• Ivan Quiselli

OSPEDALE RIDOTTO A SCATOLA VUOTA

Aggiornato il: mar 5

SEMPRE PIU' PENALIZZATI CITTADINI E UTENTI DEL COMPRENSORIO

L'emergenza sanitaria dovuta all'impatto violento contro la Sars-Cov2 ha sottoposto le strutture sanitarie delle province del Lazio ad una pressione superiore ad ogni possibilità di adeguata risposta, nonostante l’enorme impegno profuso dal personale sanitario e nonostante il dispiegamento di tutti gli strumenti utili a fronteggiare tale straordinaria e nefasta evenienza. Una situazione terribile, quella determinata dalla Covid 19, che è andata ad innestarsi con quella, già grave e strutturalmente debole, della sanità laziale, oggetto - negli anni - di eredità fatte di tagli e di mancati investimenti, ostaggio della gestione decennale per niente funzionale e della spudorata ingerenza della politica.

L'ospedale civile di Anagni, un tempo fiore all'occhiello della Sanità ciociara e regionale, è un fulgido esempio di questo tipo di gestione poco attenta fatta di commissariamenti, tagli, investimenti sbagliati, che hanno badato soprattutto ai conti e molto poco ai livelli di prestazioni. La sua storia, fin dalla sua nascita, si è intrecciata con le fondamenta costituzionali del nostro Paese, con la sua crescita civile e democratica e il suo sviluppo economico e sociale: chiuso nel novembre 2012 con un provvedimento scellerato e nonostante un’ordinanza contraria del Consiglio di Stato, l'ospedale di Anagni è - ad oggi - una sorta di "scatola vuota" la cui inattività penalizza un numero importante di utenti del comprensorio a vantaggio della sanità privata, con una conseguente possibile trasversalità d’interessi e di forze di ogni genere.

Un quadro decisamente poco confortante davanti al quale, però, non si arrendono le associazioni e i comitati civici che strenuamente - ultimo baluardo - si oppongono a questo modello privatistico di Sanità che nel corso dei decenni è stato promosso dai diversi governi a colpi di tagli, accorpamenti e chiusure di ospedali, distruzione della medicina e dell’assistenza territoriale, sottomissione del diritto alla salute agli imperativi del “rigore di bilancio”: primo, fra tutti, il comitato "Salviamo l'ospedale di Anagni", formato da diverse associazioni, comitati di quartiere, liberi cittadini, tutti convinti che solo con la forza di una mobilitazione estesa sul territorio e di massa è possibile invertire la tendenza e ripartire su nuove basi.

Recentemente, in una lettera inviata al prefetto di Frosinone Ignazio Portelli, il

Comitato “Salviamo l’ospedale di Anagni” ha affermato che, "essendo Anagni un sito industriale molto importante, per l’apporto che fornisce all’economia del territorio, necessita di un’attenzione particolare in questo momento cruciale, per la ripartenza socio-economica dell’intero paese".

"Per questi motivi - è scritto ancora nella lettera - la presenza di un Presidio Sanitario adeguato è fondamentale, per mettere in sicurezza e garantire le condizioni di lavoro delle maestranze che affluiscono ad Anagni quotidianamente e anche delle popolazioni residenti. Occorre quindi un deciso intervento presso le autorità competenti per ripristinare almeno l’assistenza sanitaria di base, ormai del tutto scomparsa".

Ad oggi, quel "deciso intervento" ancora non c'è stato e la situazione sanitaria nel territorio a nord della provincia di Frosinone continua ad essere strutturalmente disastrosa.

Malgrado ciò, in tanti, ad Anagni e dintorni, sperano in un futuro "sanitario" migliore.

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