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Liberiamo il centro storico dalle automobili

In tutte le campagne elettorali che precedono le elezioni amministrative (nonché nei programmi allegati alle liste dei candidati), ormai da anni, un argomento è immancabile: il centro storico!

Si elencano le soluzioni e i progetti per rilanciarlo, rivitalizzarlo, riqualificarlo…ma, ahimè, per lo più restano buoni propositi scritti e non concretizzati.

“Riqualificare” è azione fisica che mira al recupero di edifici o spazi degradati; “Rigenerare” è processo più ampio e integrato che oltre a ristrutturare include obiettivi sociali, culturali, economici e ambientali per migliorare la qualità della vita dell’intera comunità.

E’ ormai ferma convinzione considerare il centro storico come zona da rivitalizzare e funzionalizzare nell’ambito della pianificazione generale del territorio.


Il centro storico è un bene culturale la cui tutela trova fondamento nell’art.9 della Costituzione:” la Repubblica tutela il paesaggio ed il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Il codice dei beni culturali e del paesaggio definisce e individua specificamente i beni culturali, all’art.2 afferma “sono beni culturali le cose mobili ed immobili che, ai sensi degli artt.10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, antropologico, archivistico e bibliografico, e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà”. Da questa norma si deducono i requisiti per cui una cosa possa dirsi avere qualifica di “culturalità”.

L’art.10 al comma 4° dispone che sono beni culturali “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico”. A tal riguardo la Giurisprudenza della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato afferma che “le pubbliche piazze, vie, strade e altri spazi urbani, laddove rientranti nell’ambito dei centri storici, ai sensi dell’art. 10 d. lgs n. 42/2004, sono qualificabili come beni culturali indipendentemente dall’adozione di una dichiarazione di interesse storico-artistico di cui agli artt. 12 e 13 del codice. Tali beni appartenenti a soggetti pubblici sono, quindi, da considerare beni culturali ope legis, rispetto ai quali trovano necessaria applicazione le norme di tutela del codice” (Cass. III pen. 31521/2020; Cons. St. VI 5934/2014). Il riconoscimento di bene culturale trova la sua naturale ragione nel chiaro intento di conservazione e di tutela della nostra identità culturale. “Cultura” è parola che viene da “cura” e da “cuore”: aver cura non solo dell’aspetto, ma dell’anima; non è solo un fatto di estetica, ma è fatto sociale.

Scriveva Italo Calvino “la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee di una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole” (Le città invisibili).


Se il diritto interviene sulla tutela, la Governance deve intervenire sulla vita del luogo attraverso una visione, attraverso la Politica (come Polis). La Politica e quindi l’Amministrazione dovrebbe rivolgere grande attenzione alla tutela di questo bene culturale iniziando a rimuovere le principali criticità e poi a realizzare idee.

Come sarebbe bello vedere le nostre piazze e i nostri vicoli sgomberi dalle auto in sosta che li nascondono, li trasformano, sottraendoli alla naturale vocazione di luoghi di socialità, di fruibilità comunitaria e che molto spesso rendono faticoso (se non a volte addirittura impossibile) il transito di auto di soccorso, autovetture e talvolta persino di pedoni. Sarebbe bello se le strade del nostro centro storico fossero ben illuminate, pulite, prive di grosse buche e di sanpietrini sconnessi che generano pericolosità.


La politica annuncia sempre progetti per il centro storico, quasi mai realizzati, tanto che dopo le “incursioni” durante la campagna elettorale il povero centro storico torna abbandonato a se stesso!

Molto dipende dalla Governance e dalla politica, ma anche da noi cittadini: dal rispetto delle regole di convivenza e dalla convinzione che la res publica non è di “altri”, ma di tutti noi; parcheggiamo correttamente senza ostacolare il passaggio ad altri, lasciamo le buste dell’immondizia come stabilito nell’apposito calendario ecc…

Insomma la tutela del centro storico inizia anche dalla collaborazione tra amministratori ed amministrati nell’interesse dell’intera comunità.

Il progetto presentato di recente per il recupero dell’edificio ex convento delle suore Sacramentine e dell’area circostante è un bell’esempio, l’inserimento in un contesto più ampio di raccordo tra aree di interesse storico, archeologico e ambientale e soprattutto la creazione di novità fruibili per bellezza e utilità.


Tante sono le idee per il recupero del centro storico, a mio parere una interessante, soprattutto per le finalità che consentirebbe di raggiungere, è l’acquisto o la riqualificazione di immobili dismessi, degradati, abbandonati.

Il procedimento non è complesso: si potrebbe adottare un Regolamento per l’acquisizione degli immobili abbandonati al patrimonio comunale per riqualificazione o riuso, pubblicare un avviso pubblico per eventuale cessione volontaria a titolo gratuito; a seguito di ordinanza che impone la messa in sicurezza, la ristrutturazione e il decoro, che rimanga inottemperata, ci sarebbe l’acquisizione di diritto dell’immobile al patrimonio comunale a titolo di sanzione, con successivo uso del bene per scopi di interesse pubblico, housing sociale o piani di rigenerazione.

Questo consentirebbe di “riordinare” il centro storico dal punto di vista della sicurezza, eliminando zone di abbandono e curando altresì il decoro.


Il centro storico costituisce un grande patrimonio, un coacervo di identità locale, tradizione, ricchezze culturali, artistiche ed architettoniche, prendiamocene cura!

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