni negative o per provare esperienze che possano vincere i vincoli della quotidianità e concedergli una dimensione mistica, sacra.

Siete tutti fuorviati dall’idea secondo cui hashish e marijuana “non sono droga”, e non esistono di conseguenza problemi derivanti da essi, “farsi spinelli non è un problema”. In realtà, i problemi derivanti dalle droghe cosiddette leggere sono da tenere in considerazione.

Ma di certo, chi fa uso di droghe alimenta il portafogli della criminalità, si impoverisce e soprattutto mina la propria salute. In questo articolo intendo per droga la “cannabis” la “”marijuana” “hashish” che sono frequentemente usati in modo intercambiabile, anche se il termine cannabis è più generico e include: cannabinoidi, marijuana e altri derivati della canapa dalla pianta Cannabis sativa.

Per “Marjiuana” si intende un prodotto compattato di varie parti non selezionate della cannabis sativa che contiene livelli sostanziali di THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), il principale responsabile delle qualità tossico-additogene, sostanza psicoattiva per eccellenza della pianta. L’“hashish” invece è la resina della pianta di cannabis, di colore marrone chiaro o scuro, che può essere fumata col tabacco o inalata da sola.

La cannabis, è ritenuta “poco dannosa” se non addirittura innocua dalle false credenze diffuse tra i consumatori e dagli antiproibizionisti.

Le varietà di cannabis attualmente disponibili sul mercato illecito hanno visto aumentare notevolmente le percentuali di THC a discapito di quelle del cannabidiolo (CBD), aumentando la potenza della sostanza dal punto di vista degli effetti psicotropi.

Tale aumento delle concentrazioni di principio attivo ha determinato, di conseguenza, un aumento del rischio per la salute. Le droghe da una parte influenzano i processi mentali, che danno coscienza di sé e del mondo, che determinano i comportamenti in modo piacevole, desiderabile a volte utile; dall’altra comportano rischio di abuso e tossicodipendenza e consegue negative individuali e sociali.

Gli effetti non dipendono solo dalle proprietà intrinseche ma anche dall’uso che se ne fa. Il fumo prodotto dalla combustione del tabacco e della droga è molto simile.

Il fumo di cannabis contiene molti degli stessi prodotti chimici cancerogeni del tabacco. Nella fase gassosa sono compresenti in misura simile l’acroleina, l’ammoniaca, la formaldeide, l’acetaldeide e il monossido di carbonio, il cresolo, il naftalene e il cancerogeno benzantracene, sono presenti altre sostanze nocive come o ione ammonio, l’acido cianidrico, l’ossido nitroso e alcune amine aromatiche.

Le fibre ottenute dalla “cannabis sativa” sono state anche studiate per la loro capacità di assorbimento degli ioni di metalli pesanti (mercurio, cadmio, piombo, cromo, nichel, arsenico, selenio) e quindi per il loro impiego in chimica per produrre dei biocarboni attivi nello smaltimento di metalli pesanti. Gli adolescenti che fumano almeno un joint alla settimana, hanno un rischio fino a 8 volte superiore di sviluppare il tabagismo.

Chi fa uso di cannabis, inala più a fondo e trattiene il respiro più a lungo rispetto a chi fuma tabacco.

Ciò incrementa l’esposizione dei polmoni al fumo cancerogeno.

Il consumo di cannabis, ad un’ora dalla sua assunzione, aumenta il rischio di infarto di 4-8 volte rispetto ai non consumatori, nei 60 minuti dopo il consumo, e di aumentare il rischio annuale di infarto del miocardio tra i consumatori quotidiani di cannabis dell’1,5- 3%. La cannabis è utilizzata per il suo effetto rilassante e la sensazione di apparente benessere che procura. E’ stato dimostrato che il consumo di cannabis può causare difficoltà nella memorizzazione, anche di fatti ed eventi appena accaduti, infatti altera la memoria a breve termine e la memoria processuale.

Può causare stati d’ansia acuti, paranoia, confusione mentale oltre che alterazioni del coordinamento, un calo dell’attenzione, l’alterazione delle capacità di giudizio e dei processi decisionali, insonnia, irritabilità e depressione.

Tra gli effetti a lungo termine del consumo cronico di cannabis vi è lo sviluppo di malattie mentali che includono schizofrenia e depressione, specialmente per gli individui maggiormente vulnerabili per storia famigliare di sintomi psicotici.

