L’anello mancante, il Duca che fece grande la B.P.D.
- Giuseppe Grande

- 16 ore fa
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Capita spesso, quando si ricostruisce una sequenza di eventi, di accorgersi che tra due di essi manca il legame necessario al fluire della continuità del racconto.
Si dà poi il caso, alle volte, che ciò che manca nella ricostruzione sia l’identificazione della scintilla che ha dato origine a fantastici sviluppi industriali e sociali ancora oggi in evoluzione ed in perfetta salute.

Mi riferisco alla storia industriale della Città di Colleferro partendo dalle condizioni in cui veniva a trovarsi alla fine del secondo conflitto mondiale.
Nell’Anno del Signore 1945 lo Stabilimento B.P.D. di Colleferro era un ammasso di rovine per via dell’effetto dei ripetuti bombardamenti; i pochi macchinari sopravvissuti erano stati razziati dai tedeschi in ritirata; il Trattato di Pace vietava qualunque attività relativa all’unico know how in possesso dell’Azienda: la fabbricazione di munizionamento militare.
A questa disastrosa situazione si aggiunse il 3 novembre la morte del Fondatore e Presidente della Società: l’Ingegnere Leopoldo Parodi Delfino che non aveva eredi maschi perché i suoi due figli Gerardo e Paolo erano morti cadendo con il proprio aereo.
Tutto perduto? No!
Perché è a questo punto che subentra l’Anello Mancante.
Perché anello mancante?
Perché di uno dei più efficaci e capaci imprenditori del miracolo economico italiano del secondo dopoguerra; perché di chi ha guidato e realizzato una gigantesca opera di diversificazione trasformando una fabbrica di munizionamento in una Azienda leader nel campo degli insetticidi, dei deodoranti, dei saponi in polvere, dei filati concorrenziali al nylon; della progettazione e costruzione di carrozze ferroviarie e carri frigoriferi, della produzione di cemento di altissima qualità per la ricostruzione delle abitazioni degli italiani distrutte dalla guerra, di chi, con la carica di Presidente della B.P.D. dal 1945 al 1968, ha posto, con spirito visionario proiettato al futuro, le solide basi per consentire a Colleferro di divenire leader italiano nell’industria spaziale, si sono quasi perse le tracce, viene citato raramente e di sfuggita nelle occasioni ufficiali di celebrazione dei successi colleferrini.
Il Duca Francesco Serra di Cassano è l’anello mancante, è la radice quasi dimenticata di un albero oggi rigoglioso.
Mi permetto qui di seguito, umilmente, avendo avuto il privilegio di lavorare al suo fianco, di riassumere brevemente l’impostazione che, nella rinascita italiana, il Presidente della B.P.D. ha dato alle produzioni militari quando nel 1951 all’Italia, in quanto membro della NATO, venne di nuovo consentito di produrre munizioni.
La riflessione fatta fu semplice e tempestiva e guidò le scelte che impressero alla Società una svolta determinante che aprì la porta del futuro alle strategie aziendali.
Il semplice colpo di artiglieria, il proiettile da cannone per intenderci, viene spinto da una energia che dopo la partenza del colpo resta confinata all’interno della bocca da fuoco; ciò crea una chiara limitazione alla distanza a cui il colpo può arrivare.
Se invece l’energia propulsiva è a bordo, la distanza che può percorrere è molto meglio gestibile anche perché a bordo può esserci anche un’energia di riserva, un secondo o un successivo stadio da accendere quando quello precedente ha esaurito la sua funzione propulsiva. Si tratta ovviamente di sostituire al cannone i razzi o i missili.
Questa è la svolta che il Duca Serra decise essere indispensabile per consentire all’Azienda di guardare con fiducia al futuro anche nella prospettiva di impegnare le proprie risorse nella nascente industria spaziale.
