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  • Marco Caridi

Rivoluzione digitale, tutta colpa di un diodo

Negli ultimi decenni si è assistito ad una continua ed inesorabile diffusione delle tecnologie informatiche e delle telecomunicazioni. Sono moltissime le aziende che devono il loro successo proprio alla crescente domanda di introdurre queste tecniche in diversi ambiti quali: la rassegna stampa, la fotografia, l’archiviazione documentale, la multimedialità, la telefonia, le telecomunicazioni, l’industria ecc. ecc.

Oggi, anche grazie alla spinta determinata dalla pandemia che ha colpito l’intero pianeta, questa crescita sta diventando una vera e propria “Rivoluzione Digitale” della società. Basti pensare a quanti slogan fanno uso della parola “digitalizzazione”, sembra di ricordare sotto un certo punto di vista “la corsa all’oro” nell’Eldorado. Ma cosa si intende per “Digitalizzazione”? In che modo può aiutare nel futuro prossimo? Quando si sente parlare di digitale, ci si riferisce a tutto ciò che può essere rappresentato tramite due soli numeri, 0 ed 1. In contrapposizione quando invece si parla di analogico, ci si riferisce a ciò che opera per analogie attraverso riferimenti analoghi che somigliano a ciò che avviene nella realtà. Un esempio potrà chiarire meglio questa distinzione. L’orologio con le lancette è detto analogico, le lancette possono occupare un qualsiasi punto della circonferenza del quadrante, e i punti sono praticamente infiniti proprio come i momenti della freccia del tempo che scorre inesorabilmente; al contrario, un orologio digitale ha uno schermo su cui appaiono le cifre che compongono l’ora e le combinazioni non sono affatto infinite, tuttaltro sono 60x60x24. La digitalizzazione pervade ormai ogni ambito della nostra vita, grazie alla spinta della convergenza digitale verso i dispositivi mobili, esistono applicazioni di ogni genere: per la gestione dell'attività fisica, per ascoltare la nostra musica e per la lettura, strumenti per la gestione finanziaria e per la gestione dei meeting e delle attività di business. Tuttavia la rivoluzione digitale è iniziata da molti più anni di quanto si possa pensare. Si tratta infatti di un processo iniziato a partire dagli anni Cinquanta nei paesi industrializzati, che ha visto il passaggio da una tecnologia meccanica ed analogica a una tecnologia di tipo digitale appunto. Ci si può riferire alla rivoluzione digitale anche con l’espressione rivoluzione informatica, dove la parola rivoluzione non è usata casualmente, o con leggerezza, ma viene adoperata per esprimere l’impatto dei colossali cambiamenti sociali operati dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Information Communication Technology). Gli smartphone, il world wide web (il famoso “www” da inserire prima dei siti) hanno radicalmente cambiato la quotidianità di tutti coloro che abitano in un paese avanzato, incrementando i canali di informazione e comunicazione e dando inizio all’era dell’informazione prima e quella della conoscenza poi. Le tecnologie che maggiormente stanno modificando la nostra quotidianità sono essenzialmente quattro:

Dispositivi mobili: gli smartphone, dispositivi multifunzione, ci permettono di raggiungere informazioni e di comunicare in una quantità ristretta di tempo.

Social network: inutile negarlo, i social network costituiscono il mezzo principale per intrattenere rapporti di ogni tipo, anche lavorativo, nonché di raggiungere contenuti creati dagli utenti stessi.

Cloud computing: offre la possibilità di conservare informazioni in uno spazio non fisico, permettendoci di recuperarle in qualsiasi momento.

Internet delle cose: costituisce convergenza tra il mondo reale e quello virtuale, collegando gli oggetti fisici, di uso comune, alla rete. Sveglie che suonano prima in caso di traffico, vasetti delle medicine che avvisano quando dimentichiamo di prendere le medicine.

