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Gavignano, le luci del passato e le ombre del presente

Da quasi 25 anni a vario titolo mi occupo della Amministrazione del mio Paese.

Ho iniziato il secolo scorso…era il 1999 e da neofita della politica sono stato investito del prestigioso incarico di Sindaco. Non è stato semplice metabolizzare le regole e le logiche della pubblica amministrazione anche perché di rado avevo assistito a qualche Consiglio Comunale e di fatto la prima volta che ho potuto farlo da vicino mi è toccato addirittura presiederlo!

Pozzo Comunale

Certo ho potuto contare su personale dipendente di grande spessore e qualità, Gigi, Angela, Maria Pia, Mario, Angelo, Giovanni, Omero, Antonello, Roberto per citarne alcuni erano le vere colonne portanti della macchina amministrativa e con loro, devo ammetterlo, è stato facile imparare e capire. Ma anche il fattivo apporto di tutti i componenti della maggioranza e della Giunta, Claudio Sinibaldi e Pino Pasquini in testa è stato determinante.

E’ apparso subito chiaro che eravamo in trincea! Se penso che dopo 15 giorni dalla mia elezione, con un Paese disastrato, sono stato investito del più grosso problema che i cittadini avevano. L’acqua! Eh si perché oggi sembra un lontano ricordo ma allora, era il 1999, avere l’acqua nelle case del centro storico di

Impianto di rilancio

Gavignano era una scommessa. Ci siamo subito attivati, allora la gestione dell’acquedotto era totalmente in carico all’Amministrazione Comunale.

Una rete idrica fatiscente e la scarsa disponibilità di risorse che il Simbrivio ci metteva a disposizione unite a qualche furberia dei comuni limitrofi (una guerra fra poveri…) facevano si che a giorni alterni eravamo costretti a richiedere l’assistenza delle autobotti che sopperivano alla cronica carenza con la distribuzione di acqua per le strade del paese.

Nel 2001 dopo un incessante lavoro di ricerca, con l’escavazione del pozzo comunale e la realizzazione di idoneo impianto di rilancio, Gavignano poteva contare su una risorsa idrica propria di 18 litri di acqua al secondo…contro i 2-3 litri di qualche giorno prima.

Intanto dovevamo occuparci di altre priorità ereditate dalla precedente gestione, la discarica, il Palazzo di Corte affidato ad una società che organizzava soggiorni per ragazzi con gravi disabilità mentali che portò a trasformare il Palazzo in un vero e proprio bunker, addirittura con le finestre dotate di inguardabili inferriate.

Per non parlare della ex-Cava che da sito di deposito di inerti venne allegramente trasformata in Discarica per amianto in supporto cementizio (eternit), con il beneplacito dell’Amministrazione comunale di allora, della Regione Lazio e degli pseudo-ambientalisti a giorni alterni locali, che per primi fiutarono il business! Non fu facile ricondurre la proprietà ad una gestione più attenta e rispettosa dell’ambiente e dei cittadini.

Fummo costretti a chiuderla per 6 mesi salvo riaprirla poi con tutte le garanzie necessarie e anche con un importante introito economico nelle casse comunali (fino ad allora era tutto completamente gratis). Impossibile enumerare gli interventi di risistemazione e messa a norma di importanti aree del paese: Piazza dell’Assunzione dove le colonne che delimitano la piazza erano pericolosamente dondolanti… e dove intervenimmo anche per sostituire la fatiscente pavimentazione dotandola di sanpietrini che andammo a reperire dall’ultimo artigiano del settore a Fossanova, impermeabilizzandola per evitare l’allagamento della sottostante sala teatrale parrocchiale; la scalinata di Via delle Grazie fino a San Rocco completamente rifatta; la Fossaccia, il Pincetto trasformato in un vero luogo di socializzazione con la realizzazione di un idoneo spazio finalmente pavimentato ed attrezzato, Piazza Nuova, Via del Torrione e Via Trieste ,Via Piave, ogni angolo del Paese fu attenzionato e riportato ai livelli che meritava. Tutti gli edifici di proprietà comunale: la chiesa del Calvario, la chiesa di San Rocco, la Sede Comunale, la Scuola Innocenzo III, il Palazzo di Corte, l’asilo Nardi, per citare i più importanti, hanno avuto interventi che ne hanno interrotto il degrado con appropriate misure di riqualificazione. In epoca più recente il completamento della circonvallazione delle Mura Castellane e la pista ciclabile Marco Pantani (completamente inventata da quell’Amministrazione) consentono oggi di godere di una piacevole passeggiata fuori porta.

