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  • Mario Leocata

Storia del terzo segreto di Fatima attraverso un commento escatologico del testo di Lucia

Una interpretazione del racconto di una dei tre pastorelli che ebbero la visione della Madonna mentre erano intenti a sorvegliare le bestie


Il Santuario di Fatima

Sulla Chiesa, nella persona del Papa, in primis, ma anche delle alte gerarchie, del clero e dei fedeli, incombe la predizione del Terzo Segreto della Madonna di Fatima. Dice il testo:

Dopo le due parti che ho già esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora, un poco più in alto, un Angelo con la spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua destra verso di lui: l’Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio:” qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della croce c’erano due Angeli, ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. Tuy, 3-1-1944.

Chi ha scritto il testo di questo Terzo Messaggio, così come quello del Primo e del Secondo, fu, come a tutti è ben noto, Lucia dos Santos. Lei, il 13 maggio 1917, quando aveva dieci anni, e gli altri due pastorelli con i quali era in compagnia, Francesco e Giacinta Marto, di 9 e 7 anni, mentre erano intenti a sorvegliare le bestie al pascolo nei dintorni del paese di Fatima, ebbero la visione della Madonna:” Una Signora vestita di bianco “.

Le apparizioni si ripeterono il 13 di ogni mese fino all’ottobre dello stesso anno.

La più importante di queste visioni fu quella del 13 luglio, allorché la “Signora vestita di bianco” lasciò ai tre pastorelli un messaggio ordinando di non rivelarlo a nessuno. All’ultima apparizione, come si sa, assistettero anche circa settantamila persone, che poterono osservare, sbalorditi, la celebre danza del Sole.

Lucia rimase ben presto l’unica testimone poiché i due fratellini morirono poco dopo lo straordinario evento.

Nel 1927, la Signora disse a Lucia, divenuta suora, che poteva consegnare alla Chiesa i primi due messaggi, quelli cioè che si riferivano alle prime due visioni. Nel 1941, infine, durante una nuova apparizione, la Madonna le permise di consegnare anche la terza parte, ma solo al Papa: questi avrebbe dovuto custodire il segreto sul testo fino al 1960.

Il Primo Segreto riguarda l’Inferno, in stile dantesco, con il supplizio tra le fiamme dei corpi dei dannati. Che il tormento fosse fisico o spirituale non cambia: l’Inferno esiste ed è sofferenza.

IL Secondo Segreto avvertiva che la Prima Guerra Mondiale stava per finire, ma che ne sarebbe scoppiata un’altra ancora peggiore, e che per chiudere le persecuzioni comuniste contro la Chiesa bisognava consacrare la Russia al cuore immacolato di Maria.

Questi due brevi testi sono arcinoti e leggibili integralmente da tempo; il terzo testo è stato reso pubblico solo il 26 giugno 2000. La prima domanda che, in merito, è sorta sulla bocca di tutti, con assillo arrovellante, nel corso dei quarant’anni intercorsi, è stata “Perché non si pubblica il Terzo Segreto?”.

In effetti è palese che si è violata la volontà della Madonna. I Papi che si sono succeduti dal 1960 in poi hanno letto e hanno deciso di non rivelare il segreto, accendendo illazioni più o meno fantasiose e catastrofiche.

Al di là del contenuto, rimane il grave e inconcepibile fatto che non si è dato corso all’espresso desiderio di Maria, che cioè esso venisse divulgato subito dopo il 1960. Si è disubbidito alla Madre di Dio, e proprio da parte di chi aveva (o avrebbe avuto) il compito e la funzione primari di farne rispettare la volontà e adempierla. Non ci sono motivi di opportunità da opporre (o da avanzare come giustificazione), poiché è difficile pensare che la Madonna avesse un criterio di giudizio inferiore a quello degli uomini!

In alcune interviste rilasciate subito dopo la pubblicazione del Terzo Segreto, suor Lucia ha dichiarato che non era stata la Vergine Maria a chiederle che esso non venisse rivelato prima del 1960, ma che tale scelta fu frutto di una sua decisione, avendo giudicato autonomamente che quel testo non sarebbe stato capito prima del 1960.

