• Alessandra Lupi

FONTE MEO, UN PATRIMONIO DA RISCOPRIRE

OASI DI VERDE NEL COMUNE DI GAVIGNANO. LUOGO DI BENESSERE

Un'acqua benefica e curativa al centro di edifici eleganti in stile Liberty

La Fonte MEO rappresenta un pezzo di storia ambientale del nostro territorio.

Sorgenti pure e ricche che hanno alimentato intere popolazioni.

In quell’oasi alle pendici dei Monti Lepini si respira ancora la bellezza della natura.


Non solo fonte d'acqua ma in passato anche luogo di relax, di benessere e di spensierate giornate passate in allegria, l'antica “Fonte Meo”, sita nel territorio di Gavignano, è uno di quei patrimoni da riscoprire.

La scoperta si deve a Don Benedetto Nardi, il sacerdote infatti, era solito recarsi nella vicina Fiuggi per curare i suoi frequenti e fastidiosissimi calcoli renali.

Impossibilitato un anno, precisamente nel 1889, a recarsi nella cittadina termale ciociara, iniziò un trattamento terapeutico in una fonte chiamata Gaville, possedimento terreno degli Aldobrandini, distante appena due miglia dal paese di Gavignano nel quale si trovava.

Ben presto la cura si rivelerà più efficace della stessa acqua di Fiuggi; da quel momento la notizia dell'acqua benefica per i calcoli nefritici si diffuse nei paesi limitrofi e nella capitale. La vicinanza a Roma e alla stazione ferroviaria di Anagni, favorirono in pochi anni lo sviluppo della fonte, grazie anche all'intraprendenza dell'ingegner Francesco Trocchi di Ravenna che arricchisce il sito con strutture ricettive in elegante stile Liberty per ospitare e rendere più piacevole il soggiorno per i turisti e i numerosi pazienti in cura.

Giardini attrezzati, piccoli chalet, canneti, piante esotiche e acquatiche fecero da cornice ad un sito ricco di fascino e magia e con un tempietto dedicato alla dea Ebe.

E' nel 1918 che la proprietà della fonte e dei terreni circostanti saranno acquistati proprio dallo Strocchi, anno che segnò l'inizio dello sviluppo commerciale.

Due le sorgenti Meo e Gaville per un rapido successo dell'acqua minerale naturale di Meo contestualmente alla commercializzazione di bevande gassate quali chinotto, aranciata e la famosa gassosa.

Progetti ingenti come ad esempio uno spaccio di vendita di bevande analcoliche al suo interno, un piano di azione per rendere il borgo di Gavignano un luogo di villeggiatura, ma grandiose ambizioni destinate a restare soltanto sogni: siamo negli anni della seconda guerra mondiale, tempi duri e gravi danni proprio sulla fonte bombardata con conseguenti danni alle strutture e duranti i quali vennero coinvolti diversi abitanti del Paese.

Terminato il conflitto, vennero potenziate le strutture ricettive e l'imbottigliamento con l'inserimento di 10-12 dipendenti fissi.

Per molti anni ha rappresentato un luogo di eccellenza, una meta per molti pazienti e per viaggiatori in cerca di quiete e riposo, ma come tutte le cose belle sono destinate a finire.

L'acquisto da parte di Gaia nel 2003, con 15 addetti per imbottigliare 125.000 litri d'acqua al giorno era già di per sé critica, il successivo passaggio di subentro di Lazio Ambiente al Consorzio Gaia il 1 agosto del 2013 e quindi la nuova gestione non ha migliorato la situazione: 14 milioni di euro di perdite, da qui la decisione di mettere all'asta la fonte.

Nel 2017 il complesso viene acquistato da due imprenditori della città dei Papi.

Sono trascorsi ormai tre anni senza avere notizie certe delle sorti di “Meo”, auspichiamo a breve l'apertura e una nuova vita per questo patrimonio del nostro territorio.


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