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Poli e la storia di villa catena


Nell’immenso patrimonio artistico italiano, troppi beni culturali soffrono di uno stato d’incuria. Tutte le opere hanno bisogno di una manutenzione ordinaria e ogni luogo necessita di attenzioni e premure quotidiane. La conservazione è un processo estremamente complesso che richiede un’impostazione dinamica e strategie interdisciplinari.

L’elenco dei beni da conservare è sterminato e il valore del patrimonio italiano in pericolo in termini economici è inestimabile. Crolli e negligenze non sono soltanto un problema di un’area o di una regione, ma sono diffusi su tutto il territorio nazionale.

Numerosi beni architettonici di inestimabile pregio sono ubicati in piccoli centri, fuori dai grandi collegamenti urbani e rischiano di cadere nell’abbandono e nel degrado. Sono eventi artistici lasciati all’incuria, considerati sacrificabili, ritenendo troppo dispendioso il recupero e la valorizzazione.

Episodi artistici sorgono in contesti in cui si è inconsapevolmente attuata una selezione tra opere d’arte, dettata dallo stato di conservazione, dalla rilevanza della committenza storica che ha dato i natali, dalla raggiungibilità e, infine, dalla proprietà che li detiene.

Questi e altri fattori hanno fatto cadere nell’oblio opere di tutto riguardo che meriterebbero ben altra considerazione. Questa è stata la sorte di Villa Catena. Si tratta di un complesso architettonico lasciato in abbandono in una regione come il Lazio, dove il potere incontrastato di Roma domina su tutte le altre realtà che la Regione offre.

Nella campagna romana esistono monumenti di valore, quasi completamente sconosciuti.

L’indifferenza ha fatto in modo che si attuassero tentativi di speculazione da parte di privati che, senza rispetto del profilo storico-architettonico e con pochi scrupoli rispetto al contesto, hanno tentato di forzare i vincoli architettonici e paesaggistici di tutela. Sono casi non così rari nel nostro Paese e assolutamente inconcepibili per una nazione che possiede il più ampio patrimonio storico-artistico del mondo e ha il dovere di conservarlo.

Un ringraziamento va a Maurizio Gordiani, custode appassionato, che ripercorre la storia della Villa attraverso le vicende, i ricordi, gli aneddoti, i fasti, il declino. Le scene quasi si susseguono davanti ai miei occhi quando mi trovo all’ingresso del complesso di Villa Catena.

E’ amore a prima vista.

Si apre con un respiro amplissimo sulla campagna romana, memore di una grandezza che fu, tra allori e mortelle di un disegno rinascimentale, allungando lo sguardo sull'orizzonte.

Siamo nel piccolo paese di Poli, 40 km a est di Roma, tra le ben note città di Tivoli e Palestrina, dove sorge questa villa d'origine cinquecentesca.

Attualmente è di proprietà di un'azienda agricola, ma difficili risultano le visite del complesso.

Negli anni precedenti il monumento è stato interessato da tentativi di “recupero”, che prevedevano secondo i progetti della proprietà, inizialmente avallati colpevolmente dal Comune, la costruzione di nuova cubatura all'interno del territorio della villa, mentre l'edificio principale avrebbe subito modifiche interne, così da poter ospitare delle suites.

Questi interventi avrebbero portato alla realizzazione di una struttura alberghiera di gran lusso, racchiusa dalle mura del complesso monumentale. Concessa la realizzazione della nuova cubatura, la proprietà avrebbe pensato alla restaurazione degli edifici storici presenti sul territorio.

Naturalmente il progetto fu fermato, in quanto il complesso è interessato da vincolo artistico-ambientale. Essendo la ristrutturazione degli edifici antichi la condizione fondamentale per qualsiasi altro intervento, la proprietà provò ad aggirare l'ostacolo facendo leva sul preoccupante stato di conservazione degli edifici, vincolando il recupero di quest'ultimi alla realizzazione delle nuove costruzioni; in caso di mancata concessione, gli edifici avrebbero continuato a giacere nel loro stato di completo abbandono e di fatto condannati alla distruzione.

Il “ricatto” non fece muovere nulla.

A tutt'ora gli edifici storici sono in uno stato di deplorevole degrado.

Molti sono ormai privi delle coperture e le intemperie minano le strutture, i muri stanno crollando.