Con tutto il rispetto dovuto alla veggente, prendere una tale iniziativa non rientrava né nelle sue possibilità né nelle sue prerogative. Così come ha seguito passo passo tutte le istruzioni della Madonna per i primi due segreti, altrettanto ha fatto per il terzo segreto, per analogia, per conformità, per una lineare, rigorosa uniformità di comportamento verso tutto il messaggio mariano.

Perché suor Lucia abbia voluto rettificare questo particolare non si comprende, ma la certezza che emerge dall’esame tanto dei singoli dettagli che del complesso dell’evento, è talmente evidente e indiscutibile che, nel caso specifico, eccezionalmente va oltre le sue stesse dichiarazioni e le invalida, ripristinando la logica del totale intervento divino, senza stonate interferenze umane.

Se quindi da parte della Vergine c’era stato un invito preciso e palese, come ci si è potuti permettere di ignorarlo? Non rispettare la volontà di Maria è, in ogni caso, non rispettare la volontà di Dio, di cui è interceditrice. Il fatto di non allarmare i fedeli non trovava alcun fondamento, poiché era evidente che, invece, si voleva che proprio i fedeli, ma un po’ tutti, si mettessero in allarme e si tenessero pronti sia a reagire che a prendere per tempo i provvedimenti opportuni per rintuzzare le eventuali minacce portate all’umanità o alla loro fede.

Oppure il silenzio voleva proteggere proprio il Concilio Vaticano II e non gettare nel panico il Sacro Collegio?

Dopo che è stato, infine, reso noto il Terzo Segreto di Fatima, si è potuto constatare che non c’era alcun motivo alla sua segretazione così ferrea, poiché anche se Papa Giovanni Paolo II fosse morto sotto i colpi sparatigli addosso, il 13 maggio 1981, dal turco Mehmet Ali Agca, sicario per conto dell’Unione Sovietica, sarebbe stato eletto un successore e il trauma assorbito nel tempo. “Morto un Papa, se ne fa un altro”, recita un proverbio fatalista. Quanti imperatori, re, papi sono deceduti, nel corso della storia, di morte violenta!?

Dalle parole del terzo testo emerge che il pericolo è sì per i cristiani tutti, ma che un terribile martirio attende soprattutto il Papa e gli alti prelati, seguiti dal clero e dai fedeli più impegnati nell’apostolato.

Papa Giovanni Paolo II, dopo l’attentato, si è riconosciuto nella figura del Vescovo vestito di bianco e si è identificato ufficialmente con il personaggio che, nella visione, viene ucciso, attraverso le dichiarazioni rilasciate dopo la pubblicazione del terzo segreto.

Senza soffermarci su tutte le teorie avanzate dai portavoce della Chiesa a proposito del fatto che, invece, Giovanni Paolo II sia sopravvissuto, diciamo subito che non è certamente lui il Papa della profezia: sarà uno dei suoi successori.

Questa deduzione è stata ricavata scorrendo il testo, quindi ripercorriamolo. L’angelo con la spada di fuoco rappresenta il giudizio di Dio e che voglia bruciare, ossia condannare, l’umanità è facile da interpretare, dato che non potrebbe essere diversamente: basta guardare non solo in altri paesi, ma attorno a casa nostra: delitti di tutti i tipi, ipocrisia, egoismo, ingiustizia a tutto spiano ecc. sono gli orrori morali con cui ci troviamo gomito a gomito tutti i giorni, in parte vittime, in parte carnefici.

L’intercessione della Madonna frena la punizione divina, ma si chiede in cambio pentimento e conversione. Fin qui tutto semplice.

Ma, evidentemente, l’invito al pentimento, al solito, cade nel vuoto; è facile dedurlo scoprendo le conseguenze che vengono descritte appresso.

