Valmontone, la battaglia di una madre contro l'esclusione
- Alessandra Carrozza

- 15 ore fa
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«Mio figlio Marco ha otto anni. Vuole correre, vuole giocare, vuole ridere insieme ai suoi amici. Vuole semplicemente essere un bambino di otto anni. Ma a Valmontone, per Marco, essere un bambino è diventato un diritto negato».
Inizia così il racconto amaro di una madre che da anni combatte una battaglia silenziosa, ma estenuante, contro le barriere invisibili dell’indifferenza istituzionale.
Marco è un bambino con disabilità (riconosciuto ai sensi dell’art. 3 comma 3 della Legge 104/92) e, per la sua famiglia, l’estate non è tempo di spensieratezza, ma di dolorose negoziazioni e inventate bugie.
«Per quattro anni ho dovuto inventare storie per giustificare a mio figlio perché, dopo dieci giorni, dovesse tornare a casa mentre i suoi compagni continuavano a giocare al centro estivo», racconta la donna. Il motivo, taciuto per proteggere l'innocenza del bambino, era una gestione del servizio che esauriva le ore di assistenza previste dal Comune, condannandolo all’isolamento.
Il muro istituzionale e il ricorso
Dal 2025 la situazione è precipitata.
Il Comune di Valmontone ha smesso di garantire l’assistenza necessaria, rendendo di fatto impossibile la partecipazione di Marco.
«Come si fa a iscrivere un figlio sì e uno no? Che risposta avrei dovuto dare al fratellino, costretto a restare a casa perché Marco non era il benvenuto?».
Nonostante un ricorso pendente dal 2025 presso il Tribunale per discriminazione, ad aprile 2026 la madre ha tentato un approccio collaborativo, chiedendo un tavolo tecnico per garantire la semplice assistenza – non rimborsi, non bonus, ma la presenza di una figura che tutelasse l’incolumità di Marco durante il gioco.
«Il Comune ha ignorato ogni richiesta. Quando, a giugno, ho sollecitato l’attivazione del servizio, mi hanno risposto parlando di fondi per il rimborso rette. Ma io non chiedevo denaro: chiedevo il rispetto di un diritto sancito dalla legge 104/92».
Di fronte al nuovo muro, la famiglia ha presentato un ricorso cautelare. Il Tribunale ha dato loro ragione, emettendo un’ordinanza che imponeva al Comune di attivare, senza oneri per la famiglia, l’assistenza necessaria fino al 31 luglio. Inizialmente, però, nulla è cambiato: il Comune non ha risposto alla diffida e il servizio non è partito immediatamente, lasciando Marco a casa. «Non ci fermeremo, i provvedimenti del Tribunale non sono suggerimenti, sono ordini che vanno osservati», tuonava la madre pronta a ricorrere alla magistratura.
La svolta giudiziaria: respinto il reclamo del Comune
La vicenda, che nelle ultime settimane ha acceso il dibattito cittadino sul diritto all’inclusione dei minori con disabilità, si è chiusa però con un primo importante risultato. Il Tribunale di Velletri ha infatti respinto l’istanza con cui il Comune di Valmontone chiedeva la revoca del provvedimento cautelare emesso il 7 luglio, confermando così l’efficacia dell’ordinanza che impone all’amministrazione di garantire al bambino l’assistenza educativa specialistica OEPAC per l’intero orario di frequenza del centro estivo comunale.
La decisione del giudice ha finalmente consentito al piccolo, ribattezzato affettuosamente “Super T.”, di tornare a frequentare il centro estivo insieme ai suoi coetanei con il necessario supporto educativo, ponendo fine, almeno per quest’anno, a una situazione che la famiglia denunciava come discriminatoria a causa della progressiva riduzione delle ore di assistenza.
La battaglia della famiglia è stata seguita con attenzione anche dall’associazione Attiva, che ha espresso costante sostegno ai genitori nel percorso intrapreso per il riconoscimento dei diritti del minore, contribuendo a mantenere alta l’attenzione pubblica.
Le reazioni politiche: «L'inclusione non è un favore»
Sul piano politico è intervenuta duramente la consigliera comunale Cristiana Carrozza, del gruppo Attiva Valmontone, che attraverso i propri canali social ha salutato con profonda soddisfazione la decisione del Tribunale:
«Oggi Super T. il suo mantello da supereroe lo lascerà a casa. Non perché abbia smesso di essere un eroe, ma perché oggi non ne ha bisogno. Oggi gli basta essere un bambino».
La consigliera ha sottolineato come la vicenda rappresenti «una vittoria che appartiene a tutti», ricordando con fermezza che «l’inclusione non è un favore, ma un diritto».
In un successivo intervento, Carrozza ha inoltre criticato le dichiarazioni del sindaco diffuse dopo il provvedimento d’urgenza, ribadendo che «questo bambino non sta togliendo nulla a nessuno» e che l’assistenza educativa «gli spetta di diritto», osservando come le priorità di un’amministrazione si misurino inevitabilmente anche nelle scelte di bilancio.
La consigliera ha quindi evidenziato il valore esemplare della decisione assunta dal Tribunale:
Un precedente importante: «Questa ordinanza non cambia soltanto la storia di Super T., ma crea un precedente che va oltre Valmontone e parla a tutti i Comuni».
La voce dei più fragili: «Oggi Super T. forse non sa quanto è grande quello che ha fatto. Ma noi sappiamo che, con la sua semplicità e il suo coraggio, è diventato la voce di tanti bambini e di tante famiglie che per troppo tempo hanno affrontato queste battaglie nel silenzio».
Il dibattito resta aperto
Il caso ha suscitato un ampio dibattito in tutta la comunità di Valmontone, mobilitando cittadini, associazioni e famiglie, e riaccendendo il confronto sul tema della programmazione dei servizi destinati ai minori con disabilità.
Nella giornata del 29 luglio si è tenuta l’udienza decisiva davanti al Tribunale di Velletri, nel corso della quale le parti hanno esposto le rispettive posizioni.
Si è ora in attesa del giudizio definitivo.
Resta comunque fermo ed efficace il provvedimento cautelare già emesso, il quale ribadisce un principio fondamentale e invalicabile: il diritto all’inclusione e alla pari partecipazione dei bambini con disabilità non può mai essere subordinato a difficoltà organizzative o finanziarie dell'ente pubblico.




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