• Marco Caridi

UNO SMARTPHONE PER AMICO: PIU' SMART CHE PHONE

A 30 ANNI DAI PRIMI DISPOSITIVI I CAMBIAMENTI DELLA TELEFONIA MOBILE

Sono trascorsi circa trent’anni dalla diffusione dei primi dispositivi per la telefonia mobile detti comunemente “cellulari”. Le funzioni di un cellulare erano limitate, si fa per dire, alle sole chiamate o scambio di brevi messaggini di testo.

Ma poterlo usare ovunque, senza fili, allora già sembrava un miracolo, la scoperta del secolo! Oggi il cellulare si è trasformato in un vero e proprio strumento multi-servizio ad uso personale che accompagna ogni momento del vivere quotidiano, consente di: comunicare con innovativi sistemi di messaggistica; informarsi; assistere ad eventi; studiare; leggere; lavorare; fino a fare compagnia parlando come fosse un amico fedele che sa tutto…oppps dimenticavo, se serve ma proprio solo se serve, al limite, fa anche telefonare!

E’ una questione di obiettivi, le compagnie telefoniche capirono subito che quel dispositivo stava per finire nelle tasche di tutti e che avrebbe rivoluzionato il mondo delle telecomunicazioni. Agli inizi del nuovo millennio si chiamava: “convergenza”. Si trattava appunto dell’idea cavalcata dalle aziende leader in ambito telco, di far convergere in quel dispositivo quanti piu servizi e funzioni possibili al fine di renderlo omni-comprensivo. Certo vi erano dei limiti tecnologici non indifferenti, i primi servizi introdotti furono siti web super stilizzati scritti in un linguaggio denominato Wireless Application Protocol, oppure servizi basati sullo scambio di sms come le news attivabili per categoria ecc. ecc. Tuttavia quello che stava per accadere però, era già nelle impressioni di chi lavorava in questo settore. Da quel momento in poi è stato un crescendo esponenziale di “capabilities” supportate da una corrispondente diffusione ed evoluzione della “rete”, dei suoi dati e delle tecnologie elettroniche che hanno portato a trasformare il vecchio cellulare in un vero e proprio calcolatore elettronico dotato di sensori ambientali, schermo a colori ad alta definizione, potenza di calcolo, memoria di massa di capacità “esagerata” e non da ultimo un prezzo accessibile a molti, qualcuno un giorno disse: “lo chiameremo smartphone”.

Telefono intelligente, seppur molto meno “telefono” dei cellulari di trent’anni fa, e si, per forza di cose, oggi si comunica in cosi tanti modi che spesso parlare al telefono può risultare limitante. Si riesce infatti a comunicare, in multicanalità e multimodalità, con amici, parenti, gruppi di lavoro, risultando estremamente produttivi. Eh già produttivi, è proprio questo il termine giusto per indicare uno dei piu grandi vantaggi che offre. Siamo iperattivi e velocissimi, non ci perdiamo un solo messaggio, gestiamo una miriade di canali di comunicazione tutto questo grazie al nostro amico smartphone.

Ma da dove nasce il nome “smartphone”?

Un dispositivo così servizievole non può essere sinonimo di intelligente, ci deve essere dell’altro. Ebbene sì, grazie alla sua potenza di calcolo in esso sono in esecuzione funzioni e servizi di enorme complessità computazionale che solo elevato grado di attenzione e competenza può produrre. Funzioni che “banalizzando” sono racchiuse in quella parolina “smart” che altro non è che un modo per dire che “lui” è dotato di intelligenza ovvero di quella capacità che un tempo era solo dell’umano, di poter decidere e saper scegliere. In due parole: “Intelligenza Artificiale”.

Se da una parte la parola “intelligenza” associata ad una macchina può inquietare, dall’altra, “artificiale” infonde, bilanciando, un senso di tranquillità e controllabilità: ciò che è artificiale è fatto dall’uomo e l’uomo può accenderlo e spegnerlo quando vuole.

Ma bisogna stare attenti, ricordate il romanzo Frankenstein?

Se un sistema artificiale diviene capace di evolvere autonomamente potrebbe varcare la soglia dell’artificialità e divenire qualcosa di differente, come in alcune rappresentazioni cinematografiche degli anni ‘90 che rivederle oggi le fa sembrare essere state quasi profetiche.

Non è finita qui! Anzi forse è solo iniziata, proprio grazie agli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale, oggi, lo smartphone, ha quasi sempre a disposizione anche un assistente virtuale, attivandolo lo si può invocare come fosse il genio della lampada, parlare con lui, chiedergli di inviare messaggi, visitare siti web, suggerire ricette del giorno, raccontare la favola della buona notte o fare compagnia quando ci si sente soli.

In alcune offerings di colossi dell’elettronica lo smartphone si collega addirittura in automatico a tantissimi dispositivi in casa come il televisore, manco a dirlo detto “smartTV”, lavatrici, frigo, condizionatori ecc. ecc. In tal modo assurge al ruolo di cervello elettronico della casa, che diviene un eco sistema tecnologico in cui al centro vi è lui. Gli si può chiedere di accendere la tv, sintonizzare un canale, preparare un bagno caldo o elencare i prodotti che mancano in frigo e generare la lista della spesa.

Se proprio dobbiamo riconoscere un merito a qualcuno per tutto questo che non sia solo il mero dire “l’evoluzione”, questo merito dobbiamo darlo ad un grande matematico inglese, padre dell’intelligenza artificiale e degli algoritmi: Alan Turing. Bellissima la sua storia, seppur breve: vissuto durante la seconda guerra mondiale, riuscì a risolvere “enigma” l’algoritmo di crittografia usato nelle comunicazioni strategiche contribuendo a porre fine al conflitto.

Vittima purtroppo della intolleranza del governo inglese per la sua omosessualità, si tolse la vita mordendo una mela avvelenata.

Mela morsa che oggi nel nome e nel logo richiama uno dei piu grandi colossi dell’era degli smartphones.

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