• Alessandra Lupi

L'Italia dei borghi, patrimonio da salvare

Viaggio nei luoghi della nostra cultura identitaria soggetti a spopolamento.

La Penisola, da nord a sud, è ricca di paesi incantevoli, frammenti di storia sperduti nel paesaggio.

Romagnano al Monte

Sotto il peso degli anni e dell'abbandono, c'è una parte del nostro Paese che sta scomparendo, i borghi abbandonati stanno aumentando sempre di più.

Secondo l'Istat sono più di 6000 i borghi abbandonati italiani e più di 5000 sono i piccoli centri a rischio.

Sparsi da nord a sud della nostra penisola, non sono più un'eccezione ma una realtà diffusa su tutto il territorio nazionale.

Luoghi talvolta dimenticati, portavoce di identità locali di valore inestimabile, racchiuse tra quelle mura che si stanno pian piano sgretolando.

A seguito del boom economico del secondo dopoguerra, l'Italia ha conosciuto il momento di massimo abbandono dei borghi per spopolamento: è il grande esodo della popolazione che ha abbandonato il paese di origine alla ricerca di lavoro e benessere in città.

Un fenomeno che coincide anche con l'abbandono dell'agricoltura a favore dell'industrializzazione, è a partire da questi anni, infatti, che i centri iniziano a svuotarsi, fino ad arrivare all'abbandono totale.

Il fenomeno dello spopolamento però non è riconducibile solo alle cause sopra citate, i fattori sono molteplici e sono da ricercare in motivi storici e naturali, inizialmente, riguardo alle prime, si ricordano le guerre e le epidemie a seguito delle quali la popolazione si vedeva costretta ad emigrare.

Altre cause determinanti sono state nel corso degli anni calamità naturali, terremoti e frane.

Se si mettono a confronto le motivazioni dell'abbandono emerge che una guerra o il desiderio di maggior benessere hanno solo motivato le persone a spostarsi nelle città vuotando i piccoli paesi mentre i disastri naturali hanno contribuito al danneggiamento (talvolta in modo irreversibile) di un patrimonio inestimabile.

La presenza di tali realtà, ormai definibili come “ghost town” è riscontrabile in tutto il mondo.

Le regioni a più alta concentrazione sono quelle del Meridione, anche se nel Settentrione la Liguria spicca come primato negativo.

“Le Belle Addormentate protagoniste... sono i borghi abbandonati d'Italia, quelli che costellano tutta la nostra Penisola da nord a sud, frammenti di storia sperduti nel paesaggio...” (Mocciola 2015).


Civita di Bagnoregio

L'emblema delle città abbandonate del Lazio e non solo, è Civita di Bagnoregio, appoggiata da secoli su un colle di tufo, chiamata “la città che muore”.

Per ogni frana (frequente), Civita perde un pezzo, restringendosi ogni giorno di più, cercando di sopravvivere abbarbicata a quel tufo, a collegarla un ponte sospeso percorribile solo a piedi.

Conta solo undici abitanti a causa della condizione di precarietà strutturale che ha svuotato il paese. Negli ultimi anni però diverse abitazioni sono state ristrutturate e d'estate ospitano artisti e vacanzieri stranieri, grazie ai quali oggi Civita sta vivendo una nuova fase di sviluppo, grazie ai turisti che arrivano ogni anno per ammirarla ma che allo stesso tempo ha reso necessario forme di accesso controllato per non danneggiare il fragile equilibrio delle antiche strutture.


Forglieta

Vicino ad Arpino, in provincia di Frosinone, si trova Forglieta, un borgo abbandonato dagli anni '70. Avvolto dal silenzio, facendo un giro tra le vie e le mura ormai diroccate, si capisce che la vita era scandita dal passare lento del tempo e dai ritmi della campagna.

Con cautela è possibile visitare questo borgo in un'atmosfera che riporta indietro di centinaia di anni: il mulino, la scuola, le case in pietra, a testimonianza di antiche tradizioni e lavori rurali.

