• Silvano Moffa

La strana sindrome del Sindaco Sanna

La maggioranza comunale di sinistra, guidata dal sindaco Sanna da quasi sette anni, soffre di una strana sindrome: la sindrome del passato.

Non è la prima volta, e probabilmente non sarà neanche l’ultima, che, per difendere il proprio operato, se la prende con “i danni ereditati” dalle passate amministrazioni di destra.

Una sindrome che sconfina nell’ossessione.

Pierluigi Sanna, Sindaco di Colleferro

Ora, a parte la banale considerazione che, dal 1993 in poi, si sono succedute per più di venti anni amministrazioni di ugual colore politico (centrodestra) ma non perfettamente assimilabili fra loro, per la diversità dei sindaci e dei componenti, come è naturale che fosse, c’è da ricordare che se, oggi, Colleferro presenta il volto di una città moderna, dotata di servizi e di infrastrutture degne di nota, al netto della sua condizione socio-economica precarizzata e resa dolente dalle non-politiche degli ultimi anni, lo si deve proprio a quegli anni di svolta, a quel decennio in cui si gettarono le basi di uno sviluppo e di una crescita protratta per lunghissimo tempo.

Una crescita di cui, per molti versi, hanno lucrato le successive amministrazioni, e continuano a beneficiare anche gli attuali amministratori.

La bontà e l’efficienza di una amministrazione, da che mondo è mondo, si misura sulla qualità e il numero delle opere realizzate.

Vogliamo provare a fare un riassunto delle opere realizzate in passato ed ereditate da chi ha governato dopo quel periodo?

Ve ne proponiamo un elenco. Iniziamo dalla sanità.

Argomento complesso e di straordinaria attualità, visto come sono andate le cose con il successivo depotenziamento dell’ospedale, privato dalla giunta Zingaretti di reparti essenziali, senza che dal Palazzo comunale si levasse la minima protesta.

Al contrario, in quegli anni, furono messi in cantiere, dopo un braccio di ferro con la giunta di sinistra della Regione Lazio, la ristrutturazione e l’ampliamento dell’ospedale; fu costruita la sede distrettuale della Asl, dopo aver recuperato parte dell’area industriale dismessa della ex BPD (Fiat); fu trasferita la farmacia comunale da Piazza Italia (in affitto) a corso Garibaldi (in proprietà) e aperta una nuova sede nei locali della Coop.

Opere importanti furono realizzate per le attività sportive: il Palazzetto dello Sport, l’ampliamento della piscina comunale coperta, il bocciodromo, la palestra coperta della scuola Barchiesi allo Scalo, i campi polivalenti di via degli Atleti, la Club House del Rugby, i campi di tennis di via Giotto, la ristrutturazione e copertura dello stadio “Andrea Caslini” di via Berni, la ristrutturazione degli spogliatoi del campo polivalente di via degli Atleti.

Nel settore dell’edilizia scolastica fu costruita la scuola materna di via Carpinetana e furono ristrutturate le scuole Mazzini e Barchiesi (quest’ultima ampliata e dotata di mensa); fu rimosso l’eternit nella scuola media Petrarca e furono abbattute in tutti gli istituti le barriere architettoniche; furono recuperati capannoni industriali per accogliere la sede universitaria di ingegneria Meccatronica (assurdamente chiusa da chi è venuto dopo).

Palazzetto dello Sport

Quanto agli edifici pubblici e al loro uso eccone alcuni: Museo Marconiano, Museo Archeologico di via Carpinetana, Recupero dei Rifugi, Biblioteca, Cittadella della sicurezza in via Casilina, Centro di prima accoglienza in via dell’Artigianato, ludoteca in via Tiziano, trasformazione di capannoni industriali, acquisiti a costo zero, per realizzare la sala Conver, acquisizione e ristrutturazione del Teatro comunale, anche questo entrato nel patrimonio pubblico senza oneri aggiuntivi per la collettività.

Non meno rilevanti furono le opere nel campo della edilizia residenziale, sia pubblica che privata: dai 28 alloggi per gli sfrattati, ristrutturati dopo un complesso contenzioso e il fallimento della ditta appaltatrice protrattosi per lunghi anni addietro, alla definitiva realizzazione del nuovo quartiere di Colle Bracchi e alla urbanizzazione della località del IV Km, anche qui con la nascita di un nuovo quartiere, dopo aver rideterminato le distanze di sicurezza dal nucleo industriale in sede ministeriale e sulla base del diverso dimensionamento delle attività produttive svolte nell’area.

