La Colleferro che vorrei, tra sogni e realtà
- Giulia Papaleo

- 16 ore fa
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Da giorni mi passa per la mente a ripetizione il refrain di uno di quei tormentoni estivi che spesso si amano e si odiano allo stesso tempo.
Rimbomba nelle orecchie e, a differenza di tanti nonsense in musica, questo dice una grande verità, lo dice simpaticamente in napoletano e fa più o meno così: “A Costiera amalfitana nun t’a può portà a Milano”.

La canzone continua alludendo al fatto che né la vita sociale meneghina né le ore piccole della movida né il monopattino a noleggio e i servizi efficienti tipici della metropoli in questione, potranno mai eguagliare la luna riflessa sul mare e la bellezza della costiera.
L’efficienza perde sempre davanti alla poesia, i trend scompaiono davanti ai profumi semplici della tradizione e allo spettacolo della natura.
Mentre le note vanno e la canzone continua a sbeffeggiare la metropoli lombarda, nella mia mente prendono forma una serie di pensieri concatenati e domande in ordine sparso, mi interrogo sul nostro territorio, su quello che si può portare a Colleferro e quello che proprio non c’è, su quali risorse già disponibili si dovrebbe puntare per rendere questa cittadina attrattiva.
Insomma, poche note sono bastate per farmi pensare alla Colleferro che vorrei.
Cosa cerchiamo e non troviamo quando ci viene voglia di scappare da Colleferro – perchè spesso diciamo che “ci sta stretta”? Perché quando viaggiamo ci innamoriamo delle località che visitiamo e ne parliamo per settimane? Cosa esattamente ci manca qui, dove viviamo tutto l’anno?
Neanche Colleferro ha il mare (per stare alla provocazione della canzonetta), ma sta valorizzando le sue risorse? ma, in effetti, quali risorse ha?
Che qualità della vita ci appartiene? Cosa offre Colleferro ai suoi cittadini?
Se penso alla Colleferro che vorrei, alla qualità della vita che vorrei scegliendo di vivere qui, vedo chiaramente tanti polmoni verdi sparsi per la città, parchi che riprendono a vivere e giardini pubblici curati e ben attrezzati per essere goduti appieno da tutti i cittadini, bambini, giovani, persone più mature, sportivi, persone con disabilità.
Pini marittimi a farci da ombrello nelle giornate di grande calura e molto meno asfalto per raffrescare gli impatti delle temperature bollenti e molte meno automobili
Luoghi vivi e piazze, in cui le persone si incontrano e hanno relazioni sociali; strade e spazi pubblici pedonali dove è bello e interessante camminare, con un commercio vivace, bei negozi e commercio di vicinato, un ambiente in cui muoversi in tutta sicurezza, con più attenzione alla cosa pubblica, pulizia e rispetto e manutenzione. Un posto dove uscire la sera e sentirsi comunque protetti.
Sogno una abbondanza di arte, musica, festival, attività culturali ispirate al libero pensiero e al pluralismo, non cannibalizzate dalla politica, e che non diventino palco elettorale per comizi improvvisati, spesso il prezzo da pagare quando c’è il patrocinio del Comune.
Sogno una Colleferro ricca di energia, di voci diverse, di iniziative e opportunità in ogni campo, dove ogni cittadino è importante a prescindere dalle sue idee e dalla tessera di partito.
Una comunità attenta ai più fragili, a chi ha bisogno di aiuto, dove nessuno viene lasciato solo, con servizi sociali proattivi, che lavorano in rete con le associazioni, un posto dove viene promossa realmente l’inclusione e dove la potente iniezione di diverse etnie non significhi solo allargare la base elettorale ma educare e accompagnare le persone in un percorso di reale integrazione culturale e sociale.
Sogno una comunità unita, che conosca fortemente la sua identità, che conosca il suo passato e la storia della città, senza omissioni, senza divisioni e senza tutta questa acredine diffusa tra fazioni, evidente nei gruppi locali sui social, senza maldicenza, senza vendette e ripercussioni dovute alle idee diverse.
Una Colleferro dove si possa esprimere la propria idea senza venire azzittiti, insultati e etichettati da paladini arruolati a difendere ragioni di cui altri non possono neanche segnalare le criticità, dove il lavoro viene dato per la professionalità e il merito e non come a volte capita per il colore di una bandiera, che poi si è costretti a sventolare anche quando non si è più d’accordo.
Sogno una comunità che riscopra e ricerchi le sue origini, che viva davvero il culto della città morandiana, rispettandone gli standard; sogno una città che valorizzi le proprie risorse – storia, natura, talenti locali –; dove vengano riaperte e protette le fonti d’acqua e i fontanili, quelle che i nostri nonni utilizzavano quotidianamente e che oggi sono sepolte dal cemento, forse seccate, sicuramente dimenticate come fontana bracchi, fontana viola, fontana cercia; dove il bosco dietro alla fabbrica venga bonificato se occorre e aperto a tutti.
Sogno una Via Romana dove si possa passeggiare, con i luoghi dell’archeologia industriale riqualificati, riutilizzati come luogo di incontro, officina di idee, laboratori per artisti, luoghi per lo smart working, per lo sport, per centri di formazione col sogno di far sorgere nuove attività economiche in città e su tutto il territorio, nuovi talenti.
Sogno anche dei mezzi pubblici funzionanti e scuole indipendenti dalla continua passerella di amministratori in perenne campagna elettorale.
Sogno una Colleferro che protegga il suo verde e i suoi prati, che limiti il cemento e non si allarghi a dismisura con una espansione a Sud così sfacciata che potrà portare solo disservizi, ulteriori emissioni, abbattimento di alberi, danni al paesaggio, abbandono del centro storico e una perdita di identità irreparabile e di cui nessuno parlerà fino alla prima colata di cemento.
Una Colleferro non arresa alla assuefazione e allo scontento, ma dinamica, pacifica, una fucina di novità che non rinnega il suo passato, e democratica per davvero, dove tutte le voci vengono ascoltate.
Un luogo da cui non si desideri scappare, ma in cui si possa desiderare vivere, per l’alta qualità della vita e per il senso di comunità più forte, per la gioia di poter uscire di casa, sostare in piazza e incontrare persone, camminare e dimenticare l’auto, il traffico, l’inquinamento, e non avere dubbi sulla bontà dell’aria e dell’acqua.
La città dove i miei genitori hanno lavorato e fatto sacrifici, dove hanno scelto di stare, lontani dalla loro regione di origine per costruire il futuro, cioè il nostro oggi, e ogni angolo è un pezzo di storia della mia famiglia e delle famiglie dei miei amici, della mia storia e anche della tua.
La radio continua con i suoi tormentoni estivi, è banale, neanche a Colleferro possiamo portare un pezzo di costiera e neanche il mare, eppure proprio qui possiamo ancora sognare il bene comune per la Colleferro che vorrei.




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