• Valentina Bartolini

LO SPLENDIDO BAROCCO DELLA COLLEGIATA

Il nome Valmontone appare per la prima volta in un documento del 1139 e il significato sembrerebbe “valle soprastata da un monte”, ma anche se l’etimologia non è certa, certo è il fatto che il centro della città sorge su un’altura tufacea e il suo profilo, dominato dal Palazzo Doria Pamphili e dalla Collegiata di S. Maria Assunta, crea uno skyline ben riconoscibile.

La mole imponente del palazzo e gli interessanti affreschi al suo interno, firmati da importanti artisti seicenteschi, sono protagonisti di molte pubblicazioni su Valmontone, relegando il più delle volte la chiesa in secondo piano. I due edifici, inscindibili uno dall’altro, sono eco del celebre stile barocco romano e donano alla città quello stesso fascino teatrale, che lascia lo spettatore in stato di stupore e meraviglia, che si può fotografare in tante piazze della capitale.

L’ovvio parallelismo, con i dovuti rapporti del caso, è con la celebre Piazza Navona simbolo della potenza temporale del papato di Innocenzo X Pamphili, dove domina il palazzo famigliare, oggi sede dell’ambasciata del Brasile, e la contigua chiesa di S. Agnese in Agone, firmata da Borromini.

I Pamphili alla metà del Seicento erano all’apice del potere ed è nel 1651 che Camillo, nipote di papa Innocenzo X, acquista dai Barberini Valmontone, per il quale inizia così il massimo splendore artistico e monumentale. E’ nel 1683, trent’anni dopo la fine dei lavori per il palazzo, che iniziano i lavori di costruzione della nuova Collegiata che sorge su un’antica chiesa gotica di cui rimangono superstiti solo un lacerto di muro e una parte di pavimento marmoreo.

A dirigere i lavori è chiamato un già collaboratore della famiglia Pamphili, Mattia de’ Rossi, architetto prediletto della cerchia di Bernini, che aveva avuto la fortuna di accompagnare il celebre artista nel suo viaggio in Francia presso la corte del Re Sole e che aveva curato la costruzione di molte sue opere.

Tra queste la più significativa per Valmontone è il cantiere di S. Maria in Montesanto a piazza del Popolo, poiché si riscontra un’evidente derivazione della pianta ovale allungata sull’asse longitudinale, della cupola ellittica e del portico classicamente equilibrato che si ritrovano nel progetto valmontonese.

Il de’ Rossi, invece, riprende da S. Agnese in Agone la forma concava della facciata dando così movimento ed eleganza all’insieme, smussando l’effetto massiccio e lineare della mole del palazzo.

Il portico concavo e le sue quattro colonne con capitello ionico sono incorniciati da due torri campanarie gemelle, a tre ordini sovrapposti, che vanno ad allinearsi con il contiguo palazzo; la sua forma concava va ad abbracciare il fedele che entra e che si ritrova in un vasto ambiente il cui asse maggiore, portale d’ingresso-altare maggiore, indirizza l’occhio sulla grande tela d’altare dipinta da Lorenzo Gramiccia alla metà del Settecento e raffigurante l’Assunzione della Vergine, totalmente aderente ai dettami iconici e stilistici del tempo. La cupola, che si imposta su un alto tamburo e risulta leggermente schiacciata, all’interno domina lo spazio immettendo luce dai sei finestroni che si aprono nel tamburo e dalla lanterna; i suoi costoloni, sottolineati dal rilievo in stucco bianco, creano un bellissimo disegno andando idealmente a continuare i raggi di luce naturale filtranti dalla lanterna.

Nelle sei cappelle laterali, create nello spazio tra due anelli concentrici ben visibili in pianta, si possono ammirare quadri seicenteschi e settecenteschi di vari artisti.

Nel 1689 la chiesa risulta già edificata e consacrata, sappiamo infatti che l’anno successivo si dovevano completare solo lavori minori.

Il palazzo e la Collegiata sono le uniche strutture superstiti dell’antico nucleo urbano a seguito dei bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale; la chiesa, già restaurata in seguito a questi, vede l’ultimo restauro, in ordine temporale, quello presentato il 6 dicembre 2020 e riguardante la cupola e il suo rifacimento in piombo, oltre al restauro della struttura sottostante. La bella illuminazione rende suggestiva la vista del centro cittadino anche dopo il calar del sole e questo fa si che, sia di notte sia di giorno, l’occhio sia appagato dalla bellezza del complesso.

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