Attualmente non si hanno notizie di campagne di restauro, recupero e neanche di convinti interventi di conservazione degli edifici esistenti: una fine disastrosa per un'opera che custodisce una storia piuttosto importante. Costruita all’inizio del Cinquecento dai Conti di Poli, fu subito ribattezzata “Villa Catena”.

C’è chi dice perché il disegno che crea somiglia a una catena. Chi invece pensa alla catena di monti in cui è inserita. Chi racconta di una enorme catena posta sui cancelli esterni, che sbarrava l’ingresso ai visitatori indesiderati.

Nel 1563 lo scrittore Annibal Caro vi soggiornò, descrivendola con entusiasmo: “E’ una catena da starci volentieri attaccato.

A tutte l’ore mi sto immaginando nuove delizie e bellezze.

Le fontane, il lago, le polle, le cadute e i bollori che vi si son pensati; i parchi, le conigliere, le colombaie, i boschi e i giardini che già vi si son inviati, sono cose ordinarie a quelle che si possono fare”.

La famiglia dei Conti di Poli si estinse nel 1808, con la morte presso il Palazzo Poli a Roma, dell'ultimo discendente Michelangelo Conti. Il ducato e la villa passarono per un breve periodo in eredità agli Sforza Cesarini, che vendettero il tutto ai Torlonia nel 1820.

I nuovi duchi mantennero in buono stato la villa, inserendo pure edifici minori per la conduzione del fondo. Ristrutturarono la fontana delle Cinque Bocche e il Casino del Papa, che assunse il nome dei nuovi signori.

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la villa venne requisita e divenne sede di un comando militare, con i problemi che si possono immaginare, dovuti alla poca attenzione per un bene artistico.

Il produttore cinematografico De Laurentis acquistò la villa dopo la guerra, intorno agli anni '50.

La tenuta versava in un pessimo stato di conservazione, il regista, che acquistò la villa su richiesta della moglie, che se ne era innamorata dopo averla visitata, dichiarò di aver speso un occhio della testa per rimetterla a posto. La villa fu completamente risistemata, non senza qualche intervento piuttosto invasivo e criticabile.

Soprattutto la Palazzina subì importanti modifiche interne per l'adeguamento degli ambienti alle mutate esigenze. Furono modificati bagni e stanze, fu realizzata una sala di registrazione. Divenne in quegli anni luogo di numerose feste mondane, punto d'incontro per le star del cinema nostrano e d'oltreoceano, che venivano ospitate in una cornice suggestiva.

La proprietà De Laurentis ridiede alla Villa Catena una parte della fama che aveva conosciuto in passato, comparendo pure in numerose pellicole prodotte dal cineasta italiano, alle quali parteciparono come comparse molti cittadini polesi.

Dino De Laurentis come un principe di altri tempi, riportò la villa all’antico splendore, rese quel luogo di nuovo vivo e animato da figure importanti e prestigiose, proprio come al tempo del papa Innocenzo XIII.

Nonostante questo, i suoi familiari provavano un forte disagio a vivere in quel luogo. Veronica, la figlia primogenita, in un’intervista raccontò che le faceva parecchio paura soggiornare nella grande villa di Poli.

A questo si aggiungevano anche i problemi logistici di distanza da Roma e l’isolamento del luogo, che, tra l’altro accentuarono anche gli aspetti più malinconici del carattere di Silvana Mangano.

Perciò, sul finire degli anni sessanta, l’attrice decise di acquistare un piccolo appartamento a Piazza di Spagna.

Per Dino De Laurentis fu uno shock.

Complici alcune nuove leggi che rendevano più difficile e oneroso produrre film in Italia e l'allontanamento della sua compagna dalla residenza, nel 1971 decise di abbandonare Poli e andarsene a vivere negli Stati Uniti.

Villa Catena, da allora, rimase disabitata.

Sarà un'altra pessima figura agli occhi del mondo, che ci considererà sempre meno degni del patrimonio storico, artistico e ambientale di cui siamo detentori. L'educazione all'arte in generale e al rispetto del paesaggio sono tappe ineludibili verso la realizzazione di un paese civile che possa definirsi tale. Episodi come quello di Villa Catena lasciano intendere quanto il percorso sia ancora lontano...



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