Ponte di Ferro

Ma la vera inversione di marcia si è realizzata nelle Aree Rurali dove c’è stato un potenziamento della rete viaria con la riapertura di strade vicinali dimenticate come Pista d’Orlando, Stampigliano, Via Rufanico con la chiusura dell’anello oggi interamente percorribile, Fonte Meo, Colle della Morte e le sistemazioni di Via Mazzocchio, Valle Riccia con le sue traverse, Pertica con la sostituzione del Ponte di Ferro ad opera della TAV, Costa delle Piagge, Ara dei Casali, Pugnani, Rossilli, Trinità, dove sono state realizzate importanti migliorie che ancora oggi tanti benefici apportano ai cittadini ivi residenti.

Sono stati anni formidabili per le nostre campagne, impianti di illuminazione, ampliamenti della rete idrica e della metanizzazione (Fornarelli, Via Colli Garinelli, Provinciale per Gorga, San’Antonio, parte di San Valentino) hanno dato un grosso impulso allo sviluppo di quelle aree. Interventi strutturali che hanno realmente inciso sul benessere dell’intera collettività.


Via delle Mura Castellane

Si è provveduto ad illuminare interi tratti di strada, Colli Garinelli, Consolare Latina, Provinciale Gavignanese, provinciale per Gorga, Ara dei Casali, Pertica, con la preziosa collaborazione della Provincia di Roma allora guidata dal Presidente Moffa.

Il Centro Anziani interamente ammodernato e reso quello che è oggi anche grazie al sapiente lavoro del compianto storico Presidente Sign. Giuseppe Campagna, il Consiglio Comunale dei Giovani con la sede realizzata ex novo nell’area del formale (si ma manca l’accatastamento…pensate un pò!), la Proloco, ben diretta dalla sua Presidente, che in quegli anni dotavamo di spazi idonei per la realizzazione del Museo della Civiltà Contadina e per la produzione e valorizzazione dei maccaruni gavignanesi con l’avvio del percorso che ha portato oggi al prestigioso riconoscimento di “Sagra di Qualità” della nostra sagra.

Anche il mondo della caccia ha trovato la nostra disponibilità in quegli anni, con l’individuazione e la sistemazione di una sede idonea e la realizzazione della voliera a cielo aperto fortemente voluta dal dinamico Presidente Giancarlo Cerbara.

Il Gemellaggio con la città ungherese di Notincs che ha visto attivamente coinvolti centinaia di gavignanesi in un proficuo scambio culturale tra popoli fino a qualche tempo prima appartenenti ai due blocchi contrapposti che il muro di Berlino aveva disegnato in Europa. Fu l’Ass. Claudio Mazzocchi ad avere quella intuizione, subito appoggiammo il suo proposito dedicando a quella iniziativa risorse ed impegno. Fu meravigliosa quella esperienza, ricordo ancora la diffidenza al primo incontro tra le nostre comunità, che subito si sciolse con i numerosi brindisi a base di Palinka…la nostra grappa. Arrivammo a Notincs la prima volta di sera, c’era la neve, l’intero Consiglio Comunale di Gavignano, maggioranza e opposizione, era rappresentato.

