top of page

La luce di Segni nelle poesie di Biancone



SEGNI - Dai Veda ai poeti odierni, dagli antichi inni egizi a Eugenio Montale, Seamus Heaney, Paul Celan, dai salmi biblici e da Saffo fino a Ezra Pound, Yves Bonnefoy e Mario Luzi. Un salto nella meraviglia lirica di ogni paese e di ogni tempo, un viaggio nella sorpresa e nello smarrimento.

E’ una dolce parola POESIA.

Contiene e acquieta. Già solo ripeterla placa la tempesta. Vettore di significati e vettore di suoni: un significato semantico che si lega al suono musicale dei fonemi. In un affresco di Raffaello Sanzio databile al 1508 sul soffitto della Stanza della Segnatura ai Musei Vaticani l’Allegoria della Poesia raffigurata con un libro e una lira nelle mani, viene definita “numine afflatur”, motto latino presente nell’Eneide di Virgilio, scritta sorretta dai due putti ai lati, che significa “è ispirata da Dio”.

Solitamente vocata nel suo adempimento a slancio spirituale, nella ricerca del suo senso, Eugenio Montale (Genova 1896-Milano 1981) nato e vissuto fino al 1927 nella bella Liguria, terra musa ispiratrice di tanti poeti, sosteneva che la poesia è nata dalla necessità di aggiungere un suono vocale al ritmo martellante delle musiche già esistenti e, solo in seguito alla nascita della scrittura, la poesia e la musica hanno ultimato il loro processo di   differenziazione, consentendo alla poesia un ruolo civile nella società, che l’ha resa ancor più irrimediabilmente necessaria.

Non c’è, nella vicenda della poesia italiana, un’esperienza poetica più libera di quella di Montale da ogni retorica dei sensi o dei sentimenti: “Ossi di seppia” alludono ad una condizione vitale impoverita, ridotta all’aridità e all’inconsistenza, a una poetica scabra ed essenziale, una poetica degli “scarti” come i residui calcarei di molluschi che il mare deposita sulla spiaggia.

La voce di un letterato che più compiutamente esprimeva il dramma di un mondo in crisi per la rovina delle certezze antiche e la posizione dell’uomo dubbioso e perplesso, posto fra segni inquietanti di apocalissi, alla vana ricerca di una via di scampo.

Proprio in Liguria, nella Liguria di ponente, nel mese di febbraio 2024, il comune di Taggia in provincia di Imperia, celebra la 30° edizione del premio nazionale di poesia inedita a tema libero “Ossi di Seppia” considerato il concorso letterario più importante nello specifico settore della poesia inedita in Italia, con 2400 autori iscritti, tra cui 250 stranieri e 352 under 25.

Partecipazione aperta a qualsiasi autrice/autore vivente di ogni nazionalità, con l’invio di una poesia singola o una raccolta di poesie da tre a sette, in lingua italiana, inglese, francese, spagnolo. Tagia, o anche Arma di Taggia, la romana Tabia, dominio dei marchesi di Clavesana, passato a Genova nel 1228. Il borgo medievale della riviera dei fiori. La perla del ponente ligure, una realtà ricca di storia e bellezze naturali. Spiagge sabbiose, mare limpido, monumentale centro storico, offerta ricettiva diversificata con una fiorente economia commerciale legata ai prodotti del territorio: olio e vino moscatello. Elementi coesivi e un funzionale rapporto di parti idealmente connettono Taggia a Segni, anch’essa “perla”.

La perla dei Lepini fondata da Tarquinio il Superbo nel VI sec. a.c. forte di una storia millenaria e connotata da oltre quaranta anni di vita dal Premio Biennale Letterario dei Monti Lepini (1979-2024).

