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  • Alessandra Lupi

Oltre duemila impianti sportivi chiusi: da Roma a Palermo il degrado degli stadi

Aggiornamento: 14 dic 2022

Lo sport non è mai soltanto sport. Soprattutto quando diventa una competizione mondiale, un’occasione di propaganda e di affari.

Nelle foto, il Flaminio, uno dei più prestigiosi stadi della Capitale in completo abbandonodella Capitale

La politica e il business sono sempre congiunti ai grandi eventi dello sport. Questo non giustifica gli scandali di Qatar 2022, l’assegnazione tutt’altro che limpida, il costo umano inaccettabile delle infrastrutture, l'impatto ambientale degli stadi, l'oscurantismo dei governanti.

Ma questo non può impedirci di parlare di calcio.

Perché alla fine, quando cominciano le competizioni, il contesto tende a scomparire, e gli occhi del pubblico mondiale finiscono inevitabilmente per concentrarsi sul pallone.

Gli appassionati che seguono i Mondiali in tv sono moltissimi, più di quelli preventivati. Perché gli europei, e non solo loro, escono dal periodo più brutto della vita. Anzi, temono di non esserne ancora usciti. Pandemia, prezzi, guerra, minaccia nucleare.

Il calcio è l’infanzia del mondo.

La sua storia, diceva Borges, ricomincia ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada.

Il grado di civiltà di un popolo si vede nel rispetto e nella cura del bene comune. Parole lontane dal contesto in cui viviamo.

Non è difficile andare in giro per la città e notare situazioni di abbandono e degrado.

A volte la responsabilità cade sulla gestione comunale, ma dall’altra parte dobbiamo ammettere, che basterebbe un buon senso civico da sapere adoperare da parte dei cittadini.

Impianti vecchi e dimenticati, riscoperti solo in campagna elettorale e poi abbandonati al loro destino. Comuni e istituzioni sportive, spesso alle prese con problemi di bilancio, non investono nella riqualificazione di strutture che non garantiranno profitti.

Il risultato è che insieme a stadi e palazzetti, al degrado viene consegnato lo sport italiano.

Le cause sono molteplici. I dati del Coni, contenuti nel censimento degli impianti sportivi appena diffuso, parlano di oltre 2.200 impianti chiusi al pubblico. L’indagine si concentra esclusivamente su cinque regioni d’Italia (Friuli-Venezia Giulia, Molise, Toscana, Lazio e Calabria), ma fotografa alcune problematiche che accomunano tutto il territorio nazionale.

Tra le diverse tipologie di impianti prevalgono quelli polivalenti all’aperto o al chiuso.

Un grido d'allarme è arrivato anche pochi mesi fa da Antonio Malagò in occasione della sua visita all'ordine dei giornalisti di Sicilia. “Nello sport crescono talenti, ma c'è un problema legato agli impianti sportivi”. Un'occasione in cui Malagò è intervenuto sullo stato di salute dello sport dell'Isola e in generale della penisola tutta. "Ci sono tante luci e molte ombre sulla questione degli impianti sportivi, pochi giorni dopo l'inchiesta di "Repubblica" sullo stato di degrado e abbandono delle strutture di Palermo.

È bene sottolineare come gli impianti sportivi chiusi nella Capitale sia molto alto, sicuramente più di dieci. Il costo causato dalla cattiva gestione dei campi sportivi è pari a ben 20 milioni di euro a cui vanno aggiunti gli sprechi come gli 800mila euro pagati ogni anno per il servizio di vigilanza "per guardare impianti sportivi chiusi". Inoltre, non si contano in periferia i campetti come quello di via Mendoza, a Mostacciano, occupati abusivamente da famiglie rom. Una sola certezza in tutto questo marasma è che lo sport e le sue strutture nella Capitale non sono tutelati.

Sono anni che si parla di realizzazione degli stadi di Lazio e Roma eppure, anche in questo caso, nulla di fatto.

Al contrario, solo problemi su problemi. La mancata manutenzione degli impianti che già ci sono non fa altro che rimarcare come sia necessario quanto prima affrontare la situazione. Sia per la fatiscenza delle strutture sia perché chi è che si ritrova ogni giorno a pagare sono i romani. Alcuni fra gli storici stadi del nostro calcio per lungo tempo in disuso o abbandonati a sé stessi. Impianti che si sono ritrovati in questa situazione in parte per incuria, in parte per disinteresse delle municipalità, oppure perché sostituiti da stadi di recente costruzione.

Alcuni di loro, però, hanno trovato una nuova vita e sono stati oggetto di importanti progetti di recupero che hanno tracciato un nuovo percorso di utilizzo futuro.

Il panorama di stadi italiani è vasto, forse mediamente vecchio, ma permette uno sguardo ampio e piuttosto trasversale sui diversi stili architettonici, e soprattutto sulle sorti degli impianti, fra compressi d’uso e diverse gestioni attuate nel corso degli anni.




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