I consumatori di cannabis adolescenti presentano delle difficoltà cognitive: una scarsa attenzione, una rallentata capacità di apprendimento e di memorizzazione, una ridotta velocità di elaborazione cognitiva delle informazioni. Tali problemi neuropsicologici potrebbero avere importanti ripercussioni sulla vita quotidiana del ragazzo, con difficoltà nel raggiungimento di successi scolastici e lavorativi, nonché una mancata realizzazione sociale.

Coloro che abbandonano il corso di studi prima del diploma spesso fa un uso quotidiano di cannabis.

Poiché quest’ultima peggiora le funzioni cognitive sia in fase acuta che fino ad alcuni giorni dopo l’uso, molti studenti hanno un rendimento cognitivo inferiore al loro standard potenziale per lunghi periodi di tempo.

Le difficoltà di apprendimento correlate a questo status influiscono sulla capacità di conseguire obiettivi educativi complessi.

L’esposizione ai fitocannabinoidi può alterare la sequenza di eventi prevista per lo sviluppo dei neurotrasmettitori e può incidere negativamente sullo sviluppo del SNC (sistema nervoso centrale). L’uso regolare di cannabis, soprattutto a partire dall’adolescenza, può indurre psicosi e schizofrenia con deficit cognitivi e motivazionali nonché disturbi comportamentali importanti e comportamenti paranoidi, il cui rischio di in sorgenza sembra essere del 10-20% più alto rispetto ai non utilizzatori. L’uso ricreazionale della cannabis potrebbe aumentare il rischio di sviluppare una psicosi o di anticiparne la comparsa. Le funzioni cognitive risultate più compromesse dall’assunzione di cannabis sono l’attenzione, l’apprendimento e la memoria Risultano compromesse fluenza verbale, processi di inibizione, capacità di pianificazione e sequenziamento, problem solving, decision making, la velocità di elaborazione e la velocità psicomotoria.

Altre correlazioni sembrano esserci con il grado di affettività, la depressione, l’ansia, il disturbo bipolare, la paranoia, ossessività. Per quanto attiene l’ideazione suicidaria, è stato suggerito che questo sia un effetto dell’uso cronico e non acuto della cannabis.

L’uso cronico di cannabis è anche associato a iperemesi (vomito ripetuto, persistente e incoercibile, per lo più dovuto a cause tossiche). Altri sintomi fisici possono essere blackout, astinenza, ansia, irritabilità, insonnia, sogni vividi, diarrea, cefalea, craving.

L’individuo che usa le droghe mette in atto strutture difensive attive, per giustificare il cambio comportamentale; inventa delle scuse irrazionali, trova affermazioni per giustificare le proprie azioni, minimizza la malattia, crede che sono gli altri la causa del proprio malessere, prova un forte dolore emotivo. L’utilizzatore di droga, ha effetti anche sull’apparato respiratorio, per la modalità di inalazione, della composizione chimica del fumo e della temperatura. Il fumo della cannabis è più caldo e irritante per i bronchi.

Il fumo della cannabis, modifica la resistenza delle vie respiratorie e gli indici di iperinsufflazione polmonare con formazione di enfisema bolloso e possono sviluppare e pneumotorace spontaneo Va ricordata la fibrosi interstiziale, che può essere dovuta a contaminazione da varie sostanze come erbicidi, metalli pesanti (per esempio piombo) e talco. L’uso di cannabis, si associa al rischio di cancro ai polmoni. Tale associazione diventa più forte nell’uso congiunto di cannabis e tabacco.

Tra gli effetti diretti della cannabis, si osserva la xerostomia (bocca asciutta) dovuta ad una riduzione della produzione salivare. Fumare cannabis avrebbe anche effetti sulla percezione uditiva a causa di una alterazione elettroencefalografica e di una ridotta ossigenazione dell’apparato uditivo. Se la cannabis viene fumata dopo essere stata tagliata con microparticelle di biossido di silicio, si possono verificare alterazioni temporanee che si presentano anche con emottisi; non si possono escludere conseguenze anche gravi a distanza dovute al “taglio” come tosse, espettorato, respirazione sibilante e dispnoica che non sostiene in modo la fonazione, fino al rischio di silicosi.

Gli effetti acuti fisiologici del fumo di cannabis sull’apparato cardiovascolare includono principalmente tachicardia e aumento della pressione arteriosa riducendo, quindi, la capacità di trasportare ossigeno nel sangue.

