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L'era dei social e l'era dell'apparire

Noi, la generazione del Duemila


Cinque. Sembra solo un numero, vero? Eppure quel “cinque” ha un significato: erano gli anni di un povero angelo morto nell’incidente di Casal Palocco.

Un incidente causato da un gruppo di ragazzini che volevano farsi “fighi”, per usare il gergo di oggi, girando un video mentre guidavano un’auto di grossa cilindrata ad alta velocità, non curanti di quello che avrebbero potuto causare.

Una non curanza e una sbruffonaggine che, alla fine, hanno portato alla tragedia. Ma ora io vorrei porre l’attenzione su un argomento che, secondo me, sta a monte di questo indicibile fatto: l’uso che i giovani fanno dei social oggi e i motivi.

Nell’era della tecnologia (e dell’apparenza) sembra che la cosa più importante, al giorno d’oggi, sia quella di mostrare, apparire per ottenere qualche “like”, ovverosia qualche forma di approvazione digitale.

Molti ragazzi, già da giovanissimi, iniziano ad approcciare i social con l’idea di diventare, poi, “youtubers”, “influencer”, “tik tokers” e molti per raggiungere questo scopo sono disposti a tutto, anche a partecipare a sfide (o per meglio dire “challenges”, nel linguaggio social) anche molto pericolose, non rendendosi conto che il pericolo al quale essi si espongono rischia di coinvolgere altre persone.

Tutto per ottenere qualche “likes” e, quindi, visibilità. Ma la domanda da porsi allora è: per quale motivo i giovani d’oggi hanno così tanto bisogno di apparire, di essere approvati e notati? Perché pur di essere notati partecipano e creano questi eventi che loro chiamano “challenges” (forse perché fa più “figo” chiamarle così) non curanti delle conseguenze?

L’incidente di Casal Palocco si sarebbe potuto evitare?

Con grande probabilità sì e oggi quel povero angioletto potrebbe essere ancora con la sua mamma, il suo papà e la sua sorellina. Invece, per la “smania” di farsi notare da parte di 3 ragazzini che, anziché studiare per costruirsi un futuro, hanno pensato bene di mettersi al volante 50 ore all’interno di un SUV di grossa cilindrata, quel piccolino ha perso la vita e una famiglia è stata spaccata e ora è dilaniata dal dolore.

E tutto questo per apparire.

Un bambino ora non c’è più per la voglia di apparire di qualcun altro.

Credo che attualmente si stia facendo un pessimo uso dei social che, se andiamo a vedere fino in fondo, possono essere usati anche per cause buone e nobili: dopotutto grazie ai social è possibile venire a conoscenza di ogni cosa che accade nel mondo e anche intervenire per fare qualcosa a riguardo (si pensi, ad esempio, alle varie raccolte fondi lanciate per aiutare le persone colpite durante i disastri naturali; o al fatto che i social permettono alle persone che vivono a distanza di vedersi e condividere comunque dei momenti). Ciò che, quindi, voglio dire è che la colpa non è dei social come strumento ma dell’utilizzo che ne viene fatto, in particolare dai giovanissimi.

Questa “bravata”, come l’hanno definita i genitori dei ragazzi del SUV, è costata la vita ad un bambino piccolo e ha causato tanto dolore a una famiglia. Tutto per apparire. E, purtroppo, non è l’unica situazione grave dove i ragazzi mettono a rischio la loro vita e quella altrui. Ricordiamo, ad esempio, la sex roulette di cui si parlava qualche mese fa, che consisteva in una “challenge” dove gruppi di ragazzi e ragazze si riunivano per avere rapporti intimi senza protezione alcuna e chi rimaneva incinta, perdeva. Qui, anche, si metteva a rischio la propria vita (perché oltre al rischio di rimanere gravida, si incorreva anche nel rischio di prendersi qualche malattia) non curanti del fatto che avrebbero potuto generarne di nuove, solamente per gioco. Qui a farne le doppie spese erano, in particolar modo, le ragazze che oltre a incorrere, come i ragazzi, nel rischio di prendersi qualche malattia, incorrevano anche nel rischio di una gravidanza indesiderata.

Mi duole dirlo ma purtroppo i giovani d’oggi non hanno freni, gli viene permesso tutto e a volte sono gli stessi genitori a spingerli a intraprendere una “carriera” nei social, con la prospettiva di essere notati e diventare famosi. Non hanno valori. Sono incauti e non curanti (ovviamente non parlo per il 100% dei ragazzi, ma per una buona parte delle nuove generazioni), gli interessano i “likes”, i commenti alle foto, le condivisioni.

Il problema, come ho detto, non sono i social, ma l’uso che ne viene fatto e, purtroppo, molti giovani ne fanno un uso sconsiderato e pericoloso.

Voglio concludere ponendo a voi una riflessione: perché, secondo voi, i giovani d’oggi hanno questo gran bisogno di apparire?



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