• Marco Caridi

Intervista ad una poetessa artificiale: "PoesIA"

La capacità di comunicare è una prerogativa solo umana?

Forse a molti verrebbe di rispondere: “certamente”! Ma se ci fosse un’intelligenza artificiale (IA) in grado di dialogare, commentare, discutere, inventare al pari degli esseri umani? Potrebbe sembrare fantascienza eppure è sin dal primo dopoguerra che l’uomo, in quel meraviglioso ambito della ricerca scientifica cognitiva, sta studiando le cosiddette “macchine pensanti”. Basti ricordare il test di Turing, dall’omonimo matematico inglese che lo definì nella metà del secolo scorso, per valutare se un computer si comporti in modo intelligente o meno. Il test consiste nel far comunicare attraverso una serie di domande a quiz un essere umano con due interlocutori nascosti: un computer dotato di IA ed un essere umano. Se durante il test il conduttore del quiz non riesce a distinguere l’umano dalla macchina allora l’intelligenza artificiale ha superato il test.

Vero è che solo nell’ultimo decennio questi intenti si sono trasformati in realizzazioni grazie alla evoluzione tecnologica ed al contributo sinergico di numerosi scienziati e centri ricerche in ambito computer science di tutto il mondo. Basta per ora con le parole, passiamo ai fatti, seguitemi in questo viaggio verso un futuro oramai prossimo. Abbiamo oggi nostra ospite una giovane aspirante poetessa “anonima” che chiameremo per convenzione PoesIA ed a cui, approfittando della sua presenza, vogliamo porre alcune domande:

Benvenuta!

Grazie.


Quanto è importante il tempo nella tua vita?

E' vero che ci sono tempi, ma non sempre ….


Che cosa è l’intelligenza artificiale?

Il concetto di intelligenza artificiale si riferisce alla scienza dell'informatica, che nel corso degli ultimi anni ha portato ad una nuova concezione della mente umana e delle emozioni ….


Cosa pensi della poesia? Io sto scrivendo un poema di mia invenzione, non ho mai voluto scriverlo in versi. E' stato scritto per il piacere del lettore e l'ispirazione mi ha spinto a scrivere la prima opera….


Ti piacciono le opere di Dante Alighieri? I suoi versi mi sono piaciuti molto, anche per l'arte della poesia che è stata raccontata dalla sua opera a livello nazionale ed internazionale.... Parliamo di Edgar Allan Poe. Preferisci i suoi racconti del terrore oppure le struggenti poesie d'amore? Non saprei, ma a mio parere questi testi sono tra i migliori della letteratura americana ….


Grazie di essere intervenuta!

Grazie a voi!


Alcune risposte si possono considerare notevoli, interessanti e intense, ma è proprio questo il punto su cui ci si vuole soffermare: intense? Verrebbe anche l’istinto di ritrovarsi in quelle parole che un letterato sceglie con cura ed attenzione attingendo da ogni sfumatura del vissuto. L’essere poeta del resto, lo si può vedere come un processo complesso in quanto si lavora sulle fondamenta proprie e sulle architetture interne del cuore, sulla percezione che si ha di una determinata esperienza e si tenta, vivendo prima e rielaborando poi, di esprimerlo con la poesia e tutto questo emerge e si percepisce anche solo parlando con questa anonima poetessa artificiale. Nell’intervista si identificano lessico, sintassi, strutture testuali della lingua italiana, metalli fusi a creare una lega che evidenzia una mistura di competenze ed esperienze. Questa macchina stupefacente, dopo letture e riletture dei testi inseriti al suo interno durante la fase di apprendimento, dopo aver “ragionato” sui quesiti posti, ha creato sequenze di parole perfettamente rappresentative del contesto spingendosi oltre con una creatività tipica quasi del genio umano. Possiamo insegnare tutto questo ad una macchina? In effetti, al punto in cui siamo con lo sviluppo tecnologico la risposta è ragionevolmente “si”.

E’ proprio grazie a questa possibilità offerta che l’uomo ha potuto ampliare ancor di più il campo di azione delle proprie idee e della propria creatività “biologica”. Basti pensare, solo a titolo di esempio, a “Lost Tapes of the 27 Club“. Un EP (una sorta di mini album audio digitale) uscito lo scorso anno che vede protagonisti un insieme di artisti che in comune hanno la prematura età di quando ci hanno lasciato: 27 anni, di Kurt Cobain, Jim Morrison, Ami Winehouse e Jimi Hendrix. Grazie all’IA, utilizzando la memorabile storia di questi artisti, si è riusciti a riprodurre inediti con la loro voce, il loro stile la loro arte nel fare musica.

Ma, a prescindere dalle finalità perseguite, sicuramente nobili e preziose, e dall’originalità dell’idea di impiegare l’IA in una missione come questa, la vicenda accende, una volta di più, i riflettori su una questione che è ormai arrivato il momento di affrontare. Gli algoritmi scrivono parole, sono autori artificiali, si ispirano al passato per produrre opere originali in qualsiasi settore artistico. Si potrebbe in questi casi parlare di violazione del diritto d’autore? La creatività artificiale, probabilmente, merita forme di tutela diverse da quelle che sin qui hanno protetto e promosso la creatività degli uomini. Piuttosto è affascinante pensare che attraverso queste metodologie matematiche si riesce a riportare alla luce qualsiasi grande artista del passato rendendolo, sotto certi aspetti, eterno ed immortale. Tutto questo non deve far paura, anche queste sono una sorta di creazioni artistiche, invenzioni dell’uomo nel tentativo innato di imitare se stesso, forse non ci si rende conto che si è in un processo evolutivo darwiniano della specie che sta tentando di ribellarsi al concetto di “fine”. Ci riuscirà?

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