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Segni, turismo ed accoglienza, possibile eccellenza

Ad ogni estate torniamo inevitabilmente ad affrontare il tema della accoglienza turistica, perché nei fatti stiamo parlando della sola risorsa potenzialmente in grado di assicurare entrate aggiuntive alla scarna economia della città, diversamente fondata sul solo rendimento fiscale dei beni privati soggetti ad imposta.



Meritiamo altro, dobbiamo costruire altro, e il turismo, con il volano indotto che è in grado di attivare ed alimentare, può fornire risultati concreti.

Le vicine Anagni, Alatri e Ferentino, sono in corsa per essere nominate capitali Italiane della cultura 2028.

Un evento importante, che unisce al lustro e ai trascorsi storici importanti di cui queste cittadine già godono, il vantaggio di una finestra aperta sul mondo degli osservatori esterni, in grado di ampliare il flusso dei visitatori che annualmente vi si recano, per godere delle bellezze offerte, siano esse culturali, storiche, architettoniche o archeologiche.

Intraprendenza ed ambizione, due chiavi essenziali per perseguire l’obiettivo della notorietà e del successo.

E Segni?

Per caratteristiche e civiltà storica non siamo nulla di meno rispetto alle tre capitali potenziali della cultura 2028.

Certo, Anagni con la sua cattedrale e la cripta di San Magno sono uno scrigno di bellezza tanto elevata, che a prescindere dall’evento culturale prossimo, rimarrebbe comunque la metà turistica di livello che é. Io stesso ci passo abbastanza spesso per ammirare le tante bellezze architettoniche che offre.

Non per cercare ribalte inutili e confronti campanilistici di sorta, perché non porterebbero valore aggiunto agli obiettivi di alcuno, ma se Anagni è stata legittimamente la cittadina prescelta quale residenza Papale per un periodo anche lungo ed importante, noi Segni possiamo vantarci di avere dato i natali a più Papi e di averne ospitati anche altri.

San Vitaliano (657-672), che cercò la pace con l'Impero bizantino e mandò missionari in Inghilterra.

Innocenzo III (1198-1216), fisicamente nato nella frazione di Gavignano, che all'epoca era territorio segnino. Uno dei papi più potenti di sempre, bandì la quarta crociata e approvò l'ordine di San Francesco.

Altri Papi celebri vissero a Segni, come Alessandro III, che nel 1173 vi canonizzò San Tommaso Becket e Papa Lucio III, che di Alessandro fu il successore.

Un medioevo davvero importante quello Segnino, perché alle figure citate si aggiungono gli altri tre Papi espressi dalla allora potente famiglia dei Conti di Segni, vale a dire Gregorio IX, Alessandro IV e Innocenzo XIII, l’ultimo della dinastia, divenuto papa nel corso del XVIII secolo.

Con il massimo rispetto verso chiunque, credo che nessuna altra comunità al mondo, demograficamente e storicamente comparabile con la nostra città, possa vantare un analogo primato, soprattutto se ad esso si aggiungono i tanti vescovi e i Cardinali cui Segni ha dato i natali.

Non una storia a senso unico però, ecclesiastico-centrica mi verrebbe da dire, perché Segni è anche il territorio delle battaglie epocali, cito per tutte Sacriporto, che determinò le sorti e lo sviluppo della Roma imperiale, o se volete il luogo d’origine di varie figure d’eccellenza nella vita della nazione.

Sono carte che possono assumere un rilievo significativo in chiave turistica, soprattutto se portate adeguatamente alla ribalta, creando intorno ad esse un riferimento di interesse.

Ora non chiedo che ci si candidi domani mattina capitale della cultura 2029, però in prospettiva meriteremmo anche noi di esserlo.

In fondo di Alatri, Ferentino ed Anagni siamo almeno cugini, di Alatri la quasi copia perfetta mi verrebbe da aggiungere, la gemella.

Talvolta si è portati a pensare che per fare turismo occorra fare chissà che cosa, invece no, spesso sono le piccole azioni a fare la differenza, a determinare le condizioni di richiamo ed interesse, in grado di favorire l’accoglienza.

I network televisivi propongono di continuo a fini commerciali, le immagini di tanti borghi in giro per l’Italia.

Alcune trasmissioni televisive possono essere di grande ausilio ai fini turistici. Cito voyager su rete 4 di Roberto Giacobbo, che mesi orsono, parlando delle mura poligonali del Lazio, segnalò tutti i paesi della nostra area: Norma, Bassiano, Alatri, Ferentino e Cori.

Escluse solo Segni dalla narrazione ahimé, che delle mura poligonali con costruzione a secco, è tra le testimonianze principali a livello nazionale, con la sua lunga cinta muraria pressoché intatta e con le sue porte caratteristiche, Saracena, Foca e non solo.

Eccepii con nota scritta alla redazione di Giacobbo, la mancata citazione di Segni in quella trasmissione dagli ascolti importanti, mi fu risposto che gli altri paesi si erano proposti al programma, Segni no.

Un episodio che avrei anche potuto omettere di ricordare, che però trovo significativo, perché indica la strada giusta da perseguire per avere una ribalta importante, come quando negli anni 60/70 era il premio della “Saracena d’oro” a portare a Segni personaggi del livello di Nando Martellini, Ernesto Calindri, Raffaella Carrà, Edmondo Bernacca, Solvi Stübing (chiamami Peroni, sarò la tua birra) ed altri ancora.