Tra le opere più rilevanti vanno annoverate quelle relative al servizio idrico.

La città, in alcuni consistenti porzioni, registrava da decenni una condizione di assoluta carenza di tale servizio. Soprattutto, nelle parti alte di Colleferro l’acqua potabile non arrivava nelle abitazioni e l’intera rete presentava perdite enormi.

Fu avviata, per la prima volta in maniera organica, la completa ristrutturazione della rete idrica.

Con l’acquisizione alla disponibilità del Comune del serbatoio del Simbrivio, fu finalmente risolto un problema gravoso per la cittadinanza.

Fu, nel contempo, ampliata la rete fognaria per oltre cinque chilometri e costruito il depuratore di Valle Macerina. E che dire dei parcheggi?

Ne possiamo contare almeno 15 di nuovi e attrezzati.

Tra i più importanti: il multipiano della stazione oltre quelli di viale Europa, via degli Esplosivi, via Berni, Largo Della Rosa, della Asl e del centro sosta.

Così pure piazze e percorsi pedonali furono al centro dell’attività di progettazione e di messa in opera.

Citiamo, tra le tante, le ristrutturazioni di piazza Italia (nella versione precedente a quella odierna) e di piazza Mazzini, la realizzazione dei nuovi marciapiedi in città e al IV Km (i più anziani ricorderanno come erano ridotti in precedenza), la costruzione delle nuove piazze Nassiriya, San Benedetto, della Posta; l’isola pedonale di piazza Gobetti, con la fontana e la scultura del compianto Roberto Gentili.

Ci furono, sempre in quegli anni, interventi infrastrutturali imponenti che hanno modificato radicalmente l’assetto viario della città, liberandola da ingolfamenti e dai nocivi impatti sulla qualità dell’aria, dovuti agli scarichi delle auto.

Citiamo, a solo titolo di esempio (l’elenco sarebbe troppo lungo) il completamento della circonvallazione di via dei Caduti del’38- via Bracchi e il raddoppio di via Fontana dell’Oste (oggi compromesso da un parcheggio che ne limita la portata e da una pista ciclabile tutt’altro che regolare, entrambi pericolosi).

Sempre negli stessi anni Colleferro veniva dotata di impianti di illuminazione in zone che ne erano completamente sprovviste, come il IV Km e via Casilina, mentre venivano potenziati quelli esistenti, installate le torri faro e le prime telecamere di sorveglianza urbana.

Piazza caduti di Nassirya

Quanto al verde pubblico e attrezzato, la lista è assai nutrita: la sistemazione dei giardini di piazza Italia, il “boschetto” di via Giotto, i giardini di Colle Sant’Antonino, di via dei Pioppi, della chiesa di San Bruno, di piazza Gaucci, di via Consolare Latina, del Murillo, di Fontana dell’Oste, il parco archeologico di Colle dell’Elefante, i giardini di via Latina, di Colleferro Scalo, le aree verdi di via O.Fallaci e via Artigianato, la realizzazione del Parco Fluviale, l’isola di piazza Aldo Moro, i giardini di piazza san Benedetto, via Colombo, via dei Larici, via delle Betulle.

E ancora: l’acquisto dell’area archeologica del Castello di Piombinara, per non parlare della piantumazione di alberi (alberi veri, non fuscelli) che ha arricchito enormemente la dotazione di verde del tessuto urbano.

Tra le tante idee realizzate ci piace ricordare anche la barriera verde costruita all’ingresso nord della città, un abbellimento indispensabile, utile a contenere l’impatto visivo, e non soltanto visivo, del cementificio.

Non solo, quella amministrazione di destra, tanto vituperata dai signorotti di oggi (alcuni all’epoca ancora non erano nati), seppe gettare le basi di quella che, nel lessico della moderna governance, viene chiamata pianificazione strategica.

Lo fece, dotandosi di strumenti urbanistici innovativi, all’avanguardia, che hanno fatto scuola, soprattutto in materia di concertazione pubblico-privato.

Ci riferiamo al Progetto Polis, grazie al quale sono nati il Palaolimpic, le aree alberghiere, direzionali e commerciali di via Casilina.