Ho ancora negli occhi e nel cuore la commozione dei cittadini ungheresi e nostra quando, a Gavignano, qualche tempo dopo, nella chiesa parrocchiale, assistemmo alla esecuzione dell’inno nazionale ungherese magistralmente eseguito dalla Banda musicale città di Gavignano diretta dal Maestro Vincenzo Cerbara. Alla fine dell’esibizione, il più anziano del gruppo ungherese, con le lacrime agli occhi mi chiese il bis. Riportai la richiesta al Maestro Cerbara che subito lo concesse.

La chiesa parrocchiale fu inondata da un interminabile applauso. Come ricordo con la stessa emozione quella volta che fummo accolti nella residenza sul Lago di Notincs, in Ungheria, dalle note della canzone “Sono un Italiano” di Toto Cutugno cantata nella nostra lingua dai ragazzi ungheresi!

Tratti indimenticabili che i soliti detrattori cercano, ancora oggi, di derubricare ad allegre scampagnate tra buontemponi. Ma che ne sanno loro!

Il pensiero di visitare un Paese che seppur nel blocco del Patto di Varsavia aveva sempre mantenuto una notevole autonomia ci intrigava. Era vivo, nel ricordo degli anziani soprattutto, quanto era accaduto nel 1956, con i carri armati russi a Budapest per sedare la rivolta e il notevole impatto che questa iniziativa ebbe anche in Italia con il colpevole sostegno del Partito Comunista Italiano a quella occupazione. Ma torniamo a noi.

Lo sport ed il sociale hanno visto in quegli anni nella nostra piccola comunità un pullulare di iniziative.

La sistemazione del campo di calcio con un idoneo impianto di illuminazione, il consolidamento e la recinzione, la copertura degli spalti, il raddoppio dello spogliatoio e la realizzazione di una modesta Club House, con l’aiuto dei tanti appassionati, Paolo, Stefano, Vincenzo, Luciano, Gioacchino, Luca, portò alla implementazione di una Scuola Calcio frequentata da centinaia di ragazzi anche dei paesi limitrofi.

Ma non ci accontentammo, con entusiasmo portammo avanti una iniziativa per consentire ai meno fortunati di fare sport. Realizzammo un progetto, finanziato dalla Regione Lazio, per favorire lo sport per disabili, abbattendo le barriere architettoniche per consentire alle persone con problemi di deambulazione di raggiungere il campo di calcetto dove il progetto si espletava.

Purtroppo, l’iniziativa, che vide la partecipazione di decine di ragazzi del comprensorio e che provai ad inserire nel pacchetto del Piano di Zona, non ebbe ulteriore seguito per la carenza di fondi ma anche e soprattutto per l’approssimativa gestione del progetto da parte della cooperativa individuata.

Di quella scelta mi accollo per intero la responsabilità! Del resto a chi non capita di riporre la propria fiducia in persone sbagliate? Ma una cosa in particolare ha segnato in senso negativo la mia attività di amministratore locale. E con l’occasione, ricordandola, vorrei rispondere ad un invito fatto su uno dei social più in voga in questo momento (Fb) da un amico (credo di poter dire così) che qualche giorno fa invitava i cittadini di Gavignano e noi di Centrodestra in particolare a smetterla di essere “bigotti” invitandoci ad una maggiore “Solidarietà popolare“. Era il 2003, si approssimavano le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Roma, con la consueta attenzione verso i piccoli comuni che caratterizzava l’attività dell’allora Presidente della Provincia On. Moffa e del suo Assessore alla mobilità On. Cacciotti, riuscimmo (in extremis) a farci finanziare la realizzazione di un parcheggio a raso (80 posti macchina…una manna per Gavignano) da adibire a “Nodo di Scambio”, a lato di Via A. Moro. I lavori, già appaltati, sarebbero stati eseguiti direttamente dalla Provincia di Roma (particolare non trascurabile…).

Ma qui entra in gioco la tanto invocata solidarietà popolare dell’amico di cui sopra. Si diede vita infatti, da parte della minoranza consiliare, seguita da svariati cittadini “solidali” gavignanesi ad una raccolta firme popolare…per impedire la realizzazione del parcheggio che, a loro detta, avrebbe irrimediabilmente deturpato il paesaggio gavignanese!

