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Lo spazio della piazza

COLLEFERRO - Secondo il vocabolario Treccani: “Area libera, più o meno spaziosa, ...che si apre in un tessuto urbano, al termine di una strada e più spesso all’incrocio di più vie, e che, limitata da costruzioni, spesso architettonicamente importanti, e abbellita talvolta da giardini, monumenti, fontane, ha la funzione urbanistica di... dare accesso a edifici pubblici, di servire da luogo di ritrovo e di riunione dei cittadini, costituendo non di rado il centro della vita economica e politica della città o del paese”.

Nell'antica Grecia la piazza, che si chiamava Agorà era il 'centro' del potere religioso e commerciale della città e soprattutto centro della funzione politica e giudiziaria, il luogo simbolo della democrazia della polis.

Nella cultura romana, la piazza centrale rappresentava, come l'Agorà, il fulcro della vita della comunità, ma anche il suo simbolo, perciò, maestosa, pulita e grande; doveva essere costruita con un porticato e connessa al tempio, assumendo così anche il ruolo di vero centro geometrico della città storica, veniva chiamata Foro. Le città maggiori avevano più fori, in ognuno dei quali si teneva uno specifico mercato (del pesce, del vino, dei buoi ecc.).

Ogni foro si trovava generalmente all'incrocio delle due strade cittadine principali: il cardo e il decumano massimo; nelle zone rurali esso sorgeva in genere all'incrocio tra due strade consolari.

La piazza ancora oggi è il riferimento principale nel quale la città si riconosce, ci fa comprendere non solo lo spazio urbano in cui viviamo ma, soprattutto, quello in cui ognuno di noi aspira a vivere, il mondo cui desideriamo appartenere. Secondo l’architetto Franco Purini: “La piazza è una componente urbana quanto mai ambigua. Per i non architetti la piazza è il luogo che crea la socialità, l'incontro e lo scambio. In realtà, nella città moderna, è la strada l'elemento dinamico dalla vocazione sociale, mentre la piazza, a parte per qualche evento, rimane pressoché deserta. La piazza, quindi, non può essere ridotta al solo luogo di spazio della socialità urbana: essa è un intervallo del costruito, un vuoto senza il quale non sarebbe possibile leggere la città (come gli spazi tra le parole).”

Secondo il teorico e storico dell’arte americano George Hersey, il ‘significato nascosto della piazza’ è “il dialogo che lo spazio aperto ha con il suo passato remoto, cioè con i cambiamenti che nel corso del tempo hanno cambiato l’idea della matrice originaria. Nell’architettura contemporanea le scelte architettoniche sono motivate da percezione e sensazione, nella rivoluzione industriale si dava più peso alla quantità che alla qualità, nel modernismo si cercava di mantenere un atteggiamento aperto ed elastico nei confronti dei problemi sociali, mentre invece nell’era digitale il ruolo dell’immagine è esasperato e si predispongono spettacolarità e coinvolgimento emotivo”. Nella pittura di Giorgio De Chirico, la piazza è l’elemento che delinea superfici nette e volumi precisi. Luce e ombra definiscono gli edifici e ne contrastano il peso.

Secondo Camillo Sitte, architetto, urbanista e pittore austriaco della seconda metà dell’Ottocento, il modello della piazza va dedotto a posteriori, schematizzando gli esempi esistenti e studiandone le caratteristiche, la piazza è uno spazio aperto cintato da edifici porticati, come il teatro della vita cittadina

L’Architetto Giuseppe Samonà, nel Novecento, definisce la piazza l’‘archivio di pietra’ della città, un luogo di trasformazione e di memoria.

La piazza, ovvero lo spazio aperto, è l’ambito fisico e concettuale che mette in relazione l’architettura con la città. Non è solo un elemento di cui la città si compone, ma è soprattutto il luogo in cui si manifesta l’immagine della città.

Lo spazio aperto visto come luogo dello “stare” influenza la forma della piazza assimilandola ad una corte, ad un volume d’aria ben preciso, anche attrezzato con sedute. Se, invece, lo spazio aperto è una parte della città vista come organismo unitario, in cui la qualità dello spazio urbano ha come fine il bene collettivo, allora la sua forma si fonda sui principi che governano la natura (disegno dei giardini, viali alberati, rotonde verdi…).




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