Il turismo si alimenta anche con la rievocazione o la semplice citazione di eventi passati, la loro narrazione suscita curiosità, crea aspettative, spinge le persone a recarsi sui luoghi per approfondirne la conoscenza, per verificare dal vivo cosa nella realtà rappresentano.

Anni fa, l’ho raccontato altre volte, mi sono casualmente imbattuto in piazza Santa Lucia con tre studiose di mezza età di nazionalità Inglese e tedesca, provenienti da un convegno internazionale per studiosi, che si stava tenendo presso una delle Università Romane e dal quale si erano spostate verso Segni in una giornata di pausa.



Segni per loro non era una perfetta sconosciuta, incrociata casualmente in una domenica estiva, tutt’altro, l’avevano cercata e raggiunta non senza difficoltà, vi si erano spinte animate dal desiderio di visionare dal vivo ciò che avevano avuto modo di studiare sui testi della storia classica, che di Segni evidentemente si erano occupati.

Per me questo incontro fortuito fu motivo di grande soddisfazione, parlai a lungo di storia con queste studiose e constatarne l’interesse verso la nostra città, fu per me motivo di grande orgoglio.

Ebbene, quelle erano turiste qualificate, persone interessate alla città per ragioni storiche e che certo poco o nulla avrebbero potuto determinare in termini economici rispetto agli introiti cittadini.

Un caffè, forse un gelato, ma nemmeno un panino avrebbero potuto consumare, era domenica, tutto chiuso, cosa che sottolineo perché furono loro a chiedermi di indicare un punto di ristoro.

Potei solo consigliare di recarsi presso l’unico ristorante allora presente in zona San Pietro.

Il messaggio che intendo far passare è chiaro, l’offerta è fondamentale per determinare la domanda, il contrario non vale, occorre sapersi proporre anche rischiando di andare in perdita nell’immediato, bisogna avere la costanza di insistere e puntare ai ritorni economici di medio periodo.

La Segni di questi giorni è “cimiterialmente” silenziosa, il verso delle cicale, alle mie orecchie, che vivo su viale Ungheria a ridosso del parco comunale, è interrotto soltanto dal transito dei veicoli in transito, che purtroppo non fanno PIL e non accrescono l’economia locale.

Quasi sempre la serata in terrazzo si giova della vista dei cinghiali al pascolo, ieri l’altro anche di una volpe, che è venuta riposarsi nel giardino di casa.

Musica e festeggiamenti da evento collettivo non si avvertono, se si esclude il vociare che arriva dai giardini di San Marco e qualche motivo musicale della movida locale.

Un fatto importante che occorrerebbe benedire a mio avviso, per quanto qualche residente limitrofo, credo ne sia abbastanza infastidito.

Il parco delle castagne è al buio, la Segni storica è al buio, i campanili di Santo Stefano, Santa Maria degli Angeli e San Pietro non sono distinguibili, quando invece creerebbero una bella suggestione cromatica, se solo fossero illuminati in corrispondenza delle bifore alte, dove sono alloggiate le campane. Santo Stefano in verità lo è sempre stato, ma da qualche tempo è al buio pure lui.

Non è questione di consumi energetici, ma di volontà e visione, perché quei campanili potrebbero essere illuminati anche solo con un modesto impianto fotovoltaico, di nessun impatto estetico o funzionale.

Di contro, la croce di Pianillo a tutta luce, è piacevole da vedersi, crea arredo  urbano, come anche Villa Allegrini a festa, quando offre ospitalità ai propri clienti accendendo tutte le luci del comprensorio.

Fare turismo vuol dire anche questo.

Un tempo non lontano da Colleferro, salivano tutte le sere a Segni tante persone in cerca di ristoro climatico e culinario, cosa che ora non accade più, con ben sanno i ristoratori locali, la cui economia si è a dir poco contratta.

Segni oggi non è più attrattiva come un tempo, e continua purtroppo a fare molto poco per tracciare un percorso di rinascita, per puntellare i suoi punti di forza, sui quali costruire una economia accettabile.

Così, tanto per lanciare una proposta non troppo provocatoria, perché avrebbe a mio avviso ampio margine di fattibilità, mi chiedo se qualcuno abbia mai pensato ad un’area di balneazione che non sia la solita classica piscina sportiva, che noi peraltro a Segni non abbiamo mai avuto.

Penso ad un impianto al suolo di dimensioni ragionevoli, con strutture di ristorazione adeguate, in grado di ospitare per una intera giornata le persone, offrendo loro una alternativa plausibile ai lidi classici del Tirreno, da cui siamo abbastanza lontani.

Credo che l’operazione, se attuata, avrebbe ampio margine di successo.

L’acqua necessaria? Andremmo a prenderla altrove, se servisse anche al mare.

Ai soliti agnostici alla qualunque, faccio osservare che a Rocca Massima, poche centinaia di residenti, hanno realizzato un impianto panoramico per la discesa in quota su fune di acciaio (sul quale mai io potrei salire, pena infarto) che credo stia fornendo richiamo turistico e introiti economici.

Sta lì da qualche anno, se non lo hanno chiuso evidentemente sta risultando remunerativo.

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