Segni, il conto che nessuno voleva vedere
- REDAZIONE

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L'Assessore al Bilancio d.ssa Antonella Iannucci e il Sindaco On. Silvano Moffa fanno chiarezza sul quadro contabile ereditato dall'Ente

C'è una data che dice più di mille parole: 15 febbraio 2023. È il giorno in cui la Corte dei Conti – Sezione Regionale di Controllo per il Lazio, con nota istruttoria SC_LAZ n. 0001138, protocollata dall'Ente al n. 2499 della stessa giornata, chiede formalmente spiegazioni sulle incongruenze rilevate nei rendiconti 2018-2021: divergenze tra quanto attestato nei pareri dei revisori dei conti e quanto risultava invece dai dati trasmessi alla BDAP.
Ma per capire la portata di quella nota, bisogna fare un passo indietro.
Il primo campanello: la sentenza del 2020 ignorata
Il 20 ottobre 2020 la Corte di Cassazione, con sentenza n. 22734, chiude definitivamente una vicenda giudiziaria a carico dell'Ente. Sette giorni dopo, il Segretario Comunale segnala formalmente ai responsabili competenti la necessità di attivare le procedure conseguenti; il 17 novembre 2020, anche il Revisore dei Conti sollecita il riconoscimento del debito fuori bilancio.
Due organi di garanzia, in meno di un mese, avevano già indicato con precisione la strada da seguire.
Eppure, a fronte di quelle segnalazioni, la posizione dell'epoca fu che il debito non risultasse dovuto. Quando questa Amministrazione si è insediata nel 2023, di quella posizione debitoria non c'era alcuna evidenza: non in nessun atto di programmazione, non in nessuna ricognizione contabile, non in alcun passaggio di consegne.
Il rendiconto bloccato e il disavanzo occultato
Non era un caso isolato. Al momento dell'insediamento della nuova Amministrazione, il rendiconto di gestione 2022 non era stato ancora approvato. Nel frattempo, la nota della Corte dei Conti del 15 febbraio 2023 aveva fatto emergere un disavanzo di € 340.794,06, da ripianare in tre esercizi (€ 209.235,27 nel 2023, € 65.731,39 nel 2024 e altrettanto nel 2025), che andava ad aggiungersi a un disavanzo già esistente di € -2.679.247,48. Resta agli atti la coincidenza temporale tra la ricezione di quella nota e il mancato rispetto, da parte della precedente Amministrazione, del termine di legge per l'approvazione del rendiconto.
Cosa fece, a quel punto, l'amministrazione Cascioli? Con la Delibera n. 78 del 12 maggio 2023 ci si limitò ad approvare il solo riaccertamento ordinario dei residui al 31 dicembre 2022 (ex art. 3, comma 4, D.Lgs. 118/2011), un adempimento tecnico obbligatorio ma parziale. Del rendiconto vero e proprio, nessuna traccia: il termine di legge del 30 aprile viene lasciato scadere. Sarà l'amministrazione Moffa, con la Delibera n. 22 del 4 luglio 2023, ad assumersi la responsabilità di approvarlo e di certificare ufficialmente quel disavanzo.
Un terzo capitolo, e non l'ultimo
A questi due elementi se ne aggiunge un terzo: sempre dal proprio insediamento, questa Amministrazione ha dovuto riconoscere un ulteriore debito fuori bilancio di oltre € 60.000,00, relativo a un'acquisizione sanante mai gestita da chi amministrava in precedenza. Non una vicenda marginale, ma la regolarizzazione del centro socio-sanitario, uno dei presìdi più importanti per la comunità, che avrebbe dovuto essere seguito con la massima attenzione fin dall'origine.
Il debito oggetto della relazione odierna – € 72.278,29 – è dunque il terzo capitolo di una vicenda più ampia, e non sarà l'ultimo: un ulteriore debito fuori bilancio di importo rilevante, relativo anch'esso ad annualità precedenti, dovrà essere riconosciuto a breve da questo Consiglio. Lo si anticipa senza reticenze, perché i cittadini hanno diritto a conoscere per intero la dimensione di quanto l'Ente sta affrontando.
Un lavoro di ricostruzione, non di propaganda