Le elezioni in Provincia di li a poco decretarono la vittoria del centro-sinistra e la neo-eletta Giunta Provinciale non trovò nulla di meglio da fare (incoraggiata dai sinistri locali) che riesumare la raccolta firme di cui sopra per riconsiderare il progetto e manco a dirlo affossarlo definitivamente! Piccolo particolare, le somme a disposizione del Comune di Gavignano, oltre 1 milione di Euro, vennero dirottate presso altro comune dell’area, provate ad immaginare quale e soprattutto di quale colore politico era, per la realizzazione di analogo parcheggio!

Pista ciclabile “Marco Pantani”

Oggi ci esaltiamo per qualche panchina e qualche cestino o per qualche gabbionata sulle strade provinciali, peraltro realizzata dalla Provincia di Roma, che ne ha la competenza, salvo assumersi indebitamente la paternità dei lavori e rinviare invece alla Provincia le responsabilità quando sulle stesse strade non si taglia l’erba o non si provvede alla posa dell’asfalto! Delle due l’una! E’ come se io avessi citato tra le tante opere realizzate dalle nostre Amministrazioni, la sistemazione della imponente frana sulla strada provinciale per Colleferro, che tanti disagi ha comportato e che la Provincia ha provveduto a sistemare (trattandosi di una sua competenza), con il fattivo interessamento dell’allora Sindaco Datti.

Altro elemento distintivo è stata l’attenzione rivolta al risparmio energetico, con l’abbattimento dei costi della bolletta dell’energia elettrica del Comune e la sostituzione di tutti i corpi illuminanti della pubblica illuminazione con lampade a led ed il contestuale ottenimento di una importante espansione del servizio al tratto urbanizzato della provinciale, tra la Pizzeria Valentino e le scalette della costa.

Ad oggi, a distanza di 5 anni da quell’accordo, ancora non si vede la luce! Salvo mettere il cappello anche su quel lavoro, da parte degli odierni amministratori, con l’incremento di qualche palo!

Pensavo che almeno la questione urbanistica, sulla quale non ho timore a riconoscere che anche noi avremmo potuto fare di più, potesse subire una radicale svolta in considerazione della precipua formazione dell’attuale Sindaco. Neanche a parlarne.

Le case non si costruiscono e siamo ancora fermi all’unico provvedimento, varato ormai qualche anno fa, che prevedeva la perimetrazione dei nuclei sorti abusivamente con qualche possibilità edificatoria per quelle aree.

Capitolo a parte meriterebbe la scuola, ormai agonizzante per numero di iscritti, alla quale è stato assestato un duro colpo con la scelta di non utilizzare, per la sua messa a norma, le ingenti somme, Euro 1 milione e quattrocentomila, sapientemente intercettate dall’Amministrazione Datti.

Il centro storico, oramai centro dormitorio per lo più, svuotato delle attività commerciali che fino a pochi anni fa erano presenti, necessiterebbe di strutturali interventi di riqualificazione, l’ultimo, di grande pregio, è stato portato avanti dal Sindaco Sinibaldi in Via regina Margherita.

Il Palazzo di Corte, nonostante gli importanti investimenti di un illuminato imprenditore romano, è ancora in stand- by e non credo soltanto per ragioni commerciali legate alla tipologia di attività alla quale dovrebbe essere destinato, se è vero come è vero che notevoli divergenze sono sorte tra il gestore e la proprietà, il Comune di Gavignano.

Potrei continuare a lungo, mi scuso se vi ho annoiato, spero di aver dato qualche spunto di riflessione alle persone libere di questo Paese, prima che sia troppo tardi.

Credo ci sia la necessità di tornare allo spirito libertario che ha consentito nel 1999 di liberare Gavignano dal giogo che certa sinistra locale aveva immaginato e che oggi vedo nuovamente farsi avanti a grandi falcate, dopo aver cambiato il pelo… ma non il vizio.



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