• Paolo Massi

QUEL PROGETTO RIMASTO NEI CASSETTI

Aggiornato il: mar 11

Pedonalizzazione, aree verdi, parcheggi pubblici e percorsi coperti. Il restyling di via XXV Aprile

L’impatto che l’epidemia di covid-19 ha avuto e sta ancora avendo nella nostra società è sicuramente un impatto multidimensionale: salute, economia, lavoro, vita e relazioni sociali sono stati tutti investiti da profondi cambiamenti che probabilmente non svaniranno del tutto quando l’epidemia sarà finita.

Una delle conseguenze di tali profondi cambiamenti, ma anche della situazione di lockdown totale che nessuno di noi prima d’ora aveva mai sperimentato, sta investendo su scala planetaria il tessuto connettivo e gli spazi delle nostre città.

In realtà, alcuni processi erano in atto da anni nelle città dalla governance lungimirante e attenta ed il Covid ne ha, con la potenza di una deflagrazione, messo in luce in maniera chiara e limpida validità e consistenza.

Nei due mesi di lockdown totale si è sperimentato cosa significhi avere aria pulita nelle città ed è emerso senza alcun dubbio che il traffico veicolare è una delle cause più importanti di tale mancanza. Si è capito il valore delle relazioni sociali, dell’avere libertà di movimento, della possibilità di fare una passeggiata. Pochi hanno avuto l’esigenza, dopo settimane di lockdown di chiudersi nell’abitacolo di una macchina. Moltissimi o quasi tutti si sono riversati nelle strade a camminare.

Un fiume di gente ha invaso a piedi o in bicicletta parchi e strade cittadine apprezzando come non mai il contatto con la natura, il valore degli spazi per le persone, delle relazioni sociali e delle occasioni di scambio che ne derivano.

Di fronte a questo “risveglio” generalizzato, le città che già avevano iniziato un certo tipo di percorso (quelle dalla governance lungimirante ed attenta) hanno di fatto accelerato processi in atto di aumento dello spazio pubblico a disposizione delle persone, creazione di strade senza auto, realizzazione di corsie ciclabili in centro città, recupero degli edifici.

Molte di queste hanno abbracciato senza più timori ed incertezze concetti come quello di città da 15 minuti (di cui si è parlato nel numero scorso di questo giornale) forti di un consenso ora più che mai consapevole e convinto.

Altre città invece (ed in queste duole dover includere Colleferro), sembrano non aver visto o voluto cogliere la grande opportunità di cambiamento che il Covid ha offerto loro. Tali città si sono adagiate sull’illusione di una ritrovata vitalità post-lockdown derivante si dal suddetto “risveglio” delle coscienze, ma soprattutto dai risvolti secondari (e probabilmente solo temporanei) delle misure di contenimento:

1. La didattica a distanza e la chiusura delle palestre hanno di fatto provocato il ritorno dei giovani nelle strade in mancanza delle occasioni di socializzazione offerte dalla scuola e soprattutto in mancanza delle palestre.


2. La diffusione dello smart-working (che poi sarebbe home-working) e la riduzione del pendolarismo (che durante la settima svuotava cittadine e paesi) hanno determinato un aumento di persone per le strade e traffico congestionato come non si vedevano da anni.


3. La chiusura dei centri commerciali/outlet nei fine settimana ha riportato un pò più di clientela in alcuni negozi del centro e soprattutto nei bar, nei momenti in cui, i vari decreti, ne hanno consentito il funzionamento.

Discorsi come restituzione dello spazio alle persone dopo averlo tolto alle auto, utilizzo dei parcheggi periferici per decongestionare il centro (a proposito in quel che rimane del parcheggio strategico di viale Europa sono appena tornate le giostre), trasformazione delle aree commerciali della città da garage a cielo aperto a salotto urbano, non se ne facevano prima del covid e non se ne fanno adesso.

L’ ennesima mano di bianco alle strisce pedonali, che nessuno rispetta e nessuno farà mai rispettare, la foto di rito per i social dove l’ordinario diventa straordinario e l’argomento è chiuso.

Bisogna risalire alla fine degli anni 90 per ritrovare la volontà agire sulle aree commerciali della città al fine di renderle fruibili soprattutto alle persone, di creare piazze e luoghi di incontro, di ridurre il traffico veicolare e favorire la mobilità a piedi ed in bicicletta.

Uno dei progetti più ambiziosi, insieme a quello realizzato di piazza Gobetti, fu quello di creare un’area tipo “outlet” nella centralissima viale xxv Aprile, servita dal parcheggio di viale Europa.

L’idea visualizzata nella foto in alto venne in seguito sviluppata in un progetto ben più ampio che però si concluse maldestramente circa 10 anni fa, con una realizzazione estremamente ridotta e poco funzionale, che nulla aveva più a che vedere con l’idea originale.

Il tutto grazie all’ostracismo di alcuni, ad una politica poco lungimirante del consenso spicciolo ed al totale disinteresse da parte delle associazioni ambientaliste. Di fatto però, oggi, piazza Gobetti e la zona pedonale incompleta di viale xxv Aprile, costituiscono gli unici spazi di incontro ad uso soprattutto di bambini ed anziani nella distesa di asfalto e automobili parcheggiate che è il centro di Colleferro.

Il Covid, al di là dei suoi risvolti purtroppo drammatici, si sta rivelando a tutte le latitudini, una opportunità per ripensare in chiave sociale e sostenibile la mobilità e gli spazi di moltissimi paesi e città. Colleferro non è tra queste.

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