Questo lavoro di ricostruzione è stato condotto dal Sindaco Silvano Moffa e dall'Assessore al Bilancio Antonella Iannucci, insieme agli uffici, seguendo personalmente ogni passaggio: la verifica puntuale delle poste contabili, l'incrocio tra i dati BDAP e le risultanze dei rendiconti, la ricognizione di ogni singola posizione debitoria emersa negli anni. Non si tratta di affermazioni generiche, ma di un lavoro tecnico rigoroso, fatto di atti, delibere e cifre verificabili, condotto insieme a chi ogni giorno gestisce i conti di questo Ente. È un lavoro che dobbiamo ai cittadini di Segni: raccontare i numeri per quello che sono, senza sconti a nessuno, a partire da chi ci ha preceduto.
Il conto complessivo
Sommando quanto oggi riconosciuto (€ 72.278,29), i € 60.000,00 dell'acquisizione sanante, il disavanzo di € 340.794,06 accertato dalla Corte dei Conti – già innestato su un buco preesistente di quasi € 2,7 milioni – e quanto a breve dovrà essere riconosciuto per l'ulteriore posizione debitoria in arrivo, il quadro che emerge è quello di un'eredità contabile pesantissima, mai tracciata né gestita con trasparenza da chi ha amministrato in precedenza.
Il patto intergenerazionale tradito
C'è un piano su cui vale la pena soffermarsi, che va oltre la contabilità: quello del patto intergenerazionale. Ripianare un disavanzo su tre esercizi, come previsto per i 340.794,06 euro accertati dalla Corte dei Conti, significa scaricare oggi, su bilanci futuri, il peso di scelte – o di omissioni – che appartengono al passato. Ogni euro non gestito con trasparenza a suo tempo diventa un euro che le prossime amministrazioni, e con esse i cittadini di domani, dovranno comunque restituire, senza aver avuto alcuna voce in capitolo su come quel debito si sia formato.
Lo stesso principio vale per i debiti fuori bilancio non riconosciuti nei tempi dovuti: il debito derivante dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2020, segnalato da Segretario Comunale e Revisore dei Conti già a fine 2020 e riconosciuto solo successivamente; i 60.000,00 euro legati all'acquisizione sanante del centro socio-sanitario; e i 72.278,29 euro oggetto della relazione odierna.
In tutti questi casi, il mancato riconoscimento tempestivo non ha fatto sparire il debito: lo ha semplicemente spostato in avanti nel tempo, con interessi e more che si sono aggiunti all'importo originario, a carico di bilanci e di amministrazioni che di quelle obbligazioni non avevano alcuna responsabilità diretta.
Anche questo è un patto intergenerazionale tradito.
È questo il senso più profondo della violazione che stiamo raccontando: non si tratta soltanto di conti non chiusi in tempo, ma della rottura di un patto implicito tra chi amministra e chi verrà dopo. Governare significa anche avere il coraggio di risolvere i problemi nel tempo in cui si manifestano, non rinviarli a chi non ha responsabilità nella loro origine. Le generazioni future di Segni non possono essere chiamate a pagare il conto di una trasparenza mancata negli anni passati.
Il prezzo pagato dai cittadini
Ogni euro che questa Amministrazione destina a coprire debiti pregressi è un euro sottratto ai servizi che i cittadini vedono e chiedono ogni giorno.
Quando qualcuno domanda perché il decoro urbano non venga garantito con la tempestività auspicata, la risposta onesta è questa: prima di occuparsi del visibile, si è costretti a risolvere passività invisibili che altri hanno lasciato accumulare senza comunicarle.
Non è una scusa, è la verità di un bilancio che deve prima sanare i debiti ereditati e solo dopo, con le risorse residue, garantire i servizi ordinari.
Una domanda che i cittadini hanno diritto di porsi
A chi, in una precedente consiliatura, ha ricoperto un ruolo di responsabilità diretta anche nella gestione dei conti di questo Ente, è legittimo chiedere: come è stato possibile che situazioni di questa portata – un rendiconto rimasto bloccato, un disavanzo di € 340.794,06 debiti fuori bilancio per centinaia di migliaia di euro mai tracciati – non abbiano ricevuto l'attenzione che meritavano?
Non è una domanda posta per polemica, ma perché i cittadini di Segni hanno diritto a sapere perché, oggi, invece di discutere di come migliorare i servizi, si discute di come sanare i debiti di ieri.





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