• Alessandra Lupi

Il Lazio insolito e misterioso. Tra miti, fiabe e leggende

La leggenda è un tipo di racconto molto antico, come il mito, la favola e la fiaba, che fa parte del patrimonio culturale di un popolo, appartenente alla sua tradizione orale e mescolando, nella narrazione, il reale al meraviglioso.

Villa Nardi, Gavignano


Oggi la parola leggenda indica qualsiasi racconto che presenti elementi reali, ma trasformati dalla fantasia, tramandato per celebrare fatti o personaggi fondamentali per la storia di un popolo, oppure per spiegare qualche caratteristica dell'ambiente naturale e per dare risposta a dei perché.

Si rivolgono alla collettività, come i miti e spiegano l'origine di qualche aspetto dell'ambiente, le regole e i modelli da seguire, certi avvenimenti storici, o ritenuti tali, allo scopo di rinsaldare i legami d'appartenenza alla comunità.

Le leggende popolari non sono mai inventate da una sola persona ma alla loro invenzione concorrono sempre più persone che, con il trascorrere del tempo, trasformano un fatto vero in un fatto sempre più leggendario; non raccontano mai dei fatti puramente inventati ma contengono sempre una parte di verità che viene trasformata in fantasia perché gli uomini vogliono scoprire sempre la causa di certi fatti che non conoscono bene e pertanto cercano di spiegarli con l'immaginazione.

Le leggende urbane o leggende metropolitane sono quelle storie insolite e curiose raccontate dalla gente, che acquistano credibilità passando di bocca in bocca.

Si tratta di ipotetici fatti normalmente presentati come realmente accaduti, ma attribuiti sempre a qualche altra persona.

Sono certamente verosimili, ma non sono notizie di cronaca, anche se talvolta sono riferite dai giornali, sempre però in modo piuttosto generico, senza riportare - come fa una vera cronaca - il nome del protagonista e del testimone, il tempo e il luogo precisi in cui i fatti sono avvenuti.

Queste leggende moderne, nate o diffuse nelle città, dimostrerebbero che anche l'uomo d'oggi lavora con la fantasia su aspetti della realtà che lo circonda, che gli fa inventare e raccontare fatti che, spacciati per veri e creduti tali, anche se privi degli elementi fantastici e meravigliosi presenti nelle leggende popolari, soddisfano il bisogno universale di storie e rafforzano l'appartenenza ad un certo ambiente.

Nel nostro paese, ricco di storia e cultura, non poteva mancare la presenza di un gran numero di località ancora pervase da un alone di mistero.

Tanto si è studiato, molto è stato scoperto ma esistono dei luoghi misteriosi che narrano di vicende ancora, in parte, ignote.

L’ignoto, con le sue magiche atmosfere e manifestazioni, e i tanti enigmi che ne determinano l’impronta ancestrale, risuona nel nostro io più profondo per ricordarci una verità incontestabile: l’uomo è figlio del mistero.

Secoli di conquiste in tutti i campi dello scibile umano non hanno scalfito o diminuito il fascino che si promana da ciò che non può essere spiegato con i normali sensi umani, con la logica o con il semplice ragionamento. Oltre i regni nebulosi della sostanza materiale, l’immateriale – ma tangibile – attende di essere portato alla luce, specchio luminoso dell’essenza-presenza di retaggi remoti, di profetiche intuizioni che travalicano l'umano.

La nostra regione è ricca di borghi, castelli, parchi naturali, siti archeologici e luoghi di culto da visitare.

Esiste poi un Lazio diverso, affascinante e spesso ignorato che non manca di sorprendere il viaggiatore curioso e avventuroso.

Una regione “insolita e misteriosa” che si introdurrà nel cuore dell’amante del fantastico come del decadente, del grandioso come dell’essenziale. Isole galleggianti, laghi che scompaiono e riappaiono periodicamente, avvistamenti di ufo, impronte di santi e demoni, simboli e chiese templari, presenze spettrali, città perdute e castelli infestati, mura ciclopiche, voragini impressionanti e grotte arcane... sono queste soltanto alcune delle suggestioni del Lazio segreto.

Un immenso patrimonio di miti, leggende e tradizioni, ove ogni città, paese, borgo e casale custodisce le memorie di gesta eroiche e fiabesche, celebri eventi storici, fenomeni sovrannaturali e apparizioni divine.

Con una chiave interpretativa ci si può rendere conto che ci sono dei legami strettissimi ed insospettabili che intercorrono tra molti dei siti “insoliti e misteriosi” della regione. Legami che spesso vanno a tracciare veri e propri “percorsi occulti” che non mancheranno di sedurre il lettore, soprattutto nel momento in cui – ce lo auguriamo – si recherà sul posto di persona.


Istituto Marcigliana, Roma


A Palestrina, vi è un edificio curioso, unico nel suo genere, un triangolo equilatero che si sviluppa su tre livelli.