Difatti c’è già un sinistro presagio in quel Vescovo vestito di bianco, che suor Lucia stessa identifica con un Papa, che si avvia dolente verso una grande croce in cima a una ripida montagna, seguito da una folla di prelati, sacerdoti, religiosi e religiose. Prima, però, devono attraversare una grande città mezza in rovina: in essa si potrebbe ravvisare la Chiesa, grande comunità ridotta per buona parte allo sfacelo morale per via del fatto che molti dei suoi fedeli sono morti alla fede, e attraverso questi cadaveri spirituali passa il Papa, afflitto di dolore nella sua veste di Primo Pastore che si sente responsabile di quelle anime perdute, e il peso della pena e degli anni lo fanno avanzare lentamente lungo il calvario su cui svetta la Croce.

La grande Croce è di tronchi grezzi come se fossero di sughero con la corteccia, quindi essa non è lavorata, è di legno grezzo ma puro, al contrario di tutte le croci di oro, di avorio, di pietre preziose, che luccicano nelle nostre chiese; lavorate, cesellate, scolpite, levigate, ma non hanno la purezza, non hanno la purezza della croce sul Golgota, la purezza del messaggio d’amore lasciato dall’Uomo sulla Croce, grezza, ma pura.

Ed è ai piedi di essa che i rappresentanti della Chiesa espiano per sé, per i fedeli e per tutti gli uomini, le proprie colpe, i propri peccati, con l’ultima chance: il martirio. Essi soffrono mentre si avviano, forse sanno che li aspetta il sacrificio della vita, l’unica testimonianza da cristiani che è loro rimasta; così come forse sono penitenti inconsapevoli della loro sorte.

E tocca al Papa cadere per primo, seguito dai prelati, dai preti, dai religiosi, da tanti fedeli di ogni classe e posizione.

Non è solo il Papa che muore, ma tutta la Chiesa. E chi ha ordito lo sterminio dei seguaci di Cristo, buoni e cattivi che fossero, facendo di ogni erba un fascio? Pallottole e frecce, un binomio che porta a pensare che chi uccide è dotato di armi moderne, ma come livello di civiltà si trova ancora in uno stato semibarbarico, quando si usavano le frecce: quindi rappresentanti di una cultura arretrata, che si è evoluta solo negli strumenti di morte.

Dietro la mano degli assassini ( soldati, per l’esattezza ) può esservi una strategia politica, da parte di una grande potenza (anche gli Stati Uniti, a esempio, sono un paese barbaro, così come lo era l’URSS), non certo di un piccolo stato, o una strategia religiosa, mossa dai capi di un’altra confessione, il cui rituale non esclude il ricorso alla violenza quale mezzo normale di sopraffazione, sordi nel loro fanatismo e integralismo a voci di tolleranza e integrazione: non c’è voglia di coabitare e rispettare; l’infedele va soppresso quando ci si è stancati di sopportarlo, ma solo quando sono scattate anche le condizioni di sicurezza numerica che consentano di non procrastinare oltre il furore dell’odio represso.

I segnali, in diverse parti del mondo, già ci sono, chiarissimi nel loro dilagante ruolino di marcia, il cui risultato è sempre un cruento sterminio di stampo religioso; né si può parlare di guerra di religione, perché gli uni massacrano, gli altri subiscono.

La grande città mezza in rovina può anche non essere un’immagine figurativa, ossia la Chiesa, bensì reale, e allora potrebbe riferirsi alla Città del Vaticano, l’unico posto dove è possibile la presenza contemporanea del Papa e di tanti alti prelati tutti insieme, oppure la stessa Roma, la grande Città Eterna che ospita lo stato pontificio.

E’ chiaro che le interpretazioni possono variare dal simbolico al letterale, ma per quanto concerne la persona del Papa, lo si ribadisce, non si tratta di Giovanni Paolo II, non solo perché nella visione il Papa muore, ma perché con lui muoiono molte altre persone, una vera e propria carneficina, e non si può essere riduttivi, come insegna la seconda parte del messaggio mariano.

Prima che venisse divulgato il terzo mistero, si vociferavano varie ipotesi attorno al suo contenuto, suffragate come fughe di notizie, e allora si prospettavano o la fine del mondo, o una nuova guerra mondiale, o la divisione della Chiesa, o l’avvento dell’Anticristo.