E' abitato da una sola persona, un eremita che ha deciso di abbandonare la folla e vivere in solitudine da circa 18 anni.

Monterano Antica

A ovest del lago di Bracciano e a due km dal paese di canale Monterano, tra i monti della Tolfa e i monti Sabatini si trova l'antico feudo di Monterano.

Possedimento degli Orsini, la fioritura del borgo avvenne dopo l'acquisizione del feudo da parte della famiglia Altieri, che vantava come membro insigne Emilio Bonaventura Altieri, divenuto papa con il nome di Clemente X nel 1670.

Il feudo venne arricchito di notevoli costruzioni la cui progettazione fu affidata al Bernini, vennero così alla luce la Chiesa e il Convento e la famosa fontana ottagonale.

Ma la nuova vita non durò a lungo, la malaria dapprima e un incendio da parte dell'esercito francese nel 1800, misero fine alla tormentata storia di Monterano.

Chia

Nel viterbese, un luogo ricco di storia e di fascino che fece innamorare Pier Paolo Pasolini, con la sua classica posizione etrusca, collocata sulla cima di un altopiano circondata da orti e pascoli e profonde forre, da cui sale l'impeto dei torrenti che nel Medioevo muovevano le macine dei mulini, di cui oggi restano testimonianze.

Era il 1963 quando Pasolini arrivò in questo angolo di Tuscia e se ne innamorò tanto da girarci qualche scena de “Il Vangelo secondo Matteo”, qualche anno più tardi il suo sogno di comprare la torre si avverò.

Chia oggi è una frazione del comune di Soriano nel Cimino: un borgo di circa 400 persone. L'antico nucleo, risalente al 1100 d.C., seppure attualmente fatiscente e in completo abbandono, conserva ancora la sua pianta originale e ha un notevole interesse storico.

Galeria Antica

Le rovine di Galeria Antica, sono arroccate su uno sperone tufaceo immerse nell'Agro Romano a nord della capitale.

La vegetazione ha preso il sopravvento nell'antica fortezza abbandonata da più di due secoli, possedimento dei Conti di Galeria e appartenente poi alla famiglia Orsini.

Alcuni ritrovamenti etruschi fanno addirittura pensare che Galeria fu fondata al tempo della dominazione etrusca e la testimonianza del loro sicuro passaggio è dato dalla presenza nella zona di alcune piccole necropoli con tombe sparse qua e là nella gola sottostante l'abitato.

I passaggi di mano della città fortificata sono vari fino ad arrivare al grande calo della popolazione con la malaria del 1700, ormai in rovina e ridotta a rifugio di disperati, fu completamente abbandonata nell'anno 1809.

Oggi è meta di escursioni naturalistiche. Nelle grotte sono stati trovati resti di messe nere riti satanici.


Celleno

A pochi Km da Civita di Bagnoregio si trova un borgo arroccato su uno sperone tufaceo, sconosciuto a molti, Celleno, un borgo fantasma colpito da epidemie, frane e distrutto interamente da un terremoto del 1931.

Il nuovo borgo fu costruito non molto lontano e, ad oggi, conta 1500 abitanti. La parte abbandonata, invece, è ancora un intreccio di viuzze. Poco distante, lo scenografico ponte che porta alla piazza con l'antico castello, che conobbe la rivalità di Guelfi e Ghibellini, feudo anch'esso degli Orsini.

Recentemente un progetto di riqualificazione fa ben sperare che Celleno possa diventare una nuova Civita di Bagnoregio.

Reopasto

In provincia di Rieti, frazione del Comune di Contigliano. Reopasto è un borgo molto antico di origini altomedioevali, fondato dai Conti dei Marsi.

Abbandonato negli anni '60, è oggi ridotto a ruderi e non ha più tracce del passato tranne la chiesa di Sant'Andrea, settecentesca, che anche se in cattivo stato, risulta ancora di pregio con il suo interno affrescato.

Il fascino dei luoghi abbandonati si accompagna al loro destino, fotografarli e raccontare la loro storia permette in parte di farli rivivere.

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