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L'archivio storico "Innocenzo III"


SEGNI - Più di venti anni fa un gruppo di determinati ed entusiasti cultori della memoria, guidati da Alfredo Serangeli, diede vita ad un Archivio storico con l’obiettivo di raccogliere, preservare, studiare e tramandare tutta la documentazione dalla ex Diocesi di Segni. Nacque così l’Archivio Storico Diocesano ‘Innocenzo III’, da sempre ospitato nei locali dell’edificio dell’ex Seminario.

Palazzo del Seminario, Segni

Da allora, sotto la saggia direzione di Alfredo Serangeli, l’attività dell’Istituto non si è mai fermata sviluppandosi nella realizzazione di numerosi studi nonché nell’ideazione e organizzazione di convegni di rilevanza nazionale e internazionale. Tutta una serie di eventi nei quali lo sforzo per la conoscenza, la curiosità hanno approfondito e arricchito la prospettiva della ricerca allargandola a campi di interesse fin troppo trascurati o del tutto inesplorati, superando l’orizzonte municipalistico e comunitario.

Un concetto di cultura che, in questi anni, ha prodotto ventisei pubblicazioni, senza contare gli articoli, e non considerando quelle che sono ancora in preparazione.

Studi che hanno riguardato e riguardano il nostro territorio. Tra questi e solo a titolo di esempio, vanno citati quello condotto sulla cattedrale di Segni e sul feudo Borghese di Montefortino (l’odierna Artena), sull’abbazia di Rossilli e sugli aspetti economici e sociali di Montelanico in età moderna.

Seguono poi l’importante studio condotto da Alfredo Serangeli sull’antico castrum di Piombinara e sulla famiglia Conti, detentori del potere feudale di queste terre per oltre quattro secoli.

Inoltre, riprendendo quanto detto in precedenza, sono state più di una ventina le mostre, le conferenze e i convegni organizzati come la recente giornata studio su Orazio Zecca, artista di Artena, vissuto tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento.

Tra gli strumenti per la consultazione presenti va annoverata la creazione, alcuni anni fa, di un archivio fotografico, dotato di un sofisticato software in grado di recepire ad altissima definizione le immagini di varia provenienza relative al territorio lepino.

In pochi anni questo archivio digitale ha raccolto oltre tremila foto, alcune rare o addirittura uniche, di una realtà territoriale vista nel suo cambiamento attraverso l’evoluzione storica.

Ma l’Archivio non ha concluso qui l’ambito della sua attività, infatti dopo la morte dell’ultimo rettore, Mons. Bruno Navarra, la biblioteca del Seminario versava in un pericoloso stato di abbandono, per cui il vescovo, mons. Vincenzo Apicella, ha ritenuto di assegnarla allo stesso Archivio Diocesano, cambiandone successivamente il titolo in biblioteca e dedicandola ad “Aminta Milani”, archiatra di Pio XI.

Oggi, essa conserva circa 20.000 tra volumi e periodici, ivi compreso un prezioso fondo antico di 4.000 esemplari. La sua composizione riflette pienamente le esigenze di fruizione, succedutesi nei secoli, con gli aggiornamenti via, via sviluppatisi.

È evidente il suo carattere eminentemente ecclesiastico ma con livelli culturali davvero elevati e l’esigenza di una conoscenza a tutto campo, facilmente rilevabile soprattutto nel fondo antico con opere relative a discipline diverse, quali, ad esempio, la letteratura, la storia, la filosofia, la teologia, il diritto, la fisica, la medicina, ecc.

L’attività dell’Archivio ha raggiunto il suo culmine con quella che può essere considerata come la punta di diamante della ricerca ossia lo studio ‘Una nuova datazione per il ritrovamento del Laocoonte da in un incunabolo conservato a Segni’, realizzato da Alfredo Serangeli e da Luca Calenne, storico dell’arte e collaboratore dell’Archivio, pubblicato sulla prestigiosa ‘Studi Romani’. In un incunabolo del 1491, la Naturalis historia di Plinio il Vecchio, appartenuto al magistrato capitolino Angelo Recchia di Barbarano Romano (1486-1558), è stata rinvenuta una postilla, scritta dal suo proprietario, nella quale si fa risalire il rinvenimento del Laocoonte il 10 invece che il 14 gennaio 1506. La scoperta di questa postilla ha permesso di stabilire una nuova datazione non solo per il ritrovamento del Laocoonte ma anche dei Musei Vaticani, la cui nascita, da cinquecento anni, si fa decorrere da quella data.

I risultati di questa sensazionale ricerca sono stati esposti durante una affollata conferenza il 3 novembre del 2016 ai Musei Vaticani, alla presenza del prof. Antonio Paolucci, all’epoca direttore della prestigiosa istituzione, il quale ha evidenziato l’interesse per la clamorosa scoperta. Tutto questo mantenendo i compiti istituzionali dell’Archivio e quindi la custodia e la salvaguardia dei documenti, la loro inventariazione e catalogazione, oltre al necessario lavoro per consentire la loro fruizione da parte degli studiosi e ricercatori che ha prodotto, tra l’altro, ventisei tesi di laurea. Accanto ai ricordati compiti vanno poi citate le attività di recupero delle carte con le operazioni di restauro laddove queste si rendono necessarie.

A mantenere e sostenere il lavoro svolto nell’Istituto è da sempre un solido gruppo di collaboratori che si impegnano, volontariamente e gratuitamente, nelle pratiche di assistenza ai ricercatori e studiosi nonché all’attività di gestione e amministrazione.

Questi rapidi accenni illustrano solo brevemente la profondità dell’attività svolta dall’Archivio.

Attività mai interrotta neanche nel momento più delicato della sua vita quando l’improvvisa scomparsa di Alfredo Serangeli ha privato tutti i collaboratori e l’intero territorio, della sua inesauribile passione e del suo instancabile entusiasmo per la ricerca e la divulgazione della storia.

Gli insegnamenti di Alfredo sono e saranno sempre da efficace guida per il cammino dell’Archivio verso la ricerca della libera conoscenza realizzata con metodo rigoroso, e rispettosa del documento inteso non solamente come la materializzazione di una decisione ma come testimonianza vibrante della vita delle persone.



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