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Thomas Becket e la città di Segni


SEGNI - La figura di Thomas Becket è stata da ispirazione per numerosi scrittori, che hanno realizzato opere di indiscussa fama. Primo fra tutti ricordiamo lo scrittore inglese Thomas Stearns Eliot che si ispirò alla vicenda dell’arcivescovo Becket per il suo dramma Assassinio in Cattedrale, allo stesso modo il compositore Ildebrando Pizzetti per la sua tragedia per musica dallo stesso titolo.

Il francese Jean Anouilh scrisse Becket ou l'honneur de Dieu, di cui si fece anche una trasposizione cinematografica dal titolo Becket e il suo re, interpretato da Peter O’Toole e Richard Burton. Anche lo scrittore americano Ken Follet, nel libro acclamato come il suo capolavoro, I pilastri della terra, narra l’episodio dell’assassinio di Thomas Becket.

Ma chi era Thomas Becket e che cosa lega la figura di questo santo alla città di Segni? Thomas Becket nasce a Londra nel 1118 e fin dall’infanzia fu avviato alla carriera ecclesiastica. Fu a servizio dell’arcivescovo di Canterbury Teobaldo di Bec, che lo mandò ad approfondire gli studi di diritto canonico a Bologna e ad Auxerre.

Nel 1155 Enrico II, re d’Inghilterra, lo nominò Cancelliere del Regno e Thomas assecondò di buon grado l’opera riformatrice del sovrano intrapresa per ristabilire l’ordine e l’autorità della monarchia. Fu lo stesso Enrico II, tuttavia, che nel 1162 premette affinché Becket fosse nominato arcivescovo di Canterbury, succedendo al suo maestro Teobaldo, morto nell’aprile del 1161.

Il nuovo arcivescovo, in perfetta coerenza con il titolo e il ruolo assunto, era teso a difendere solo gli interessi del clero e quando si rifiutò di firmare le Costituzioni di Clarendon, con cui nel 1164 Enrico II tentava di limitare in Inghilterra il potere della Chiesa il conflitto tra i due si acuì irrimediabilmente. Tale rifiuto costrinse addirittura Thomas Becket a trovare rifugio in Francia, per sfuggire alle severe minacce del re. L’arcivescovo rimase in esilio diversi anni, sotto l’ala protettiva del pontefice Alessandro III e tornò in Inghilterra il 1 dicembre 1170, ma il 29 dicembre, durante gli uffici divini, nella sua Cattedrale, fu assassinato da alcuni sicari di Enrico II.

L’evento suscitò talmente tanto scalpore che il culto attorno alla figura dell’arcivescovo, eletto dal popolo martire e difensore della Chiesa contro l’assolutismo politico, crebbe a tal punto che papa Alessandro III lo consacrò nell’anno 1173.

La cerimonia di canonizzazione avvenne nella città di Segni, poiché Alessandro III in quel periodo si trovava a risiedere nella città lepina, come confermano alcune delle lettere scritte dallo stesso Pontefice.

Ricordiamo, inoltre, che tra XII e XIII secolo molti Pontefici si trovarono a soggiornare a Segni, tanto che papa Eugenio III nell’anno 1150 fece costruire appositamente un palazzo vicino la chiesa di San Pietro, che agli inizi del 1700, per volere dell’allora Vescovo Filippo Michele Ellis, divenne sede del Seminario Vescovile.

L’evento della canonizzazione dell’arcivescovo di Canterbury è commemorato da un’epigrafe che si trova nell’odierna Cattedrale di Santa Maria Assunta, posta sul primo pilastro di sinistra per chi entra.

Il testo dell’iscrizione, in latino, recita quanto segue: “Alla memoria eterna di San Tommaso arcivescovo di Canterbury che, convocati i vescovi e gli abati da tutta la Campagna, Alessandro III Pontefice Massimo, nel giorno della purificazione della Beata Vergine Maria, annoverò nel numero dei santi e ordinò che fosse scritto nel loro albo”. Secondo questa iscrizione la canonizzazione avvenne il giorno della Purificazione di Maria, ossia il 2 febbraio, come scritto anche da Bosone nel Liber Pontificalis. Ma nella copia della bolla pontificia Redolet Anglia fragantia, conservata nell’Archivio Storico Innocenzo III di Segni e datata 12 marzo, è scritto che il rito di canonizzazione fu celebrato in capite jejunii, così come confermano altre lettere che comunicavano dell’avvenuta canonizzazione di Thomas Becket.