Alla B.P.D. mancava però la tecnologia della propulsione a razzo, sia dal punto di vista progettistico che da quello produttivo; le due vie vennero battute in parallelo, fu creato un Centro Studi Esplosivi per la ricerca e la messa a punto di varie formulazioni di cariche propulsive ed un Centro Studi Balistico per l’acquisizione di know how progettistico, di sviluppo e di prove sul campo dei propulsori a razzo.
L’impulso decisivo a questo approccio fu l’acquisizione, fortemente voluta dal Duca, del contratto di ripristino di razzi statunitensi da due pollici, restati in Italia come residuati bellici, necessari allora agli Stati Uniti per rimpinguare i propri arsenali prosciugati dalla guerra e di nuovo essenziali per gli imprevedibili sviluppi che avrebbe potuto avere la Guerra Fredda.
La campagna di ripristino dei razzi USA comportò la realizzazione di impianti per la produzione del propellente; per il confezionamento della carica propulsiva; per lo smontaggio e l’assemblamento dei razzi; per le prove di combustione; per il collaudo del prodotto finito sia al banco sia in volo.
Ma soprattutto significò l’ingresso della B.P.D. nella progettualità e nella tecnologia della propulsione a razzo.
Effetto collaterale fu quindi l’assunzione e l’addestramento di personale dedicato a questa filiera progettistica e produttiva completamente nuova per la B.P.D..
In tempi immediatamente successivi, di nuovo con grande impegno manageriale e disponibilità a nuovi investimenti, si aggiunse una acquisizione ancora più rilevante: l’aggiudicazione alla B.P.D. del contratto per la produzione, per tutti i Paesi europei coinvolti nel programma, dei motori del missile antiaereo Hawk per conto della NATO.
Anche per questo programma fu creato un apposito impianto di produzione del propellente, di assemblaggio del motore e di prove balistiche al banco statico.
La qualità con cui l’Azienda affrontò anche questa sfida diede luogo a tre risultati fondamentali per il futuro:
l’inserimento da parte dell’Agenzia Spaziale Europea della B.P.D. nella categoria dei fornitori di motori a propellente solido per uso nello spazio;
la realizzazione, da parte dei progettisti ricercatori e sperimentatori dei Centri Studi, di razzi sonda pluristadi ricavati da modifiche sia ai motori prodotti per l’Hawk sia ai razzi ripristinati per l’USA, razzi sonda lanciati a quote attorno ai 5.000 metri dal poligono di Salto di Quirra in Sardegna, un primo assaggio dello spazio;
inserimento diretto e con grande successo scientifico industriale e commerciale nelle attività degli Enti Spaziali Europei con la progettazione, sviluppo e produzione dei “motori d’apogeo”, ricavati direttamente dai propulsori dell’Hawk, da inserire nei satelliti per gestire il loro posizionamento nell’orbita finale.
Gli eventi successivi non hanno fatto altro che confermare la lucidità e la lungimirante visione del futuro con cui il nostro Presidente ha impostato l’evoluzione della B.P.D. verso i successi di oggi.
Nel giorno di Santa Barbara del 1995, nel sessantesimo anniversario della Città, il Sindaco Silvano Moffa ha consegnato al Duca Francesco Serra di Cassano le “Chiavi” di Colleferro.
Il Comune gli ha dedicato una strada nell’area di sviluppo industriale delle medie e piccole imprese.
Fu per lui una grande gioia quando lo invitai a Kourou, nella Guyana francese, per un lancio di Ariane, dedicò grande curiosità alla visita alla torre di lancio e alla sala di controllo; assistette con emozione al decollo ed al volo del lanciatore che confermava la validità delle scelte fatte quando partecipare alle missioni spaziali poteva rappresentare solo un sogno ed una aspirazione della Società.
Fu una settimana indimenticabile.
Poi in una torrida giornata di Agosto del 1998 il Duca ci ha lasciati, anzi il Dottore ci ha lasciati, perché a chi lo chiamava Duca diceva: se proprio mi vuole dare un titolo mi chiami Dottore, questo me lo sono guadagnato studiando.




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