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Una sera in terrazza, la forza del nostro territorio

Da qualche giorno è iniziata l'estate ed è diventato un appuntamento irrinunciabile quello di affacciarmi in terrazza al crepuscolo, c’è una bella aria e lo sguardo si perde, naviga negli spazi immensi che mi circondano.

Guardo ad Ovest e vedo il profilo di Artena, il borgo antico pedonale più grande di Europa; poco più in là Valmontone con la Collegiata ed il moderno centro commerciale, centro di attrazione dei turisti della capitale.



Guardo ad Est, mi giro ancora un pò e vedo riposare adagiata dolcemente sulla collina la splendida Anagni, per tutto il giorno assolata e fulgida, la cui storia ha tanto brillato nel Medioevo con la sua cattedrale, la torre romanica, il pavimento cosmatesco e la cripta affrescata, chicca nascosta ai più, definita la “Cappella Sistina della Ciociaria", Anagni che ha dato i natali a quattro papi, ricordata per lo schiaffo a Bonifacio VIII, cuore pulsante del potere pontificio.

Alle spalle i Monti Ernici e più in là le piste di Campocatino e Campo Staffi, e in lontananza le prime montagne d'Abruzzo.


Di qua, invece, Paliano e Piglio con la via del Cesanese, le cantine, gli agriturismi, le strade amate da chi sta su due ruote e i posti che un tempo erano dei fenicotteri.

Sposto lo sguardo a Sud-Est e svetta su una appuntita ma lieve collinetta il caratteristico borgo di Gavignano, circondato dal suo bosco e dalle sue campagne, il paese dei “fini fini”, dei giglietti e delle buone tradizioni, vicoli puliti e fioriti, qualche persiana chiusa, con la poesia che viene celebrata in ogni stagione in una creativa fucina di artisti, la vecchia falegnameria.

Sullo sfondo più in là cominciano i Monti Lepini, catena montuosa che taglia in due la pianura, mettendo i confini a Sud alla Valle del Sacco, in alto c'è Carpineto Romano, città di Leone XIII, del convento di Sant'Agostino, delle ciambelle scottolate e del buon pane, delle castagne, dei funghi e della gente buona, e siamo già in montagna, scarponi e bastone a camminare alla Faggeta o sulla Semprevisa, per il centro storico invece possiamo prendere il moderno ascensore.


E poi c' è Gorga con la sua piazzetta, una splendida Via Crucis e l’osservatorio astronomico perchè guardare il cielo da qui fa scoprire al cuore le stelle e l’universo. Dietro c'è Sgurgola con la vecchia Rocca e il vecchio Mulino, che speriamo ne facciano un museo, a ricordo della alacrità i chi ci ha lavorato, dei profumi e della fragranza delle cose buone e semplici, dei sacrifici da cui nasce il futuro, come dal chicco di grano, la pagnotta.

Più giù c’è Montelanico, boschi, castagne e foliage, tanto amato e spesso poco valutato, a volte si è disposti a percorrere centinaia di chilometri per un selfie tra le foglie gialle e non si guarda a ciò che ci è intorno. Proprio di fronte a me i Lepini si fanno più vicini, la vegetazione è rigogliosa, i boschi fitti di querce e castagni e sul profilo più alto domina la Croce di Pianillo a Segni, patria del marrone, dei fregnaquanti e della simpatia, che anima lo spirito segnino, ironico, con la battuta pronta e combattivo.


Segni, ricco della sua storia, con i suoi vicoli, la Cattedrale, la porta Saracena e le antiche mura, le sacramentine, jo lago e soprattutto a quasi 1000 metri, jo campo, posto del mio cuore per la sua bellezza, luogo di natura selvaggia, silenzio, mandrie e cavalli in libertà.


Se guardo proprio intorno a me, tuffata nella valle, Colleferro, città di fondazione, con la fabbrica, il cementificio, le casette degli operai, icona dell'architettura industriale e del razionalismo italiano, i suoi palazzi anni 30 ( i dormitori, le case in linea e il villaggio operaio di Morandi e di Oddini, insieme a quelli degli anni 70, fra tutti il grattacielo, i palazzi gemelli e poi le palazzine gescal, e proprio di fronte alla mia terrazza, la la meravigliosa Chiesa dell'Immacolata col suo campanile color mattone che sa di terra e che si staglia nel Cielo con la Madonnina che a braccia aperte abbraccia e benedice tutti quanti noi, vicini e lontani, in ogni punto, a valle e a monte, a balle e a ecco, come direbbe qualcuno.


