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Il peso ossessivo delle aspettative

Noi, la generazione del Duemila


Ultimamente sono girate sui social, sui tg, e tramite articoli di giornale, diverse notizie di diversi ragazzi che, purtroppo, si sono suicidati a causa dell’università.

Ragazzi che mentivano sul loro andamento accademico ma che, poi, non hanno più retto quella pressione e hanno deciso di compiere questo gesto estremo, facendo, così, crollare quel castello di bugie che si erano costruiti. Ma la domanda da porsi qui è una: per quale motivo hanno sentito l’esigenza di costruirsi questo castello immaginario di bugie? La risposta, forse, è tanto banale quanto pesante: perché non gli era permesso sbagliare.

Perché nella società odierna, non è ammissibile fare il proprio percorso con i propri tempi. Perché essere uno studente universitario fuoricorso, aggiunge, automaticamente, l’etichetta di “sfaticato” all’individuo. Al giorno d’oggi non si fa più caso alla salute mentale e fisica degli studenti (di qualsiasi grado, dalle elementari all’università), si fa caso solo al risultato che portano a casa. Perché, ad oggi, è quello a definirti come persona. Puoi anche essere un calderone di capacità, ma se non riesci a finire un percorso di studi nei tempi stabiliti (da chi ancora non ci è dato sapere) allora non vali nulla. Come detto prima non si presta più attenzione al benessere mentale degli studenti: i bambini iniziano a soffrire di ansia già dalle elementari, magari per una verifica, un’interrogazione.

Si preoccupano del voto che può incidere sul loro andamento, invece di preoccuparsi di apprendere quanto viene insegnato. Imparano a memoria la storiella per prendere un bel voto, perché si deve fare così.

Ovviamente, poi (parlo per una buona fetta di studenti), fuori dai libri, non riescono a capire ciò che accade intorno a loro, perché sono le stesse scuole e università a non fornire loro gli strumenti adatti. L’importante, però, come dicevo prima è portare a casa buoni voti, perché così facendo si può diventare qualcuno.

La colpa non è, a mio avviso, delle scuole o delle università e via dicendo: esse si trovano all’interno di un sistema che funziona così da molto tempo e si sono adeguate tempi or sono.

È questo sistema ad essere marcio, ad essere tossico per gli studenti, perché li carica di aspettative, pretende da loro il massimo in tempi brevi, premia chi si laurea in 4 anni anziché in 6 (in medicina, ad esempio.

A buon intenditore poche parole) e sostiene che il sonno è tempo perso. Non si preoccupa del benessere soprattutto mentale loro, al contrario: se a 20 anni soffri di ansia allora non sei normale, perché non è possibile avere questo genere di problemi a 20 anni.

Ovviamente poi finita l’università, con non poche difficoltà sia economiche, a volte, come detto, psicologiche e quant’altro, si cerca di entrare nel mondo del lavoro dove la situazione è deprimente. Lavori sottopagati, orari disumani, capi e a volte colleghi che fanno mobbing e inducono le persone a fuggire, magari per rivalità, magari semplicemente per invidia.

Questo sistema è marcio dalla radice: la pressione forte li spinge a mentire agli stessi genitori, perché probabilmente anche loro caricano i figli di troppe aspettative.

Si pensa a come plasmarsi per essere migliore a tutti, e non a come formarsi per sé stessi in primis e per essere un elemento utile all’interno della società. Molti sono ragazzi che dopo anni di studio, sudore e sacrifici, sono costretti a migrare all’estero in cerca di migliori condizioni, lasciando qui i propri affetti, le proprie amicizie, la propria casa.

Questo sistema non valorizza lo studente, il lavoratore o l’individuo in generale.

E’ un sistema che mette tutti contro tutti in una gara per stabilire chi è migliore: un sistema marcio e tossico che può solo peggiorare.



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