La città oggi, l'urbanistica oggi
- Roberto Felici

- 2 giorni fa
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E’ vero che sono tempi molto difficili per la gestione del territorio e della città, a causa di nuovi elementi sopravvenuti, come il riscaldamento globale, il cambiamento del clima, la sicurezza.
Pertanto, non è più possibile servirsi di strumenti urbanistici semplici e obsoleti.

E’ urgente proteggere e “accarezzare” la città e il territorio circostante, il tessuto urbano, con la consapevolezza che non basta più, non è sufficiente programmare e progettare senza tenere conto dei nuovi elementi, e delle “cause”.
Prima di tutto come sottolineato dagli studi sullla città e dalle relazioni presentate nei molteplici convegni di urbanistica, è il momento di escludere il più possibile il consumo di suolo.
Per escludere nuove cementificazioni ed espansioni, occorre lavorare e calarsi sempre più sull’esistente per recuperare aree e volumetrie “addormentate”.
Pensare a strumenti nuovi, a volte non presi in considerazione per l’ingordigia del nuovo costruire, strumenti nuovi e contemporanei, adatti ad affrontare in modo saggio e delicato la città, piccola o grande che sia:
L’urbanistica dell’agopuntura
L’urbanismo tattico
Il depaving.
Strumenti che, oltre ad essere funzionali alle nuove esigenze, hanno un fascino per la partecipazione dei cittadini stessi.
E’ perciò urgente e fondamentale parlare degli spazi pubblici, quali incrocio tra architettura, paesaggio e urbanistica.
Oggi è davvero importante la fruizione degli spazi aperti da parte dei cittadini, essendo cambiate molte cose negli ultimi anni nello stile di vita delle persone ormai più orientato all’outdoor dopo i terribili lock down e intere settimane in casa dei tempi della pandemia.
Gli spazi pubblici aperti costituiscono il più importante fattore di scambio e di interazione sociale.
In un momento di crescenti movimenti globali, gli incontri tra gruppi sociali e culture differenti sono diventati sempre più per una vivibilità urbana funzionale e armoniosa.
Creare luoghi come teatri urbani, è ormai diventato indispensabile, anzi, urgente per le relazioni sociali e generare emozioni.
Il modo in cui vengono e verranno utilizzati gli spazi pubblici all’aperto è cambiato negli ultimi dieci anni e sta ancora cambiando.
Dopo la pandemia, i cittadini hanno preso sempre più l’abitudine di passare più tempo all’aperto, spazi verdi e piazze sono diventati componente essenziale dei momenti della vita urbana.
L’utilizzo non riguarda solo le attività sportive o di tempo libero ma coinvolge anche il lavoro da remoto, con tanti lavoratori in “smartworking” e anche liberi professionisti che scelgono spazi pubblici, anche all’aperto nella bella stagione, per momenti di lavoro, riunioni on line e momenti creativi e di approfondimento, in una sete sempre più forte di relazioni e spazi larghi, di contatto col mondo, natura e persone.
Si stanno dunque verificando sovrapposizioni tra la sfera pubblica e quella privata.
La progettazione urbana deve tenere presente tutto ciò e cercare programmi differenti coinvolgendo maggiormente gli utenti nel processo.
Oggi più che mai gli spazi aperti devono essere considerati come spazi culturali, “teatri urbani” nei quali gli individui sono gli attori che coltivano la propria “sfera pubblica”.
Il contesto naturale, la NATURA è importante come tutti gli altri fattori.
La vegetazione, l’acqua, i cambiamenti del clima, il riscaldamento globale non possono più essere ignorati.
Non è più sufficiente rivolgere attenzione solo a giardini e parchi (ben vengano sempre), ma una grande attenzione va rivolta alle piazze stesse.
Uno spazio aperto è una moderna agorà nella quale incontrare persone, osservare, vivere il quotidiano.
Nel progettare e recuperare questi luoghi è necessaria l’attenzione alle sensazioni e alle emozioni di chi le vive.
E’ opportuno rafforzare e creare emozioni negli spazi aperti pubblici attraverso provocazioni mirate, uso del colore ed elementi sensoriali, e, tenendo presente il riscaldamento globale, piantare alberi nelle piazze da rendere così vivibili e divertenti sviluppando così un’architettura del paesaggio che risulta vincente.
Oltre a rendere anche più verde la città, questo approccio permette di poter riunire le persone facilitando il senso di comunità, permettendo ai partecipanti di “crescere insieme”.
Creare dei “sofà urbani”.
Il DEPAVING consiste nel recuperare piccole e grandi aree asfaltate.
Togliere l’asfalto e riportare alla nuda terra per renderla permeabile, piantare alberi e piante e cespugli fioriti.
Si sa che dove sono alberi la temperatura è di quattro gradi in meno delle aree senza alberi. Si ottengono quindi due risultati: la vivibilità e la permeabilità alle piogge aggressive.
Sono interessantissimi gli interventi di “urbanismo tattico”: aree che vengono prima circoscritte e perimetrate con segni e colori, per farle vivere con gioia e poi attrezzarle per attività culturali, di incontro, di tempo libero.
Nuovi strumenti per una città a misura di persone.




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