Molto probabilmente la cerimonia si svolse in capite jejunii, cioè all’inizio del digiuno ossia il mercoledì delle ceneri, che nell’anno 1173 cadeva il 21 febbraio. L’evento della canonizzazione, inoltre, è riportato anche in una seconda epigrafe, che ci fornisce l’indicazione del luogo in cui probabilmente si svolse parte della cerimonia, alla presenza dei vescovi e abati della Provincia di Campagna. L’iscrizione fu letta all’interno della chiesa medievale di Santa Lucia dallo storico Gregorio Lauri.

Nel manoscritto del Lauri, redatto agli inizi del 1700, si legge: “La chiesa parrocchiale di S. Lucia, nominata anch’essa nella bolla di Lucio III, ha più cappelle et in specie quella di S. Tomaso Vescovo Cantuariense, che fu canonizzato da Alessandro III il 2 di febbraio dell’anno 1173, come oltre le tradizioni, e memorie che se ne hanno, dimostra la seguente inscrizione che in essa chiesa si legge sopra l’altare dedicato al medesimo Santo: “B. Thome Archiepiscopo/ Cantuarien. quem Alexander III/ Pont. Max. in hoc sacro divorum/ in numerum rettulit/ dedicatum”. Anche il Lauri erroneamente riporta la data del 2 febbraio, ma ci informa che l’antica chiesa di Santa Lucia, distrutta nel bombardamento del 1944, aveva una cappella in onore di Thomas Becket e che probabilmente fu proprio tra le mura della medievale chiesa ormai perduta che si svolse parte della solenne cerimonia di canonizzazione (fig. 1 – Particolare della foto Brogi che ritrae la Chiesa di Santa Lucia prima del bombardamento e i resti del complesso ellenistico al di sotto).

Il Lauri, descrivendo la medievale chiesa, aggiunge: “Anticamente haveva questa Chiesa il sotterraneo, residui del quale ancor hoggi si vedono, alcune antichissime pitture e fu ne suoi primi tempi di maggior grandezza”. Probabilmente l’autore si riferisce ai resti del monumento d’età romana, ancora conservato e visibile, noto come complesso ellenistico di Santa Lucia, articolato su più livelli e che dovette essere riutilizzato come sostruzione su cui venne eretto l’edificio ecclesiastico. Ciò che oggi rimane del complesso monumentale è compreso nel Parco Archeologico Urbano “Segni Città-Museo” e costituisce uno degli itinerari di visita. Proprio all’interno di una delle arcate che costituiscono l’ultimo livello conservato del complesso antico, sono visibili tracce di pittura, purtroppo danneggiate dal tempo e quasi non più leggibili.

Tuttavia, grazie al contributo della Regione Lazio L.R. 24/2019, impiegato per la pulitura di Porta Saracena da scritte vandaliche, che purtroppo danneggiano il nostro patrimonio archeologico, una piccola parte è stata impiegata per la pulitura di alcuni parti dei lacerti di intonaco ancora visibili nel complesso di Santa Lucia.

Grazie alla pazienza e alla disponibilità della restauratrice, Rita Fagiolo, i risultati sono stati assai interessanti.

Al di sotto di uno spesso strato di incrostazioni e muffe, sono apparse tracce di colore, perlopiù di fasce di colore che inquadravano una qualche scena figurata (fig. 2).

Ma la scelta fortunata di eseguire un ultimo tassello, in uno dei lembi più danneggiati, ha rappresentato sicuramente la scoperta più sorprendente, che apre nuovi e stimolanti scenari nelle ricerche e studi futuri.

Si tratta del volto di un Santo, riconoscibile per la presenza di parte del nimbo e in cui sono ben visibili i tratti del volto: occhi, naso e bocca (fig. 3).

Non sappiamo di quale personaggio si tratti, ma la suggestione è molto forte. Forse non si tratterà proprio del Santo Becket, ma certamente questo piccolo tassello costituirà la base di un prossimo progetto per Segni. 



 

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