Il concorso che ha ampliato il percorso di ricerca, di studio, di approfondimenti sulle tematiche legate alla cultura, alle tradizioni, all’arte, alla creatività, al talento, con 3000 scrittori tra poeti, saggisti, storici, narratori partecipanti nel corso degli anni. Franco Caporossi e Giuseppe Cherubini i padri fondatori del premio e dell’Associazione Artisti Lepini, con la supervisione scientifica del Dottor Piero Cascioli e il coordinamento della professoressa Daniela Ionta. A divinare i giorni e la storia dei due concorsi, le liriche di un nostro concittadino, Stefano Biancone (22/08/1980) accreditato tra i migliori autori del Lazio, con la passione fin dall’infanzia per il volo e la poesia, pluripremiato negli anni al Premio Biennale Letterario dei Monti Lepini. Nel 2010 è 1° classificato con la raccolta di poesie “Chiacchiere e Castegni”. Nel 2012 è 2° classificato nella sezione poesia dialettale. Nel 2014 è 3°classificato nella sezione poesia dialettale e 4° classificato nella poesia lingua inedita.

Nel 2008 è 1° classificato al Premio letterario nazionale “Circe una donna tante culture” – IV edizione sezione vernacolo, Monterotondo. Nel 2009 ritira il diploma di finalista alla XXI edizione presso il Centro Culturale Giuseppe Gioacchino Belli a Roma.

A maggio del 2016 per Annales Edizioni viene pubblicato “Obiettivo Segni” di cui Stefano Biancone è autore assieme a Valeriano Valenzi suo caro amico. Scrittura a quattro mani con l’evidente valore delle sinergie, della coralità assieme al bisogno di ricostruire la vicenda bellica che determinò il bombardamento della città di Segni, il 7 marzo 1944, provocando circa 130 vittime. 

Cavalcando quella linea sottile tra cronaca e rispetto, Stefano tra lo sforzo di ricostruire una ferita collettiva e il dovere morale di ricordare, maneggia la memoria di una collettività con enorme responsabilità, fornita da racconti e testimonianze degli anziani sopravvissuti, dai saggi degli storici locali, dai versi dei poeti.

Commoventi quelli della stimata e compianta Fernanda Spigone in apertura al testo suddetto. 

La poesia è vita che rimane impigliata in una trama di parole, è un attimo di vita che si fa verso e Stefano affida il trionfo della “segninità” come antropologia della memoria all’ultimo contributo lirico in ordine di tempo “Il mio paese è la notte” il cui successo è decretato dal premio speciale della giuria del Concorso Nazionale Ossi di Seppia, consegnatogli dalla dottoressa avvocato Chiara Cerri, consigliere alla cultura del Comune di Taggia e presidente del premio. La cerimonia si è tenuta Sabato 17 Febbraio 2024 alle ore 17:30 presso Villa Boselli ad Arma di Taggia alla presenza di Claudio Damiani, Mauro Ferrari, Lamberto Garzia come membri di giuria e supervisori, in qualità di membri della giuria nella storica 1° edizione, Giuseppe Conte, Tomaso Kemeny, Stefano Zecchi.

Il mio paese è la notte. La notte presa a soggetto e a metafora, con la sua carica allegorica e immagini evocative. Rivelazione allusiva del ritmo profondo della vita che regge la vita arcana delle cose, in un’oscurità silenziosa che s-vela un cosmo che pulsa come un cuor giovanile. “Lanterna ciclopica… favola antica che sempre stupisce… passi che muovono sul sampietrino… riflessi di pietre che paion biancane… scintille di luna sulla Cattedrale...”.

Per il dialetto più volte scelto come lingua della poesia ma anche della vita e degli affetti, per le esperienze raccolte e raccontate, per questa perla di tradizione, storia e identità amata, salvaguardata e diffusa, giungano all’Autore gratitudine e complimenti sinceri. E gli auguri della famiglia, dell’Amministrazione Comunale di Segni e della collettività per il prestigioso riconoscimento conseguito. 

“Col fiato che fuma scaldando le mani il mio paese è la notte coperta di brina da San Pietro allo Stazzo è quasi domani e nel cielo la mille e una notte lepina”.



 

18 visualizzazioni0 commenti

Comments


bottom of page