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Valle del sacco tra immobilismo e lungaggini burocratiche

Il Presidente Rocca ha sul proprio tavolo una serie di questioni che solo la metà basterebbe per non dormire sonni tranquilli nei prossimi 10 anni lavorando H24 anche nei giorni festivi! Non si sa da dove cominciare, tali e tanti sono i problemi che ha ereditato dalla passata gestione dell’Ente. Fortunatamente non mi sembra uno che si scoraggi facilmente e senza perdere tempo ha affermato con chiarezza che la Sanità riveste carattere di assoluta priorità ( come dargli torto) per il suo mandato. Non è il caso di addentrarsi nella complessa vicenda, confidiamo nell’operato di uno che la sanità la conosce e che ha dato ampia testimonianza nel suo percorso lavorativo di essere all’altezza della situazione.

A margine della questione sanitaria e complementare ad essa, c’è però la vicenda della quale vorremmo parlare oggi e anche se meno impattante, riguarda da vicino migliaia di cittadini di questa regione e qualche migliaio di ettari di terreno che nella indifferenza delle istituzioni locali continuano ad essere interdetti all’attività agricola, la Valle del Sacco.

Lo scarica barile, che in tanti ambiti è stato praticato negli ultimi tempi (questione rifiuti e relativi impianti in testa) ha visto nella vicenda di cui parliamo, il raggiungimento di livelli non immaginabili. Si è passati dal dinamismo incontrollato dei primi anni (era il 2013) con inutili Coordinamenti Territoriali, fantastici Contratti di Fiume e improbabili perimetrazioni dell’area di interesse, alla promessa della nuova caratterizzazione dei terreni per capire definitivamente se il beta HCH sia ancora presente nei terreni interdetti o come spesso accade la natura abbia fatto il proprio corso… magari smentendo i soliti catastrofisti pseudo-ambientalisti a giorni alterni. Non ci è dato di sapere. Dopo la fine della gestione commissariale la Regione Lazio è stata individuata quale amministrazione competente al coordinamento delle attività necessarie al superamento della situazione di criticità. Opportunamente sollecitata, oramai sette anni fa, la Direzione Regionale Infrastrutture e Politiche Abitative ci rassicurava sulla imminente nuova Campagna di Caratterizzazione delle arre agricole ripariali al completamento della procedura di evidenza pubblica per l’individuazione del soggetto gestore privato. Manco a dirlo “Nulla di fatto”. Intanto dal 2005 gli agricoltori locali non hanno la possibilità di utilizzare i propri terreni (i più fertili) rei di aver irrigato gli stessi con l’acqua del Fiume Sacco come avevano sempre fatto da generazioni. E come non ricordare le dispendiose campagne di piantumazione dei pioppi con relativi impianti di irrigazione oltre alle perforazioni dei terreni per la captazione di acque profonde non inquinate con la realizzazione di pozzi artesiani oramai non più utilizzabili! Cattedrali nel deserto dell’incuria e dello sperpero di denaro pubblico. Auguriamoci allora che il nuovo Presidente voglia tenere, sul suo già ingombro tavolo, un piccolo spazio per il fascicolo della Valle del Sacco, peraltro anche poco voluminoso visto che c’è molto da sfoltire e poco o nulla da salvare di quanto fatto finora! Buon lavoro Presidente, glielo augurano fiduciosi gli agricoltori e i cittadini della Valle del Sacco, stanchi dei raggiri di chi, ai vari livelli istituzionali, ciclicamente, ha speculato e avrebbe voluto continuare a speculare sulla vicenda.



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