• Paolo Massi

Pino Capuano: idee nuove per rilanciare il commercio

Una associazione commercianti che, scavalcando addirittura ambientalisti ed amministrazione comunale, chiede a gran voce di restituire spazi ai cittadini togliendoli alle autovetture è un evento più unico che raro da queste parti.

Cosa succede?

Pino Capuano, Presidente dell’Associazione Commercianti

Siamo alla ricerca di una ricetta che possa permettere di rilanciare il commercio di vicinato che sta vivendo ed ha vissuto negli ultimi anni un periodo di forte crisi.

Tra le cause di questa crisi, crediamo ci sia l’uso esagerato dell’automobile negli spostamenti in città.

Le grandi strutture commerciali hanno intercettato e sfruttato fin dall’inizio questa insensata abitudine che ha svuotato le vie cittadine di persone e le ha riempite di macchine.

Negli anni 70-80 le strade di Colleferro erano piene di gente che passeggiava, poi siamo arrivati ad avere fino a 2-3 macchine a famiglia con la pretesa di poterci ciascuno muovere in macchina da un negozio all’altro come se si stesse andando a piedi.

Molti sono convinti che il passaggio di macchine favorisca il commercio in città. In realtà non è così.

Una volta salita in macchina la persona è automaticamente attratta da quelle strutture in cui facilmente troverà parcheggio anche se poi, paradossalmente, il tratto di strada percorso a piedi dal parcheggio alla grande struttura commerciale a volte supera di gran lunga il tratto di strada che la persona avrebbe percorso da casa propria alla rete del commercio di vicinato.

Senza contare che l’uso smodato dell’automobile in città oltre a danneggiare il commercio di vicinato favorisce la disgregazione sociale ed aumenta l’inquinamento.

L’associazione commercianti ha invitato più volte i cittadini a lasciare l’auto in garage e ad uscire a piedi. Pur essendo estremamente d’accordo questo invito devo dire però che passeggiare a Colleferro è un’impresa tutt’altro che facile e piacevole. Anzi oggi è proprio un’impresa.

E’ chiaro che ci sono anche interventi strutturali da fare per rendere la città più accessibile ai pedoni.

Abbiamo, ad esempio, più volte acceso i riflettori sulla necessità di un intervento urgente in via Consolare Latina.

Questo tratto di strada negli anni non ha beneficiato di alcuna valorizzazione a scopo commerciale, manca qualsiasi tipo di infrastruttura in particolare marciapiedi, arredo urbano, illuminazione, panchine.

Chi la percorre ogni giorno, tra cui moltissimi studenti, è costretto ad effettuare pericolosi slalom tra macchine in sosta e marciapiedi che si alternano a tratti di carreggiata.

La via risulta essere scarsamente attrattiva se non pericolosa, per chi intende fare acquisti nei negozi presenti.

I primi ed unici progetti che prevedevano la pedonalizzazione o la parziale pedonalizzazione di alcune strade del centro commerciale di Colleferro risalgono alle giunte di Silvano Moffa di fine anni 90. Al di là della pedonalizzazione di piazza Gobetti, tali progetti furono negli anni successivi ampiamente osteggiati da alcuni commercianti, fino a determinarne il loro parziale o totale naufragio. Cose le fa pensare che oggi, se il comune fosse in grado di presentare progetti credibili, tali progetti sarebbero accolti in maniera diversa?

I grandi cambiamenti sono da sempre osteggiati. Bisogna avere il coraggio di portarli avanti.

Qualche anno fa, progetti di questo tipo erano considerati forse troppo all’avanguardia. Oggi abbiamo una moltitudine di casi di successo in cui, dopo l’inevitabile levata di scudi iniziale, cittadini e commercianti si sono resi conto della bontà del cambiamento tanto da non voler più tornare indietro.

E’ necessario però spiegare bene ai cittadini cosa si vuole fare, attraverso quali tappe e perché.

Soprattutto è fondamentale avere un progetto organico, ben strutturato e condiviso.

Un percorso in cui sia ben chiaro da dove si parte e dove si vuole arrivare, in quanto tempo, con quali iniziative e quali investimenti.

