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L'intelligenza artificiale, nelle scuole divide

Negli ultimi tre anni abbiamo iniziato a convivere con una nuova categoria di strumenti digitali: gli assistenti conversazionali basati sull'Intelligenza Artificiale Generativa.

A differenza dei software tradizionali, questi sistemi sono in grado di comprendere il linguaggio naturale e rispondere alle nostre domande cercando e riorganizzando informazioni, scrivere testi, riassumere documenti, tradurre contenuti, generare codice e assisterci in un numero crescente di attività quotidiane.



ChatGPT è probabilmente il più conosciuto, ma non è l'unico: oggi esistono numerosi strumenti con caratteristiche simili che stanno rapidamente entrando nelle case, nelle aziende, nelle professioni e nella vita di tutti i giorni.

Ogni grande innovazione porta con sé entusiasmo, dubbi e inevitabili resistenze. Sta accadendo oggi con l'Intelligenza Artificiale Generativa e, in particolare, con il suo possibile utilizzo nelle scuole. C'è chi la considera un'opportunità straordinaria per l'apprendimento e chi teme che possa trasformarsi nell'ennesima scorciatoia, capace di ridurre l'impegno e il pensiero critico degli studenti.


Non si tratta nemmeno di uno scenario lontano. Il tema è già arrivato anche nel Lazio, dove alcune scuole hanno partecipato alle sperimentazioni promosse dal Ministero dell'Istruzione per valutare come l'Intelligenza Artificiale Generativa possa affiancare la didattica. L'obiettivo non è sostituire il docente né delegare lo studio agli algoritmi, ma comprendere come questi strumenti possano diventare un supporto per sviluppare capacità di analisi, ricerca e spirito critico.

Un dibattito che riguarda anche il nostro territorio, perché i ragazzi che oggi siedono sui banchi di scuola saranno i professionisti che domani lavoreranno con queste tecnologie.

Sono preoccupazioni comprensibili.

Ma forse la storia può aiutarci a osservare questo cambiamento con una prospettiva diversa.

Quando le prime calcolatrici tascabili iniziarono a diffondersi, molti insegnanti e genitori temevano che i ragazzi avrebbero smesso di fare i conti, dimenticando le basi della matematica.

Oggi quella discussione sembra quasi curiosa. Nessuno si scandalizza se un ingegnere, un architetto o un commercialista utilizzano una calcolatrice. Semplicemente, abbiamo imparato che conoscere la matematica e saper utilizzare una calcolatrice sono due competenze complementari, non alternative.

Forse oggi stiamo vivendo qualcosa di molto simile.

L'Intelligenza Artificiale Generativa rappresenta, per molti aspetti, la prima vera calcolatrice del linguaggio.

Se la calcolatrice automatizza il calcolo numerico, un modello linguistico automatizza parte dell'elaborazione del linguaggio: aiuta a sintetizzare un documento, organizzare idee, tradurre testi, analizzare informazioni, scrivere una prima bozza o spiegare un argomento complesso.


Naturalmente questo non significa che possa sostituire il pensiero umano.

Così come la calcolatrice non ha sostituito la matematica, l'Intelligenza Artificiale Generativa non sostituirà la capacità di comprendere, verificare, ragionare e creare. Anzi, renderà queste competenze ancora più importanti.

La vera sfida non è imparare a usare ChatGPT o uno specifico strumento.

Gli strumenti cambieranno rapidamente.

La vera competenza sarà imparare a dialogare con queste tecnologie, formulare domande efficaci, riconoscere quando una risposta è incompleta o errata e sviluppare quello spirito critico che nessun algoritmo può sostituire.

È una riflessione che riguarda anche il mondo della scuola.


Non perché qualcuno debba stabilire come insegnare o cosa introdurre nei programmi, ma perché è difficile immaginare che le nuove generazioni possano affrontare il proprio futuro senza conoscere strumenti destinati a diventare parte della quotidianità, proprio come è accaduto con Internet e con la calcolatrice.

Più che insegnare una tecnologia, forse sarà importante insegnare un metodo: utilizzare l'Intelligenza Artificiale con consapevolezza, sapendo quando affidarsi al suo supporto e quando, invece, fermarsi a ragionare autonomamente. Anche il nostro territorio può osservare questa trasformazione da una posizione privilegiata.

L'area della Valle del Sacco ha costruito negli anni una forte identità industriale e tecnologica, dall'industria manifatturiera all'aerospazio. Oggi l'innovazione non riguarda più soltanto le imprese, ma coinvolge anche il modo in cui si formano le competenze delle nuove generazioni. Il dibattito sull'Intelligenza Artificiale, quindi, non è qualcosa che accade altrove: riguarda anche le nostre scuole, le nostre famiglie e il futuro dei ragazzi che vivono nel nostro territorio.


Esiste poi un altro aspetto di cui si parla ancora troppo poco: l'utilizzo responsabile dell'Intelligenza Artificiale.

Ogni richiesta inviata a un assistente conversazionale viene scomposta in migliaia di token, le unità elementari con cui un modello linguistico interpreta il testo e costruisce la risposta.

Dietro quella che, per l'utente, appare come una semplice conversazione, si attiva una complessa infrastruttura composta da migliaia di processori grafici (GPU), server ad alte prestazioni e sistemi di raffreddamento distribuiti nei grandi data center.


Uno studio pubblicato nel 2023 dai ricercatori della University of California, Riverside, tra i primi ad analizzare il tema, ha stimato che una conversazione di circa 20-50 domande e risposte con un assistente conversazionale possa comportare un consumo idrico complessivo dell'ordine di mezzo litro d'acqua, considerando sia il raffreddamento dei server sia l'acqua impiegata indirettamente per produrre l'energia elettrica necessaria al loro funzionamento.

In altre parole, utilizzare l'Intelligenza Artificiale significa consumare risorse. Proprio come abbiamo imparato a non sprecare acqua, energia elettrica o carta, dovremo imparare anche a non sprecare token. Fare domande più chiare significa ottenere risposte migliori, ridurre i costi, diminuire il numero di elaborazioni necessarie e, indirettamente, limitare anche l'impatto ambientale.

Un aspetto che assume ancora maggiore importanza considerando che il costo dei modelli di Intelligenza Artificiale, anziché diminuire, tende ad aumentare al crescere delle loro capacità. Forse, quindi, la questione non è decidere se l'Intelligenza Artificiale sia buona o cattiva. La vera domanda è un'altra: saremo capaci di educare le persone a utilizzarla nel modo giusto?

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