La cannabis fumata può favorire gli spasmi coronarici che preludono a veri e propri infarti cardiaci e aumenta fino a 4 volte il rischio di sviluppare un re-infarto in soggetti che già lo hanno sperimentato. Fumare cannabis comporta un possibile aumento del rischio cerebrovascolare (stroke ischemico) nei giovani consumatori ed aumenta la probabilità di angina in pazienti che hanno già patologie cardiache.

Questo effetto si somma a quello del tabacco. Un cervello sotto l’effetto della cannabis sembra infatti rallentare o distruggere il suo normale processo evolutivo, mostrando una morfologia prematura, simile per struttura ad un cervello di età inferiore rispetto alla propria tappa evolutiva; infatti il cervello di un adolescente risulta essere ancora immaturo, cioè non ha ancora terminato completamente il proprio sviluppo, e la sostanza bianca cerebrale e la sostanza grigia subiscono cambiamenti strutturali anche dopo la pubertà. La cannabis, fa sperimentare al soggetto sensazioni e alterazioni dello stato di coscienza che possono indurlo a reiterare tale comportamento, in quanto crea una sensibilizzazione neuronale in grado di attivare comportamenti d’abuso nel futuro con ricerca di sostanze a maggior attività farmacodinamica.

L’uso adolescenziale di cannabis predispone a una personalità “dipendente” da adulti. La tossicodipendenza da sostanze stupefacenti tende a iniziare fin da giovani, fra i 13 e i 18 anni, altrimenti non compare affatto.

Il fumo di cannabis nell’essere umano riduce la concentrazione nel sangue di tre ormoni: LH, FSH e testosterone.

Il fumo di cannabis prima e durante una gravidanza è un fattore causale di eventi avversi nel nascituro, riduce la fertilità ed è associata a effetti a lungo termine nel figlio, che coinvolgono la memoria, l’attenzione, il problem solving e che potrebbero condurlo ad ADHD e uso di sostanze stupefacenti nell’adolescenza.

Non posso non menzionare i cannabinoidi sintetici, molecole analoghe ai cannabinoidi naturali, ma di natura sintetica e l’assunzione di tali prodotti, che genera, dopo soli dieci minuti, congiuntivite, aumento del battito cardiaco, xerostomia e una alterazione della percezione e dell’umore, effetti che perdurano per circa sei ore.

Le persone che usano regolarmente cannabis spesso sperimentano letargia, sia fisica che mentale.

Il consumo protratto di cannabis provoca la comparsa di indolenza, improduttività e trascuratezza nell’igiene, fino a rendere inaccettabili e impossibili le relazioni sociali.

Vi è una sorta di apatia e anedonia, cioè incapacità di provare piacere, anche in circostanze e attività normalmente gratificanti come nutrirsi, dormire, avere contatti sociali e rapporti sessuali.

Questi sintomi caratterizzano quella che viene definita la sindrome amotivazionale connessa al fumo di cannabis che si manifesta con apatia, ridotta capacità di concentrazione, di seguire la routine, o di gestire con successo nuovi stimoli; l'uso di cannabis è associato ad uno stato di demotivazione. Assunti in dosi elevate, i cannabinoidi hanno effetti psicoattivi simili a quelli degli allucinogeni (es. LSD) ed i soggetti che utilizzano cannabinoidi possono sperimentare effetti mentali avversi che assomigliano ai “bad trips”, effetti spiacevoli e negativi conseguenti all’assunzione di allucinogeni, che variano da livelli moderati di ansia a gravi reazioni ansiose con attacchi di panico. Si possono manifestare sospettosità e deliri con allucinazioni.

Sono stati riferiti anche casi di depersonalizzazione (sensazione di distaccamento o estraneità a sé stessi) e di derealizzazione (sensazione di percepire in maniera distorta il mondo esterno al soggetto e, a volte, di percepire gli individui conosciuti come estranei).

Durante l’intossicazione da cannabis, i ragazzi hanno un’alterata capacità di giudizio che può contribuire alla messa in atto di comportamenti a rischio.

La cannabis è nota anche per la sua influenza sul metabolismo osseo e sul sistema immunitario.

Dopo un’ampia panoramica delle conseguenze dell’uso e dell’abuso di sostanze stupefacenti, non mi rimane che dire: “uomo avvisato mezzo salvato”.

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