E' il Triangolo Barberini, opera dell'architetto Contini, un edificio che suscita stupore a guardarlo ed è sicuramente una sensazione di meraviglia ciò che l'architetto voleva trasmettere con la sua opera, un'architettura innovativa improntata ad una simbologia occulta.

Costruito intorno al 1653, per ciascun livello la pianta triangolare ospita un ambiente esagonale che fuoriesce in torretta nell'ultimo piano, formando dei terrazzi triangolari ai cui spigoli trovano posto due statue di guardiano a mezzo busto.


A Ferentino, la famosa casa dei fantasmi, l'infinestrabile.

Leggenda narra di un passato oscuro per gli abitanti della casa, con gli attuali proprietari che non riescono a restaurarla e mettere le finestre; dopo aver preso le misure, quando gli operai tornano per mettere le finestre non ci riescono, perché sembra siano cambiate.

In molti hanno provato a entrare di notte nella casa infinestrabile di Ferentino in cerca di misteri, alcuni sembra abbiano sentito una richiesta di aiuto.

La casa è malridotta, con diverse scritte sui muri fatte da ragazzi.

Non si sa molto sui precedenti proprietari, si narra di un omicidio familiare.

Triangolo Barberini, Palestrina

A Gavignano i ruderi di Villa Nardi, la Casa delle cento finestre.

I resti della villa nella campagna, conosciuta come Casino Nardi, denotano una costruzione non di poco conto.

Documenti di archivio attestano che la tenuta risalga al 1739, di proprietà dei Simonetti, antica e nobile famiglia originaria di rieti; una non buona amministrazione del patrimonio, portò alla vendita di alcuni immobili, tra cui la tenuta.

Da qui l'acquisto dei Nardi, da cui prende il nome, un'affermata famiglia locale, tra i suoi componenti Mons. Domenico Nardi, segretario di Papa Pio VI.

Il Nardi ristrutturò ed ampliò il complesso, facendo diventare la villa un bell'esempio di residenza di campagna inglese: la villa delle cento finestre, perché tante se ne contavano.

Secondo la leggenda una bellissima donna da centinaia di anni vivrebbe intrappolata tra le mura della villa, la “ Dama bianca” così chiamata aveva come marito un capitano tirannico e violento.

Geloso di questa donna dai capelli neri legati in una lunga treccia con una pelle bianca come un'orchidea appena colta, le impediva di fare qualsiasi cosa, anche una semplice passeggiata in campagna, solo una volta al mese poteva uscire con la sua dama di compagnia.

Una sera di luna piena decise di compiere un gesto estremo, aiutata dalla sua dama di compagnia, con un vestito di seta bianca che riluceva alla luce lunare... si sciolse la treccia, si affacciò a una delle tante finestre e si lanciò nel vuoto...

Ancora oggi sembra si possa scorgere la sua ombra nelle notti di luna piena dietro una delle poche finestre rimaste, con una voce soave e spezzata dal pianto, canta una canzone dolce che echeggia con malinconia la libertà.

A Roma, nel cuore della Riserva Naturale della Marcigliana, un edificio misterioso ed imponente.

Vi è un edificio abbandonato a prima vista spettrale, inquietante e, con tutte le leggende che lo accreditano come manicomio, una volta che lo si esplora, all'interno si ha una sensazione di essere osservati.

Quattro i piani che separano il piano terra dalle ampie terrazze sul tetto, collegati da rampe di gradini sconnessi e prive di ringhiera. L'aria densa di polvere, i pavimenti diventati macerie, i muri scrostati e decorati da scritte o da murales a volte con disegni diabolici, le numerose finestre occupano tutti i lati della struttura, con ordine quasi maniacale; le stanze ossessive si aprono lungo i corridoi e simulano dei labirinti.

Sui muri le scritte “Morirete tutti”, strani graffiti di animali con lunghe code e due teste, poesie scomposte e messaggi d'amore malinconici che caricano ancor di più l'idea di un manicomio. Fitto mistero intorno allo stabile, che in realtà un manicomio non lo è mai stato; nacque come orfanotrofio femminile molto rinomato, fondato nel 1933 dal senatore Carlo Scotti, sito in via Bartolomea Capitanio, una Santa per l'esattezza, che dedicò la sua vita per le istituzioni e il sostegno morale dei giovani.

Un luogo che ha sicuramente un'anima, l'anima di un luogo violato, composta dalla memoria delle persone che hanno vissuto nel tempo quel luogo.

Molte storie si ispirano a miti e leggende, altre sono state raccontate da padre in figlio, altre ancora quelle popolari tramandate da generazioni intere, spesso gli scettici focalizzano le loro critiche su eventi e luoghi riconoscendoli come non plausibili, dubbiosi e chiaramente contrari alla scienza.

Ma quell'alone di mistero che si cela dietro a molti angoli del nostro Paese rimane affascinante e le cose inspiegabili a volte sono proprio quelle che suscitano maggiore interesse.



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