Al suo disvelamento, tutti, a partire dalle gerarchie ecclesiastiche, hanno tirato un sospiro di sollievo. In verità, non è che la profezia del Terzo Segreto sia molto più edulcorata delle varie, clamorose congetture anticipate dai cultori dell’argomento: è pur sempre una profezia catastrofica.

E se deve essere veritiera al pari del secondo segreto, e non ci dovrebbero essere dubbi in merito, c’è poco da stare allegri e sereni.

La logica della libertà di pensiero pretende che ci si possa credere o meno al terzo segreto, come al secondo e al primo, ma è altrettanto logico che o si crede a tutto il messaggio di Fatima o non ci si crede per niente; non è possibile riporvi fede a macchia di leopardo, pur con tutte le dovute, e doverose, disquisizioni.

C’è, infine, da interpretare l’ultima frase: sotto ogni braccio della grande Croce di tronchi grezzi c’è un Angelo, ciascuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano. Perché il cristallo?

Perché esso simboleggia, per antonomasia, la purezza, nel caso specifico la purezza della fede, del sacrificio di Gesù sulla Croce, del martirio subito ovunque nel nome di Cristo.

Nell’innaffiatoio essi raccolgono il sangue che cola dalle ferite dei martiri e con lo stesso irrigano le anime che anelano avvicinarsi al mistero di Dio.

Il significato simbolico è piuttosto semplice e, quel che più conta, indice di speranza. “Il sangue dei martiri è il seme dei cristiani “, diceva già Quinto Settimio Florenzio Tertulliano (160-222), e il sangue dei martiri è un potente fertilizzante che fa rivivere la pianta della Fede quando essa si sta inaridendo ed essiccando, e con il suo rigermogliare risorge la speranza di vederla crescere di nuovo rigogliosa e fruttificare.

Quando la Chiesa sembrerà una pianta recisa, bagnate dal sangue dell’eccidio le sue radici riprenderanno lentamente a rivivere e il tronco a crescere di nuovo, come nei primi tre secoli dopo Cristo, e darà frutti di misticismo e di speranza anche per quegli spiriti che cercano Dio pur senza conoscerlo, come sappiamo che accadeva nella ricerca speculativa della metafisica da parte dei grandi intelletti vissuti nei secoli avanti Cristo.

Il che vuol dire che la Chiesa cattolica, e il cristianesimo in generale, non dovrà mai più patire un periodo di vuoto, di assenza assoluta come prima che nascesse Gesù: anche se ridotta al lumicino, la sua fiammella non si estinguerà mai, per consentirle, seppure dovesse sopravvenire il buio più fitto delle coscienze, di guidare, illuminare e scaldare l’anima di chi si volesse avvicinare a essa.

S’è voluto fare un commento escatologico sui generis volendolo accompagnare a un’interpretazione figurativa del testo di suor Lucia non disgiunto da proiezioni di tipo apocalittico, non gratuite comunque, ma supportate dall’intero contesto, affinché fossero immediati e il processo indagatore e i significati derivati, senza disdegnare, per arrivare a ciò, l’uso dell’intuizione legata alla fantasia: ma quest’ultima non per mero esercizio narrativo accattivante o sensazionalistico, dato che, come l’esperienza insegna, la fantasia molto spesso viene superata dalla realtà ( sempreché quello pubblicato sia il vero Terzo Segreto di Fatima, altrimenti avremmo scritto queste poche pagine inutilmente: ultimo colpo di immaginazione, probabilmente condiviso in segreto da molti e quindi perdonabile, poiché nella testa siamo tutti romanzieri e giallisti ).

Tra i vari commenti che saranno stati fatti, questo non vuol essere originale per essere originale fine a se stesso, ma originale, quindi unico, perché frutto di una riflessione meditata che fosse di utile approccio per aggiuntivi ragionamenti individuali, senza volere né dissacrare né offendere, o recare scandalo o mancare di rispetto: in parole povere, il risultato finito (anche se ridotto a una estrema sintesi) di una onesta libertà speculativa.



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