• Alessandra Lupi

ROSSILLI, UN'ABBAZIA TRA STORIA E ROVINE

Aggiornato il: mag 5

FU ERETTA DAI MONACI BENEDETTINI SUI RESTI DI UNA ANTICA VILLA ROMANA

Luogo di devozione per i fedeli che ammiravano l'affresco della Madonna attribuito a Guido Reni.

Eretta sulle rovine di un’antica villa romana per iniziativa dei monaci dell’ordine di S. Benedetto, l’antica abbazia di Rossilli che tanta parte ha avuto nella storia religiosa del territorio, è chiusa al culto da parecchi anni; i motivi che a suo tempo resero necessario il provvedimento (ripristino e messa in sicurezza), ad oggi non hanno portato nulla di fatto e il santuario rischia di scomparire dalla tradizione e dalla memoria storica.

E’ sul finire del 1200 e con la bella somma di 3000 scudi in un lascito testamentario, che il monastero fu ristrutturato e riorganizzato, con un discreto numero di monaci, guidati da un abate.

In un’epoca imprecisata i monaci benedettini lasciarono il santuario che fu poi affidato alla giurisdizione di molti cardinali, grazie ai quali rifiorì il culto verso la Vergine Santa; molto conosciuto il nominativo del Cardinal Pietro Paolo Crescenzi titolare della badia dal 1611 al 1645 che restaurò l'intero complesso durante il suo lungo periodo di commendatario.

La devozione per l’affresco al suo interno rappresentante la Madonna che tiene in braccio il Figlio, fece sì che molti fedeli dei luoghi limitrofi accorsero per pregare, per chiedere intercessioni e per ringraziare.

L’affresco, col passare del tempo e per via della poca luce e dell’umidità, cominciò a rovinarsi, l’arciprete decise allora di collocarvi dinanzi una tela che riproduceva la stessa effige, la tradizione attribuisce l’opera al famoso artista bolognese Guido Reni intorno al 1600.

L’affresco oggi non è più visibile e del quadro e, di un’altra copia riprodotta in seguito, non ci sono tracce.

La chiesa è di forma rettangolare con tre navate e tre altari settecenteschi, nella nicchia dell’altare maggiore è stata collocata una statua di terracotta raffigurante la Madonna del Pianto.

La polvere, l’incuria e l’abbandono si sono impadronite della Chiesa e la visita questa volta è di grande impatto emotivo: varcare la sua soglia dopo 34 anni fa un certo effetto; riaffiorano alla mente piccoli frammenti di memoria, anche se di tempo ne è passato tanto e, delle bancarelle, dell’aria di festa, della processione con grande afflusso di fedeli giunti da ogni parte per la festa della Madonna il martedì di Pentecoste, rimarranno solo dei lontani ricordi che speriamo il tempo non cancelli del tutto.

La Madonna è rimasta senza velo e senza corona, preda sicuramente di ladruncoli. L’esterno è irriconoscibile, per quanto venga fatta un po’ di pulizia del terreno circostante, gli anni e il mancato lavoro di manutenzione, si fanno notare. Sembra ci sia la voglia di recuperare il complesso da parte dell’attuale proprietario che lo ha ereditato e auspichiamo che il Santuario torni a rifiorire come nei tempi passati, che i fedeli possano ritrovare un “Rifugio” sicuro nella casa e nel cuore della Vergine Santissima.

Alcune immagini suggestive dell’antico santuario che, una volta lasciato dai benedettini, fu affidato alla giurisdizione di molti cardinali.

Tra questi il Cardinale Pietro Paolo Crescenzi , titolare della badia dal 1611 al 1645, che restaurò l’intero complesso.

La chiesa monumentale oggi versa in stato di abbandono.

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