• Roberto Felici

SE LE LUCI DEI NEGOZI ILLUMINANO LA CITTA'

Aggiornato il: gen 6

Centri commerciali urbani come alternativa ad outlet e ipermercati


(Nelle foto: Piazza Gobetti prima e dopo gli interventi di pavimentazione e pedonalizzazione)

Negozi tradizionali e di prossimità che scompaiono, soppiantati da nuovi centri commerciali. E’ il destino irreversibile che sta scompaginando, ormai da anni, le medie come le grandi città, mutando stili di vita e comportamenti individuali e collettivi, modificando radicalmente il tessuto economico sociale dei territori. Cambia la concezione stessa del commercio.

Una evoluzione rapida che, con il Coronavirus e il blocco delle attività, sta ulteriormente incidendo sulle modalità di acquisto e sugli stessi consumi degli italiani. Domandiamoci: non si può far nulla per evitare la desertificazione delle aree commerciali nei centri urbani? E quali potrebbero essere le linee, i percorsi urbanistici per conciliare realtà come i grandi centri commerciali, gli Outlet e gli ipermercati, in mano alle grandi catene distributive, con il negozio, la bottega tradizionale, la boutique e il forno del pane ubicati a due passi da casa?

L’impoverimento delle piccole attività commerciali, avvenuto in piccole e grandi città, anche a causa dell’insediamento dei nuovi centri commerciali “extra moenia”, ha creato gravi problemi economici, ma anche urbanistici.

Problemi pesanti. Negli ultimi anni si è registrato un forte cambiamento nei costumi e nel movimento, soprattutto di tipo veicolare, dei cittadini, a scapito degli spostamenti pedonali.

Senza demonizzare i nuovi centri di aggregazione, occorre inventare nuove soluzioni urbane che possano recuperare i piccoli negozi. E’ un problema economico per le famiglie che vivono di questo lavoro, ma lo è anche per la stessa identità dei centri urbani, una volta luoghi di passeggio, di incontri oltre che di commercio.

Recuperare il gusto della passeggiata e del fare comunità attraverso le proverbiali due chiacchiere con gli amici è un aspetto non secondario della vita collettiva e del processo di socializzazione di cui l’uomo, in quanto tale, non può privarsi.

I centri urbani, che nella trasformazione industriale si sono trovati inadeguati nel proporre strade accoglienti, luoghi d’incontro uniformi e compatti nell’offrire quinte stradali eleganti e affascinanti, potrebbero trasformarsi in centri commerciali naturali e urbani. Laddove si sono sperimentate queste forme di urbanistica i risultati si sono visti.

L’idea è di individuare una lunga strada o una zona centrale della città, pedonizzarla se possibile, aggiungere e completare i punti di vendita già esistenti e organizzare globalmente l’intera area intorno ad un progetto urbanistico-architettonico, e non solo di arredo urbano.

Bisogna adeguarsi ai costumi attuali, considerare l’area un tutt’uno per le soluzioni funzionali (parcheggi, piste ciclabili, percorsi pedonali), ma, anche e soprattutto, per le soluzioni atte a suscitare emozioni e conforto.

Si pensi all’effetto che potremmo ottenere dai sistemi di illuminazione variabile, per intensità e colore, secondo le ore della giornata o per particolari ricorrenze; ai luoghi di sosta resi confortevoli, in grado di amplificare le possibilità di ascolto e di informazione visiva; ai chioschi e punti vendita trasparenti e attraenti; al verde, alle piante e alle ludoteche all’aperto per lo svago dei bambini, mentre le mamme visitano i negozi.

Nuovi centri urbani che diano ai cittadini la possibilità di godersi la città, con le sue vetrine, i suoi colori, il suo calore. Un vivere collettivo creato nel cuore della città e non nelle vaste periferie esterne, capace di creare nuove opportunità economiche e nuove dinamiche attrattive per i visitatori.

Colleferro possiede tutte le caratteristiche per una generale riqualificazione delle aree già commerciali. Anni fa, quando si decise di pavimentare piazza Gobetti, creando uno spazio pedonale di collegamento con la galleria adiacente, l’obiettivo era quello di ricongiungere assi distanziati dalle costruzioni per compattare uno spazio, renderlo fruibile e, in prospettiva, capace di trasformarsi in una sorta di salotto urbano.

Il tempo, come sempre, è galantuomo. Gradualmente ci si sta arrivando. Grazie anche alla intraprendenza di giovani che stanno aprendo fast food, trattorie, bar e altri servizi che, fra non molto, ravviveranno una piazza che, negli ultimi tempi, appariva spenta.

Stesso discorso vale per Corso Turati, via XXV Aprile, via Consolare Latina, via Petrarca e la stessa Piazza Italia. Il disegno urbanistico-architettonico unito alla intraprendenza dei commercianti può far ritrovare quella identità perduta, sia pure con le forme nuove di una modernità a cui soprattutto le giovani generazioni non vorranno sottrarsi.

Purché lo si voglia.

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