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Un saraceno ricorda Segni


SEGNI - Siano rese lodi ad Allah, il Clemente e Misericordioso, e al suo servo Mohammed per l'aiuto che ci offrono nel nostro impegno a rendere ogni terra Dar el Islam.

Ed io Achmed Ben Azim rendo loro omaggio descrivendo quotidianamente quello che operiamo presso gli infedeli. In particolare voglio salvare dal rischio dell'oblio una nostra incursione in un piccolo paese chiamato Signia, che sento rimarrà legato al ricordo delle nostre scorrerie.

Più di una volta, dopo essere sbarcati nei pressi di Terracina, cavalcando i nostri agili destrieri, risalivamo verso il monte Lepino e ci accampavamo nei pressi di una massiccia porta di pietre poligonali. Messi in fuga i difensori della porta giungevamo nei pressi della chiesa dedicata al loro S. PIETRO ed evitando scontri armati, ci dedicavamo alla razzia, visitando poi le altre chiese del piccolo centro.

E durante una di queste incursioni, mi accadde un episodio che continuamente ritorna nella mia memoria.

Mentre osservavo i nostri caricare su un carretto quello che avevano razziato, mi accorsi di una giovane donna che fuggiva sperando di non essere notata dai "figli del deserto".

L'unica via di fuga la portava nella mia direzione ed in breve me la ritrovai davanti.

Devo ammettere che la sua bellezza era pari a quella delle nostre donne, che per la loro avvenenza hanno il potere di annebbiare la ragione di chi solamente le guarda.

Notai nel suo sguardo un senso di paura e di sgomento, ma cercai di farle capire di non aver timore della sua incolumità; anzi, dato che i nostri linguaggi non si intendevano, le offrì un anello che la proteggesse dai nostri uomini e la feci allontanare al sicuro.

Chissà se un domani questo incontro sarà ricordato magari come un fuggevole istante d'amore!

Spero che il mio gesto di nobiltà d'animo possa in minima parte ripagare il male e la violenza che riservavamo agli infedeli. Terminata poi la razzia decidemmo di ridiscendere alla costa, per fermarci a visitare qualche altro paese ed anche qualche monastero.

Dopo il ritorno alla nostra città di Al-ker Bedim, mi accorsi che mi accadeva qualcosa di strano con frequenza.

E cioè spesso i miei sonni erano resi inquieti da strani sogni in cui vedevo i fratelli di fede sottomessi per lunghissimi anni agli infedeli.

Poi però, grazie ad un'acqua nera che sgorgava dalle nostre terre e soprattutto ai figli che numerosi generavamo, l'Islam risorgeva e si faceva rispettare dagli infedeli.

Una visione però mi inquietava particolarmente, perché non riuscivo a comprenderla: in sogno vedevo due enormi aquile che si gettavano contro due altissimi torri, e addirittura le facevano crollare....... Ma qui mi svegliavo preoccupato, perché i sogni sono si "fantasia", ma a volte prevengono la realtà.



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