• Roberto Felici

RESTAURARE SI, MA FARLO BENE

Aggiornamento: mag 5

Considerato che il giornale “Il Monocolo” ormai è diffuso in molti paesi della Valle del Sacco, paesi storici adagiati tra le catene dei monti Lepini e Prenestini, penso sia opportuno occuparsi del recupero di molti fabbricati ubicati nei centri storici dei nostri meravigliosi borghi.

Negli ultimi decenni la maggior parte degli interventi e degli investimenti

sono stati realizzati ristrutturando e restaurando vecchi edifici, più o meno di valore e più o meno storici o parte della memoria delle città.

Operazioni lodevoli. Come è sempre lodevole conservare antichi edifici altrimenti destinati all’incuria e all’abbandono. Così lavorando, si restituiscono nuova vita e attività e si dotano le città di infrastrutture e nuove funzioni anche con architetture di indubbia qualità. Molti architetti e strutturalisti si impegnano in virtuosismi complicati.

Mancando norme definite e scritte, chi stabilisce i limiti delle trasgressioni formali e volumetriche, chi decide sui materiali, sulle colorazioni e sulle tecniche impiegate per ottenere un buon risultato? A chi spetta la cura e il controllo di un buon inserimento dell’opera ristrutturata nel contesto urbano?

Attualmente tale responsabilità è demandata ai Sovrintendenti, per lo più architetti con la stessa formazione dei progettisti. Funzionari dello Stato che devono farsi carico di una enorme responsabilità. Una responsabilità che facilmente può trasformarsi in “potere”. Vecchio vizio della autoreferenzialità di una funzione pubblica che, anche in questo ambito, presenta spesso i limiti della più rigida e supponente burocrazia.

E’ tempo che si colga, al contrario, l’utilità di un dibattitto che metta al centro la partecipazione attiva, nelle scelte e nelle decisioni, delle stesse città che, altrimenti, devono sopportare decisioni in alcuni casi opinabili.

Si è visto dipingere di color travertino il vero travertino. In molti edifici ristrutturati appaino intonaci perfetti, colorati in colore pastello, luminosissimi e pulitissimi. Gamme di colori per lo più discordanti con la memoria dell’autentico colore d’origine, che nasceva pulito per poi essere patinato dal tempo, mentre ora, grazie alla formidabile qualità chimica delle nuove coloriture, diventano intangibili.

Con quale risultato? Facile a dirsi. Basta osservare. Un attento riscontro. Ed ecco spuntare alla vista palazzi secolari che sembrano costruiti appena ieri.

Improponibili manufatti del tempo che fu avvolti in stucchi e rivestimenti che sembrano decorazioni al limone e fragola, come le torte al gelato. “Forse, se tornassimo a giocare fidandoci più degli altri e meno dei galloni che abbiamo sul berretto, il buon gusto tornerebbe a prevalere e potremmo di nuovo scoprire il fascino della bellezza e basta”.

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