Se si procede senza una visione chiara, con iniziative estemporanee, poco condivise e al di fuori di un progetto di insieme, il risultato rischia di essere negativo e la reazione quasi sempre di difesa.

A proposito di iniziative estemporanee, domenica 12 Dicembre l’amministrazione, forse incalzata proprio dalla vostra campagna a favore di più spazi per le persone, ha chiuso totalmente al traffico veicolare alcune strade del centro. L’esperienza non sembra aver dato i risultati sperati tanto da determinare una precipitosa (forse troppo) marcia indietro nel week end successivo. Perché le cose non sono andate come sperato, secondo lei?

A fronte della vasta superficie chiusa al traffico le iniziative messe in campo erano pochissime. Alcuni negozi erano chiusi ed altri aperti.

Ecco perché, e torno a ripetermi, è necessario il confronto e la messa in atto di una strategia di insieme.

Una strategia che includa anche una regolamentazione del commercio condivisa.

Alla fine si è preferito fare repentinamente marcia indietro piuttosto che analizzare il caso in maniera critica e cercare di apportare le modifiche necessarie.

Come associazione commercianti avevate presentato una proposta all’amministrazione comunale per il periodo di Natale. Cosa prevedeva a grandi linee e come è stata accolta ?

Era stata ipotizzata la presenza di eventi e strutture fisse in vari punti della città tra cui una pista di pattinaggio in largo San Francesco (piazzale della Posta) ed un villaggio di Babbo Natale al Murillo.

Era stato fatto l’invito ad incentivare l’uso dei parcheggi di via Berni e piazzale della piscina (nel quale invece anche quest’anno sono state posizione le giostre [n.d.r.]) ed auspicato un accordo con AVIO per l’utilizzo del parcheggio di largo Oberdan.

Da queste aree di parcheggio il centro sarebbe stato raggiungibile a piedi in meno di cinque minuti e sarebbe stato possibile creare qualche spazio in più per i pedoni.

Era stato fatto anche l’invito ad iniziative volte ad incentivare l’abbellimento di balconi e terrazze.

Alla fine nulla di quanto proposto è stato accolto. Tuttavia siamo stati chiamati come associazione, a cose fatte, per essere informati sulle iniziative in programma. Abbiamo apprezzato la considerazione e speriamo di essere chiamati in futuro anche per esprimere un parere consultivo.


Come ogni anno, le vie centrali dello shopping sono state caratterizzate a Natale da ingorghi, aria irrespirabile, auto in doppia fila, attraversamenti pedonali occupati dalle auto, rumore, tanto che in molti si sono diretti verso la città finta dell’Outlet per fare con i propri cari una passeggiata in una atmosfera natalizia. Possiamo dunque sperare di vedere l’anno prossimo più persone e meno auto?

L’associazione commercianti da me presieduta si è esposta, anche a costo di risultare impopolare ed infastidire qualcuno, al fine di spingere verso un certo tipo di cambiamento.

Ci vuole coraggio.

Al di là della situazione specifica del periodo natalizio, mi auspico soprattutto di incontrare in futuro la disponibilità e la determinazione da parte dell’amministrazione comunale ad affrontare in maniera seria ed organica la questione del commercio a Colleferro.

La stessa determinazione che questa amministrazione ha già dimostrato in altre occasioni.

Spero in un progetto condiviso di sviluppo pluriennale, elaborato con la collaborazione di professionisti esperti e, perché no, addirittura degli stessi che operano nel settore delle grandi infrastrutture commerciali.

Continuare ad andare avanti in modo discontinuo ed estemporaneo non è soltanto inutile ma anche controproducente.

Tra Roma e Frosinone, Colleferro è l’unica realtà in grado di proporre una offerta di oltre 400 esercizi commerciali. Riqualificando città ed offerta non è detto che la Colleferro commerciale non possa addirittura arrivare ad essere complementare all’Outlet.

Grandi speranze e buoni propositi quindi che richiederanno un notevole impegno e, senza dubbio, una forte convinzione.


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