In quell’ottica furono sviluppati i programmi di riqualificazione, di recupero e integrato.

Tutti programmi elaborati dal Comune, approvati in sede regionale e portati avanti con determinazione, grazie ai quali si sono recuperate aree industriali dismesse ed è venuto alla luce il moderno e funzionale quartiere di Fontana dell’Oste, immagine emblematica della città nuova, ricalcante, nella struttura urbanistica, il modello originario del primitivo nucleo morandiano.

L’istituzione dell’Ufficio Europa (uno dei primi Comuni a farlo in Italia) consentì di ottenere finanziamenti comunitari per l’ampliamento dei pianti produttivi dell’artigianato (Piani PIP), la realizzazione del centro sosta lungo la via Casilina (oggi diventato uno dei luoghi più importanti e frequentati dell’Italia centrale, basti vedere il numero di camion e di tir che lo utilizzano), della sala Conver, già richiamata, del Bic (incubatore d’impresa), della riqualificazione dell’area e del corso fluviale per contenere le esondazioni del fiume Sacco (anche quest’area è stata lasciata nel totale abbandono).

Abbiamo lasciato alla fine, tra le opere realizzate, anche se in un elenco tracciato a memoria con il rischio di qualche dimenticanza, l’acquisizione del manufatto industriale dove si è realizzato l’Auditorium.

Fu quella un’operazione complessa. Richiese, tra l’altro, un intervento di bonifica della zona adiacente la struttura. Progetto, finanziamento e appalto furono tutte opere e atti di quell’amministrazione.

Sanna, tanto per intenderci, ha solo avuto la fortuna di tagliare il nastro. Come è avvenuto per il Centro Sosta (Truck Village).

Per non parlare dello Slim, ossia del Sistema logistico intermodale sul quale ritorneremo fra poco. Non prima di aver ricordato che le opere elencate non comportarono alcun aggravio di tassazione per i cittadini.

Anzi, le tariffe dell’acqua e dei rifiuti rimasero inalterate per oltre un decennio, mentre, con lungimiranza, si creavano società pubbliche, dal Gaia all’Asper, in grado di migliorare la qualità dei servizi e di ampliare il bacino occupazionale, con l’assunzione di migliaia di lavoratori, a cominciare da quelli finiti in cassa integrazione e messi sul lastrico dalla pesante crisi industriale degli anni Novanta.

Auditorium Fabbrica della Musica

E veniamo allo Logistica.

Il tema ha una sua valenza particolare.

Il Piano della Logistica fu molto osteggiato, all’epoca, dalla sinistra che sedeva all’opposizione.

Che strano destino!

Oggi, la sinistra - vedi Amazon, l’ultimo arrivato in quell’area – ne loda gli effetti, godendone come fosse opera sua lo sbarco di Jeff Bezos nel nostro comune.

Premesso che le multinazionali non si muovono a caso, e non scelgono dove installare i propri capannoni per favorire chicchessia, ma solo se vi trovano convenienza e se le aree deputate presentino i requisiti utili ad incrementare i loro traffici e le loro attività di e-commerce, vanno, a nostro avviso, precisate alcune cose.

Amazon è arrivata dalle nostre parti soprattutto perché la logistica, per funzionare, ha bisogno di infrastrutture adeguate, e quell’area le presenta per la maggior parte.

Anche se, è bene dirlo, andrebbe completata. Pochi sanno che nello Slim è previsto un anello ferroviario, di collegamento con lo snodo della stazione di Colleferro e con il Parco Giochi di Valmontone.

Il progetto è stato predisposto dalle Ferrovie dello Stato su impulso di quella (tanto biasimata dai sinistri giovanotti) amministrazione di destra.

Il finanziamento dell’anello ferroviario - o almeno una quota di partecipazione per la sua realizzazione - poteva essere messo sul tavolo delle trattative con il colosso Amazon, evitando le lusinghe di qualche posto di lavoro furbescamente alimentate in campagna elettorale e, poi, puntualmente, scioltesi come neve al sole alla scadenza dei contratti a tempo determinato. Di più.

La Logistica era ed è ancora per il territorio un fattore di sviluppo essenziale.

Non averlo compreso a suo tempo – ma chi lo aveva intuito e realizzato, ne era pienamente consapevole - è stato un errore.