Alle mie spalle, la chiesa di Santa Barbara, piazza Mazzini, la chiesetta di Sant'Anna e Colle Sant'Antonino. Colleferro, la città dei colli che fa concorrenza ai sette colli romani e che al tramonto vede colorarsi di indaco e arancio il castello vecchio, che guarda la città con pazienza e fedeltà, nonostante una conservazione milionaria che vedremo quanto durerà.


Lo sguardo si perde ancora sui Monti, alla ricerca del percorso 3C mimetizzato tra i boschi e l'immaginazione vede al di là del profilo dei monti, e trova la discesa, oliveti e vigne e prati e poi la pianura, coi pini marittimi e poi la spiaggia, il mare. Non si vede, ma c’è e non è poi così lontano. Da Rocca Massima puoi vedere il profilo della Maga Circe se la giornata è buona.

E la brezza, non sarà marina, ma la sera a Colleferro c’è (e ancor di più nei paesi intorno), rinfresca parecchio sulla mia terrazza e anche sui balconi e alle finestre degli altri cittadini e cerca insistentemente di portare idee nuove e uno sguardo rinnovato.

Stasera con la luce di questo tramonto vedo nitidamente tutto questo nostro territorio nella sua preziosità, mentre sfavilla di cose semplici e perle di unicità che non possiamo continuare a sottovalutare.


Colleferro era in passato il centro di riferimento di tutti i paesi intorno per la fabbrica, le scuole, l’ospedale e anche per le vie di fuga: il casello autostradale e la ferrovia.

Oggi potrebbe tornare a brillare ancora più di prima, essere la capofila dei tanti altri Comuni se solo i Primi cittadini e le Associazioni lavorassero insieme, in maniera integrata, puntando sui punti di forza di ogni comune e facendo sinergia.

Colleferro potrebbe diventare il centro di tutto il territorio: la porta dei Monti Lepini da una parte, l'ingresso verso la Ciociaria dall’altra, a due passi dai Castelli, a due passi da Roma, immersa nella storia e nella bellezza della Natura, confinando con Anagni, Segni, Artena, salendo sui Lepini e scavallando verso il mare. Diventare il collettore delle tradizioni che arrivano da tutto il circondario, la base e il punto di partenza di ogni tipo di turismo: turismo culturale, turismo eco-sostenibile, turismo esperienziale, e anche green, per gli amanti dell’arte e della storia, stanziale e itinerante, e anche enogastronomico - qua non ci sono dubbi!


Centro dello sport su due ruote, ogni tipo di bike troverebbe spazio, salite e discese, e paesaggi.

Turismo d’affari, a metà strada tra Roma e Frosinone e considerando anche le diverse realtà di business locale. Colleferro ha stabili da recuperare, spazi da bonificare e ristrutturare, pezzi di archeologia industriale e anche contadina se attraesse la storia dei limitrofi paesi, spazi dove programmare le uscite in montagna e le gite culturali. Spazi per fornire ospitalità a officine artistiche, incubatori di idee, dove mettere la tecnologia e le energie a servizio di tutto il territorio. Invece ci celebrano i gemellaggi con paesi lontani (importanti, ci mancherebbe) e non si lavora in simbiosi con i comuni vicini, non si valorizza il territorio con una comunanza di obiettivi, ma si mettono confini anche facendosi ridicole guerre e perdendo così tutta la bellezza di Colleferro che rimane potenziale perché da sola non si esprime come parte integrante di un più ampio bacino, essendo parte e centro di una valle e anche dei suoi monti.

Ormai è notte e sento solo il rombare di qualche motoretta sfrecciare impunemente e la solita festa della birra che poco onore fa alla città della cultura e alla cultura di tutto il circondario. Soldi spesi male che sanno di nostalgia della festa dell'unità ormai decaduta. Domani proverò ad affacciarmi di nuovo e ancora e ancora fino a che non vedrò una rete che collega bellezza ad altra bellezza, la forza del nostro territorio, perchè da soli si perde.

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