• Paolo Massi

Colleferro, piste ciclabili occasione mancata

Criteri confusi per i tracciati stabiliti dall'amministrazione.

Proprio nei giorni in cui era in stampa il Monocolo n.5 con il nostro articolo-proposta su ciclabili pop-up in centro e sull’inutilità, ai fini della mobilità sostenibile, della pista extraurbana del quarto chilometro, la propaganda Facebook dell’amministrazione colleferrina tornava ad utilizzare le parole chiave pista ciclabile, mobilità sostenibile e, new entry in relazione al tema, scuole e studenti.

Una delle veline giornaliere del 27 Aprile recitava così:

“Il 2021 sarà l’inizio della trasformazione dal punto di vista della mobilità ciclabile: tra pochi giorni partiranno i lavori del primo tratto extraurbano e qui si spiega l’inizio della progettazione dei tratti interni dedicati soprattutto agli studenti”.

La “spiegazione” di Francesco Guadagno:

“Ieri mattina insieme a Giulio Calamita abbiamo incontrato il progettista che ci supporterà nella realizzazione di un nuovo tratto della pista ciclabile pensato (sic) per i più piccoli. Via Fontana dell’Oste sarà collegata, passando per Viale Europa, ai due plessi scolastici la media “Leonardo da Vinci” e la elementare “Dante Alighieri” così da permettergli (sic) di spostarsi in sicurezza

L’ambizione, con successivi interventi, e’ quella di riuscire a chiudere l’anello ciclabile che si congiungerà con il castello e la pista che porta al quarto chilometro”.

Ora, a parte il fatto che il progettista stranamente non veniva nominato pur essendo stato l’incontro con “il progettista” l’occasione che avrebbe generato la notizia su Facebook, le citate dichiarazioni danno adito a più di qualche dubbio e confermano una amara certezza: la mobilità sostenibile non viene presa seriamente in considerazione da questa amministrazione. Numerosi sono gli indizi. Tra questi, i seguenti che si evincono anche dal post Facebook in questione.


1. Scuole elementari e medie.

Il fatto che nel post si parli di piste ciclabili dedicate agli studenti di per sé non è sbagliato. Come si accennava in un nostro precedente articolo, uno schema di rete ciclabile, che funzioni e che abbia senso, dovrebbe fare in modo che sempre più cittadini abbandonino l’auto ed usino la bicicletta nei propri spostamenti quotidiani.

Tali spostamenti avvengono proprio nelle direttrici casa-scuola e casa-lavoro.

Pensare che si possa iniziare dai bambini delle elementari e medie, tanto più su un percorso che di fatto corre su una circonvallazione (altro che tratti interni!), qualche perplessità la genera anche in chi, come il sottoscritto, crede fermamente nella mobilità ciclabile e pedonale.

Non sarebbe più realistico pensare che ad inforcare la bicicletta possano essere gli adolescenti di liceo scientifico ed istituto tecnico raccolti lungo un

asse ciclabile di attraversamento della città (tutto il contrario di una circonvallazione)?

Forte è il dubbio che disegnare una ciclabile sul marciapiede del parcheggio della piscina, e poter dire di aver collegato le vicinissime scuole elementare Dante Alighieri e media Leonardo da Vinci, possa essere esclusivamente una scorciatoia per spuntare, nella mente degli elettori, la casella della “mobilità ciclabile”.

2. Anello ciclabile anziché assi di attraversamento.

Altro indizio è insito nell’uso stesso del termine “anello” e nel concetto di “anello ciclabile”.

Qui c’è il cuore della perversa idea di mobilità sostenibile portata avanti da questa amministrazione. Mentre con la riapertura di corso Garibaldi si è voluto e si continua ad iniettare traffico direttamente in centro, con conseguente aumento di caos ed inquinamento, le bici sì, ben vengano, ma fuori, in circonvallazione!

Una visione totalmente ribaltata che vede, da una parte, le bici spinte all’esterno a circolare su una circonvallazione pensata e realizzata, nel corso degli anni, come by-pass del centro per le auto e, dall’altra, un centro urbano in cui lo spazio dedicato alle auto non solo non viene ridotto o regolamentato, ma viene addirittura aumentato: doppi sensi e rimozione di marciapiedi insegnano. Tutto questo con una “ambizione” (parola che è rivelatrice piuttosto di improvvisazione): “quella di chiudere l’anello ciclabile che si congiungerà con castello e la pista che porta al quarto chilometro”. A fare cosa ?

3. Lo schema di rete

Come accennato in occasione del precedente articolo, si parla di ambizioni, trasformazioni in vista ma del fondamentale progetto di rete ciclabile cittadina, auspicabilmente realizzato con l’aiuto di consulenti esperti del settore, sul quale basarsi per sviluppare gradualmente nel tempo i percorsi funzionali ad una effettiva mobilità ciclabile, nessuna traccia.

Se tale schema dovesse esistere, perché non viene pubblicato insieme al nome del referenziato progettista prima che veline su sogni di fantomatici (quanto inutili) percorsi anulari appaiano sui social?

In tutto questo, è incoraggiante vedere con sempre maggiore frequenza, persone in sella ad una bici tentare di percorrere, con non poche difficoltà e rischi, viale xxv Aprile, via Latina, via Petrarca, corso Turati o corso Garibaldi: il centro della città insomma, come è normale e giusto che sia e come è auspicabile in qualsiasi piano volto a favorire la mobilità sostenibile.

Perché allora le ciclabili si fanno altrove? I tempi per una mobilità ciclabile sono maturi ed il tema meriterebbe di essere affrontato seriamente, con coraggio e senza scorciatoie di comodo.

Le piste ciclabili fatte semplicemente dove avanza dello spazio, “senza compromettere i parcheggi delle auto” (come qualcuno ha scritto, mal celando una immutata visione auto-centrica) e con l’unico scopo di poter dire di aver fatto mobilità ciclabile, rischiano di costituire l’ennesima occasione mancata per il rilancio in chiave moderna (e sostenibile) della nostra città.

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