Ma lo è ancor più oggi, a fronte dei cambiamenti che stanno intervenendo lungo l’asse casilino, nella zona a sud della provincia romana fin nel cuore del frusinate.

Tra non molto, a Ferentino nascerà un nuovo polo logistico, in grado di integrarsi con l’area di sviluppo industriale del capoluogo ciociaro e di alzare il livello di competitività con lo Slim.

Se non si provvede quanto prima a dotare il piano della logistica del nostro comune dell’anello ferroviario e non si fornisce agli imprenditori che hanno investito in quei luoghi uno strumento adeguato di gestione, si rischia di essere schiacciati tra il nuovo polo della logistica di Ferentino e la realtà turistico-commerciale che si va potenziando a Valmontone (anche qui con contraccolpi nefasti per il settore commerciale colleferrino, già in profonda crisi, come abbiamo più volte documentato su queste stesse colonne).

Sarebbe un vero peccato.

Dopo essere stati i primi, oltre venti anni fa, a intuire la portata economica e sociale dei sistemi logistici integrati, si condannerebbe Colleferro ad un declino inarrestabile.

Declino, purtroppo, già in atto.

Piange il cuore nel constatarlo.

Analogo discorso vale per i rifiuti.

Argomento delicato e al tempo stesso reso ostico da una serie di “non verità” disseminate spudoratamente nel tempo, nel nome di un ambientalismo di facciata dal sapore prettamente ideologico. Non staremo qui a ripetere cose che abbiamo più volte chiarito in materia di termovalorizzazione e di discariche.

Ci limitiamo ad osservare che, come sempre, il tempo è galantuomo. Quell’impiantistica tanto discussa oggi viene realizzata dovunque.

Con risultati importanti, sia in termini di impatto ambientale, di risorse economiche, di occupazione e di contenimento delle tariffe, oltre che di risoluzione della gestione complessiva dei rifiuti. Va dato atto all’attuale amministrazione, non esitiamo a riconoscerlo, di aver reso possibile la raccolta differenziata.

Anche se, ad onor del vero, i primi esperimenti, sollecitati dalla Provincia (a suo tempo, anch’essa guidata dalla destra), furono avviati con le giunte precedenti e poi, chissà perché, sospesi.

Ma la raccolta differenziata, per quanto positiva, nulla toglie alla poca avvedutezza nel trattare il complesso tema dei rifiuti nella sua versione industriale e nella sua dimensione pubblica, sia sul versante del mancato revamping degli impianti di Colle Sughero e della messa a dimora della discarica di Colle Fagiolara, sia in termini di gestione societaria, con i passaggi dal Gaia a Lazio Ambiente a Minerva.

Tutti argomenti non esauribili nello spazio di un articolo, su cui andrebbero scritti interi volumi, a dimostrazione della complessità delle questioni in gioco e a testimonianza delle innumerevoli falsità raccontate al solo fine di far presa sui mutevoli umori della gente.

Comunque sia, ognuna delle opere ricordate qui sommariamente per titoli meriterebbe una narrazione a sé.

Perché si tratta di opere che hanno richiesto lungimiranza, cultura progettuale e idee di pianificazione fuori dal comune in anni difficili e tormentati.

Opere compiute con il concorso di intelligenze, maestranze, operatori e dipendenti pubblici di notevole spessore. Opere condivise dall’opinione pubblica in quanto frutto di una Idea di città.

Opere destinate ad una comunità pronta a imboccare la strada della rinascita, senza lasciarsi sopraffare dalla rassegnazione.

Fu quello un periodo fiorente, checché ne pensino i signorotti sinistri che albergano oggi nella casa comunale.

E dovrebbero, questi signorotti, usare parole più rispettose rivolgendosi al passato.

Rammentando che, se oggi Colleferro può lustrarsi gli occhi con l’effige di città dello Spazio, lo deve a chi, nei rispettivi ruoli e nelle diverse responsabilità, all’interno dell’Avio e ai vertici del Comune, ideò e fondò, letteralmente, una Comunità tra i Comuni europei produttori di componenti dell’Ariane. Solo che quella Comunità, assurta a soggetto istituzionale riconosciuto come tale in sede europea, doveva servire a proporre progetti e attirare risorse dall’Europa.

Tutt’altra cosa rispetto ad usarla come semplice vetrina per le proprie fortune politiche.


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