• Silvano Moffa

LA SCUOLA MODERNA CHE VOGLIONO CANCELLARE

Aggiornamento: apr 23

L'IPIA FU REALIZZATO DALLA PROVINCIA INSIEME AD ALTRI UNDICI ISTITUTI

Il Sindaco ha deciso di trasferire gli studenti nell'ex centro anziani. Assurdo!

Si torna a parlare con una certa insistenza del trasferimento dell’Ipia, l’istituto professionale ubicato sulla Palianense, nell’ex centro anziani di via del Pantanaccio. Una delibera del Comune ha disposto mesi fa il trasferimento. Ne sono nate polemiche.

L’assessore all’Urbanistica della giunta di sinistra, Zeppa, nel giustificare la decisione se ne uscì con una serie di bugie e mezze verità sulla storia della costruzione del nuovo istituto gestito dalla Provincia. Nei giorni scorsi, un giornale on line molto vicino alla attuale amministrazione ha ritirato fuori l’argomento con accenti degni di querela.

E’ bene allora chiarire fatti, circostanze, procedure e responsabilità su una questione che, come fiume carsico, riaffiora ogni tanto. Veniamo ai fatti. L’immobile di via del Pantanaccio, dove si vorrebbero traslocare gli studenti dell’Ipia, nasce negli anni Ottanta (amministrazione di sinistra) come Centro Anziani grazie ad un finanziamento pubblico (Ministero delle Finanze). L’insorgere di un contenzioso amministrativo tra il Comune e la proprietà dei terreni ne bloccò per lungo tempo la realizzazione, ad appalto assegnato.

Negli anni Novanta si riuscì – nel frattempo si era insediata l’amministrazione di destra – a sbloccare la situazione e a realizzare l’opera. Preoccupava, però, la destinazione d’uso. Ad un esame attento, i costi di gestione di un Centro Anziani, parliamo di più di venti anni fa, risultavano assolutamente insostenibili per le casse comunali.

Di qui la decisione di sondare altre vie per un uso più consono e meno dispendioso. Tra le varie ipotesi, si delineò la possibilità di utilizzare il fabbricato, dotato di minialloggi, palestre, bagni, aree attrezzate per fini sanitari, come Centro oncologico di eccellenza. Furono avviate trattative con Università e Istituti di ricerca. Purtroppo, inopinatamente, negli anni successivi, quelle trattative – alcune giunte a buon punto – si arenarono. E questo fu un errore, non imputabile certamente a chi quell’opera riuscì a realizzare dopo anni di stasi.

Ma errore più grande rischia di farlo chi ora pensa di portare in quello stabile abbandonato gli studenti dell’Ipia, trasformandolo in una scuola. Idea errata e di complessa realizzazione. Per vari motivi, come cercheremo di spiegare.

Il nuovo istituto scolastico realizzato sulla Palianense fu progettato dalla Provincia nell’ambito di un piano articolato che prevedeva la costruzione di ben 11 scuole superiori nell’area metropolitana di Roma.

Tutte opere realizzate con cura meticolosa nella scelta dei materiali impiegati, delle nuove tecnologie, dei laboratori, degli spazi sportivi, delle biblioteche. Per realizzarle furono adottate procedure amministrative perfettamente legittime e innovative che prevedevano il concorso di investimenti pubblici e privati con ricadute positive per la collettività e la stessa Provincia, ente competente in materia di edilizia scolastica.

Nelle foto: a sinistra, il momento dell’inaugurazione del nuovo istituto professionale. Il Sindaco dell’epoca Mario Catoni, il Presidente della Provincia Silvano Moffa, l’Assessore provinciale all’edilizia scolastica Marco Daniele Clark e il preside Luigi Frattolillo

In alto, la nuova IPIA di via Palianense

Le scuole, in pratica, furono realizzate in larga parte con investimenti privati (scelti con evidenza pubblica e selezionati attraverso procedure rigorose), e locate all’Ente pubblico (Provincia) con l’obiettivo di passare alla proprietà pubblica dopo tre anni. Insomma, gli stabili si potevano riscattare a prezzi convenzionati, rapportati al costo di costruzione, senza oneri aggiuntivi.

C’è da chiedersi perché sia Gabarra che Zingaretti, quando erano presidenti della Provincia, non abbiano proceduto all’acquisto dell’Ipia di Colleferro secondo i parametri contrattualmente concordati. E abbiano, al contrario, preferito continuare a pagare per anni il canone di locazione evitando di acquisire al patrimonio pubblico un bene di così rilevante interesse, trattandosi di una scuola superiore. Il procedimento amministrativo adottato dalla Provincia di Roma, nella circostanza, è bene sottolinearlo, ha fatto scuola.

Un iter che ha consentito in tutta Italia di realizzare opere pubbliche che, da soli, i Comuni e gli enti locali non avrebbero mai potuto fare per evidenti problemi finanziari. In più, la scelta di ubicare l’Ipia sulla Palianense fu dettata dalla dislocazione, in quel quadrante territoriale, del sistema logistico integrato (Slim), con lo scopo di avvicinare l’istituto professionale al sistema delle nuove imprese che si andava sviluppando proprio in quell’area. Integrare impresa e formazione professionale è la base per garantire crescita e occupazione. Ormai tutti lo dicono. Ma pochi lo praticano.

Una scelta logica e intelligente, non casuale e improvvisata. In conclusione, la nuova Ipia è una scuola a tutti gli effetti, nasce come tale e fa invidia per gli spazi ampi, per le strutture, per i laboratori, per l’ampiezza delle aule, l’anfiteatro, le zone sportive, la palestra, l’aula magna, la luminosità, il verde in cui è immersa.

D’altro canto, l’ex Centro Anziani andrebbe recuperato e valorizzato. Non per una scuola, ripetiamo, con il rischio di ingolfare, peraltro, una zona della città fortemente urbanizzata e antropizzata.

Ad accorti amministratori non dovrebbe, soprattutto, sfuggire la valutazione dei costi/benefici della ristrutturazione di un fabbricato enormemente usurato e che fu progettato più di trent’anni fa con tutt’altre finalità.

Nelle foto: a sinistra, il preside Luigi Frattolillo che fu tra i più entusiasti promotori del nuovo edificio scolastico. In precedenza gli studenti erano ospitati in locali angusti, fatiscenti e privi di laboratori

Nelle foto in basso: a sinistra, la pubblicazione della Provincia di Roma relativa agli undici nuovi istituti di scuola superiore realizzati in solo quattro anni, chiavi in mano. Oltre che nella Capitale, le nuove scuole furono progettate e realizzate a Bracciano, Fiumicino, Monterotondo, Ladispoli, Genzano, Frascati, Guidonia, Velletri, Morlupo, Civitavecchia, Anguillara

A destra, un estratto dello studio commissionato dalla Provincia di Roma per la valutazione dei canoni di locazione


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