“Cittadini, vorreste una rivoluzione senza rivoluzione?” Era questo che chiedeva Robespierre ai suoi concittadini francesi, e non a torto, dato che ogni rivoluzione porta con sé un cambiamento, uno sconvolgimento, si potrebbe dire, della realtà attuale. La rivoluzione digitale non fa certo eccezione, essa ha già cambiato molto le nostre vite e le cambierà ancora. Nel corso degli anni ci siamo già adattati a molti dei cambiamenti che la rivoluzione digitale ha operato: non vediamo più i nostri programmi preferiti su una televisione spessa, ma su una a schermo piatto, e non diamo più dei colpetti quando non funziona, quando ci misuriamo la febbre non vediamo più una colonna di mercurio che sale verso la nostra temperatura, non aspettiamo più giorni per ricevere una lettera o una comunicazione, non battiamo più a macchina, non usiamo le cartine per recarci verso una destinazione, insomma, la nostra vita è decisamente diversa rispetto a pochi anni fa. Non è solo il nostro tempo libero, ad essere stato modificato dall’introduzione di queste nuove tecnologie, ma anche settori quali la pubblica amministrazione, con l’abbandono della modulistica cartacea con il risultato di snellire le pratiche burocratiche, la sanità, con lo sviluppo di tecnologie per il monitoraggio della salute, o persino l’agricoltura, grazie alla diffusione di tecnologie che possono aumentare la produttività. Quella digitale appare, quindi, come una rivoluzione altamente pervasiva che riguarda tutti gli aspetti della nostra quotidianità grazie anche all’introduzione di nuove tecnologie come l’intelligenza artificiale che stanno trasformando il modo con cui anche gli esperti del settore lavorano. Tornando quindi al paradigma dei due numeri 0 ed 1 che rappresentano l’elemento di base del mondo digitale, quali sono le tecnologie che sottostanno a questa architettura? Chi dobbiamo in un certo senso ringraziare? Agli inizi c'era solo il Dio-do. Un pezzo di materia, che ha posto le basi per l'evoluzione tecnologica dell'umanità. Proprio così un pezzetto di silicio, assimilabile ad un granello di sabbia, oltretutto nemmeno in condizioni di particolare sanità visto che occorre drogarlo per farlo funzionare, un dispositivo dalle caratteristiche elettroniche uniche, capace di comportarsi in modo diverso a seconda del verso con cui viene immerso in un campo elettrico. Un dispositivo con il quale costruire componenti più complessi, denominati Transistor, capaci di rappresentare elettronicamente proprio quei due stati logici indispensabili per entrare nel mondo digitale: 0 ed 1. Quello CMOS è il componente base nella realizzazione della logica binaria dei sistemi digitali. Layer dopo layer siamo arrivati al primo calcolatore elettronico e la sua architettura è oggi implementata in ogni computer, smartphone, etc. Una delle creature piu' stupide che l’umanità potesse inventare, capaci solo di fare calcoli semplici velocissimamente. Verso la fine degli anni 90’ hard-disk di 1 GB erano considerati capienti ed una cpu Intel da 90Mhz un fulmine! Oggi siamo 1000 volte più esigenti, ma i risultati sono simili cosa è cambiato? Il trade-off tra la necessità di fare cose sempre piu complesse e produrre velocemente risultati è certamente andato a discapito delle risorse hardware che si sono adattate crescendo di 1000 volte. Non dimentichiamo mai le basi perché nelle basi soltanto si cela la competenza più solida su cui vale la pena investire. Parola di Dio-do.

Beh non poteva che chiamarsi Diodo il seme a partire dal quale è stato generato tutto questo.

Per molti, la rete e la tecnologia costituiscono un bene secondario, non direttamente necessario al benessere dell’individuo, mentre considera prioritari beni quali l’elettricità, senza la quale non si potrebbe vivere. Tuttavia è in realtà possibile sopravvivere anche senza elettricità, basta soltanto fare scorta di candele. Il punto è che si vivrebbe isolati dalla società, soprattutto in contesti dove tutti si servono delle nuove tecnologie. Fingere che l’innovazione tecnologica, in conclusione, non esista non rende la vita impossibile, ma la peggiora.



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